La voce “geopolitica” dell’Ue che fatica a farsi sentire

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Josep Borrell legge una dichiarazione mentre arriva alla riunione dei ministri degli Esteri dell'UE presso la sede del Consiglio Europeo a Bruxelles, il 13 luglio 2020. EPA-EFE/Virginia Mayo / POOL Pool

Quando Ursula von Der Leyen è diventata Presidente della Commissione Europea aveva detto che la Commissione da lei guidata sarebbe stata una Commissione “geopolitica”, riecheggiando la definizione del suo predecessore, Jean-Claude Junker, il quale aveva sempre definito che la sua Commissione come una Commissione politica.
Questi appellativi si comprendono solo se si contestualizzano nel quadro delle critiche spesso rivolte agli organi dell’Unione di essere gestiti da grigi burocrati privi di un mandato politico popolare ed anche di una visione politica delle cose.

La definizione di Commissione geopolitica è suggestiva e carica di significato se si pensa al grande tema delle relazioni dell’Ue con il resto del mondo, Cina e Usa su tutti, ma anche Russia, Africa, India e America Latina. Nel corso dell’ultimo vertice bilaterale tra l’Ue e la Cina, in effetti, la Presidente von Der Leyen e il Presidente del Consiglio Europeo Charles Michel avevano tenuto una posizione molto netta nei confronti del partner asiatico. Sulla stessa linea il Libro bianco per contrastare gli effetti distorsivi delle sovvenzioni estere sul mercato europeo, soprattutto cinesi.

Questo non significa però che l’Ue effettivamente abbia una voce forte sui temi di politica estera e di sicurezza nel quadro geopolitico. Quasi ogni vertice dei Ministri degli Affari esteri dei paesi membri si conclude con un nulla di fatto, nonostante le tensioni alle porte dell’Europa siano molto forti. È il caso delle relazioni con la Turchia che si stanno progressivamente deteriorando, senza però che vi sia una presa di posizione netta contro il governo di Recep Tayyip Erdoğan.

Nel corso dell’ultima riunione del Consiglio Affari esteri, tenutasi in presenza a Bruxelles il 13 luglio, ad esempio, i temi sul tavolo della diplomazia europea erano tanti e complicati: la guerra in Libia, la posizione di Maduro, il dilagare della pandemia in America Latina, la ripresa dei negoziati tra Serbia e Kosovo, ma soprattutto le tensioni tra la Cina e Hong Kong e quelle con la Turchia.

Al termine della lunga riunione del Consiglio, l’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Josep Borrell i Fontelles ha detto che il messaggio dell’UE nei confronti dei cittadini di Hong Kong è che l’Unione “sta dalla parte della gente di Hong Kong” e il messaggio rivolto invece al governo di Pechino è che le misure imposte avranno “un impatto sulle nostre relazioni”. 

Sul tema delle relazioni e delle tensioni con la Turchia, la posizione europea invece è ancora meno netta. Nonostante le richieste sollevate da Cipro e dalla Grecia di imporre sanzioni al paese guidato da Erdoğan, al termine della riunione sono state approvate solo le conclusioni personali di Borrell, che è stato incaricato di valutare il da farsi e di proporre soluzioni che abbiano lo scopo di ricostruire un clima di fiducia con la Turchia. Nonostante la consapevolezza che la stessa Turchia abbia agito contro gli interessi europei a Cipro, al confine con la Grecia e con le trivellazioni nel Mediterraneo.
Un messaggio geopoliticamente piuttosto debole.

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