La lezione afgana

DISCLAIMER: Le opinioni espresse in questo articolo riflettono unicamente la posizione personale dell'autore/autrice.

Pakistani people react over the news of the Taliban taking over Kabul [EPA-EFE/SHAHZAIB AKBER]

Le immagini della fuga occidentale da Kabul, e quanto sta accadendo in Afghanistan devono far riflettere l’Europa, gli USA, l’Occidente sugli errori commessi e sul futuro. Pongono una serie di domande, di dubbi, di considerazioni, oltre alle lacrime (di coccodrillo) per la sorte degli afghani e soprattutto delle afghane, che abbiamo abbandonato – anche se alcuni pongono la questione di come aiutarli.

Biden aveva detto “America is back”, “l’America è tornata”, per riaffermare la volontà americana di procedere insieme agli alleati dopo le turbolenze della Presidenza Trump. Ma la decisione del ritiro è stata comunicata non condivisa, con gli europei che esprimevano gravi dubbi al riguardo. Dunque, come sintetizza da un funzionario britannico: “Is America back or has it turned its back?”, “l’America è tornata o ha voltato le spalle?”. Gli afghani non hanno dubbi.

Fuga dall'Afghanistan: assalto disperato all'aeroporto di Kabul. Europa divisa sui profughi

Dopo la presa anche di Kabul da parte dei talebani, le nazioni europee e l’Ue hanno cercano di evacuare tutti i loro cittadini e il personale locale dalla città in preda al caos, mentre agli americani sono affidate le operazioni …

Biden ha privilegiato le dinamiche interne. Aveva promesso il ritiro e dunque ha dato seguito all’accordo con i talebani negoziato da Trump. Ma non aveva preparato un piano d’emergenza, né concordato azioni di stabilizzazione successiva con Russia, Cina, Pakistan, che pure potevano giocare un ruolo in una direzione o in un’altra. L’esercito e l’intelligence americana hanno fallito, dimostrando che dopo 20 anni in Afghanistan non avevano nessuna comprensione della situazione, tanto da ritenere che l’esercito afghano – che avevano formato ed equipaggiato – avrebbe combattuto e sarebbe stato in grado di fronteggiare i talebani per mesi sul territorio e soprattutto a Kabul, facendo esporre Biden su questo. I talebani sono pochi e male armati, se ci fosse stato da combattere avrebbero aspettato, come negli ultimi 20 anni. Ma avevano una diversa percezione della situazione reale e non hanno nemmeno atteso che i soldati e il personale occidentale se ne andassero per prendere quasi senza combattere tutto il Paese, inclusa la capitale. Considerata una presenza ventennale, costata 3000 miliardi (4 volte il Next Generation EU! E concentrato su un solo Paese di 37 milioni di abitanti. Se fossero andati in sviluppo cosa sarebbe oggi l’Afghanistan?) e molte vite umane, per gli USA è un fallimento colossale. Ma Biden potrebbe non pagare un costo eccessivo in patria, perché gli americani erano favorevoli al ritiro e lui ha sottolineato che l’obiettivo non era costruire un Afghanistan democratico, ma catturare Osama Bin Laden e distruggere la basi di Al Qaeda, cosa fatta da dieci anni.

L'autonomia strategica dell'Unione europea

Il proposito della Presidente Ursula von der Leyen di creare una “Commissione geopolitica” si sta scontrando con la dura realtà della politica internazionale. L’incidente di Mosca, quando Lavrov ha definito l’Ue un “partner non affidabile” alla presenza di Josep Borrell …

Il problema politico è per gli europei. La loro missione era “di pace” – e le loro regole di ingaggio diverse da quelle americane – e mirava a ricostruire l’Afganistan, a renderlo democratico e a tutelare i diritti umani. Un altro obiettivo non sarebbe stato accettabile per l’opinione pubblica europea. L’instaurazione del regime islamico dei talebani è dunque un fallimento politico enorme. E pone il problema delle richieste di asilo degli afghani che riusciranno a fuggire, in assenza di una vera politica europea sulle migrazioni. Alcuni Paesi pochi giorni fa avevano chiesto di continuare i rimpatri verso l’Afghanistan, salvo fare marcia indietro. L’Austria propone di creare dei campi di detenzione ad hoc, mentre la maggior parte dei Paesi UE è intenzionata a concedere lo status di rifugiato, così come anche altri Paesi, come Albania e Kossovo, o come l’Australia, che pure ha una politica migratoria molto restrittiva. L’ennesima ondata migratoria – crisi non è la parola giusta, visto che proprio gli europei l’avevano prevista chiedendo di non ritirarsi – ci trova ancora una volta divisi e impreparati. E sarà sempre così finché non si rafforzeranno competenze e poteri dell’UE in materia.

Inoltre, tutto ciò ci spaventa talmente tanto che non riusciamo nemmeno ad agire tempestivamente laddove potremmo con gli strumenti di cui disponiamo, come le capacità civili per aiutare Haiti, il cui dramma è come oscurato da quello afghano.

Politica estera Ue “in ostaggio”: la Germania propone di abolire il diritto di veto

Secondo il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas l’Ue dovrebbe abolire l’unanimità in materia di Affari esteri dopo che, negli ultimi mesi, si sono verificati diversi ‘incidenti’ sulle posizioni comuni dell’Unione.

“Non possiamo lasciarci tenere in ostaggio dalle persone che ostacolano …

Ma c’è anche un problema politico e militare più profondo. Quando gli USA hanno deciso di andarsene gli europei erano contrari. Ma non erano in grado né politicamente né, soprattutto, militarmente di influire sulla decisione americana o di rimanere senza gli USA. Serve una vera integrazione militare europea per avere un’autonomia strategica, ovvero la possibilità, all’occorrenza, di agire anche senza gli USA, quando si manifesti una diversità di vedute che rende impossibile un’azione comune, che resta la prima scelta, così come la NATO resta un’alleanza militare fondamentale. Il focus strategico americano è ormai sul Pacifico, nello scontro egemonico con la Cina. Se gli USA si ritirano dall’Afghanistan, che è vicino a quell’area e potenzialmente soggetto alla penetrazione e influenza cinese, la speranza che si occupino di Mediterraneo e Medio Oriente è nulla. “America is back” è uno slogan rassicurante, volto a riportare gli alleati sotto l’ombrello americano nello scontro con la Cina. Ma non significa che gli USA si occuperanno della sicurezza degli europei, della stabilizzazione dell’area di vicinato in fiamme. Dalla Bielorussa all’Ucraina, dalla Turchia alla Siria, dall’Iraq al Libano, dall’Egitto alla Tunisia, intorno a noi ci sono situazioni di crisi. Cui non sappiamo rispondere per l’assenza di un governo federale europeo responsabile della politica estera, di sicurezza e di difesa – su cui bisogna superare il voto all’unanimità – e dotato di quelle capacità, militari e civili, indispensabili a renderle credibili. Se la Conferenza sul futuro dell’Europa si occupasse di questo farebbe un grande servizio a tutti gli europei.

Sassoli: "Non abbiamo un esercito Ue ma sarebbe ora"

“Perché i regimi autoritari, tutti, si preoccupano di noi? Non facciamo la guerra, non abbiamo neppure un esercito… anche se sarebbe venuto il momento di averlo se non altro per risparmiare in inutili spese militari nazionali”, ha dichiarato il presidente …