L’invasione russa dell’Ucraina tra vecchi allineamenti e rinnovate alleanze

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Il presidente ucraino Zelensky (dx) e quello turco Erdogan, lo scorso 3 febbraio 2022, a poche settimane dall'invasione russa [EPA-EFE/SERGEY DOLZHENKO]

Nella contrapposizione tra Mosca e Kiev, gli attori internazionali, soprattutto mediorientali, che hanno fitte relazioni con l’Europa, si stanno ricompattando intorno all’Occidente.

Alfredo De Girolamo ed Enrico Catassi sono autori di diverse pubblicazioni sulle questioni mediorientali.

L’escalation drammatica della guerra in Ucraina ha accelerato il posizionamento della diplomazia internazionale, ridefinendo alleanze e schemi, dentro e fuori i confini dell’Europa. Prendiamo ad esempio il caso del Medioriente, una regione da sempre sollecitata dalla geopolitica. E dove i governi sono chiamati a fare una scelta di campo che non prevede neutralità, tantomeno ambivalenze in stile cerchiobottismo.

La domanda che in queste ore ha investito le cancellerie della parte meridionale del Mediterraneo è ovviamente con chi schierarsi, stare con o contro Putin? La Siria, per bocca del dittatore Assad appoggia totalmente il suo protettore nella campagna offensiva in Ucraina, notizia che ovviamente ci aspettavamo. L’interdipendenza di Damasco da Mosca è talmente strutturata da non poter essere messa minimamente in discussione.

A tentennare inizialmente è stato, invece, Israele, quasi colto in contropiede dagli eventi. Nonostante, a Kiev sia presente una delle comunità ebraiche più popolose ed antiche. A Gerusalemme, a pesare durante l’attacco è stato senza ombra di dubbio il legame personale di Putin con molti politici israeliani, alcuni di origine russofona, a partire proprio dal ministro delle Finanze Avigdor Lieberman (caparbio, sino alla scorsa settimana, nel profetizzare che non sarebbe accaduto nulla …).

Altro dilemma da dirimere era la consapevolezza che una dura condanna avrebbe potuto creare frizioni sul fronte siriano, dove è ancora presente l’armata di Mosca. E con cui vige un patto di coordinamento sulle attività di sicurezza. Alla fine il governo di Naftali Bennett, pesati i costi, ha optato per la piena condanna. Pubblicamente pronunciata dal ministro degli Esteri Yair Lapid: “L’attacco russo all’Ucraina è una grave violazione dell’ordine internazionale”. Messaggio chiaro ed inequivocabile dell’allineamento a Washington. Seguito a poca distanza da quello della Turchia. Erdogan ha preso nettamente le distanze dall’amico-nemico al Cremlino. La chiusura del Bosforo alle navi da guerra di Putin, è un segnale di aperta ostilità. Anche in questo caso sul tavolo strategie militari e commerciali da misurare con accuratezza ed attenzione.

A far pesare la bilancia dal lato di Putin, oltre alla larga sintonia, erano il programma di difesa missilistico, quello per le centrali nucleari, il gasdotto, infrastrutture e molto altro ancora. A favore dell’Ucraina troviamo gli accordi con Kiev per la vendita di materiale militare, dai droni Bayraktar all’installazione di fabbriche turche in suolo ucraino. A cui vanno aggiunti i benefici garantiti da Bruxelles e la partecipazione alla NATO. Nel caso di Erdogan non è dato sapere quanto abbia inciso l’incidente della nave turca, che al largo di Odessa è stata colpita da un ordigno. Comunque, il sultano questa volta, questa partita, ha deciso di giocarla con la maglia dell’Occidente.

Infine, Teheran. L’Iran può rivendicare di essere stato il primo stato al mondo a dissociarsi dalle critiche a Putin, e ad aver accusato del conflitto in Ucraina esplicitamente la NATO. I nemici dell’Occidente sono i soliti noti.