La divisione europea di fronte alle elezioni e alla crisi istituzionale americana

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Il mondo intero ha il fiato sospeso rispetto alle elezioni americane. Tutti in attesa del conteggio dei voti per posta, numerosi come mai in passato a causa della pandemia. I sondaggi si aspettano che siano in larga misura a favore del candidato democratico Joe Biden, tale da portarlo alla vittoria. Donald Trump lo sa e da tempo ne mette in dubbio la validità, sebbene siano uno strumento giuridico ed una prassi consolidata negli Usa, in cui le elezioni si svolgono durante un giorno lavorativo e i seggi elettorali sono relativamente pochi, rispetto ad esempio a quanto siamo abituati in Italia, dove ogni cittadino può votare in un seggio vicino alla propria residenza.

In questo contesto il presidente Trump prima della fine dello spoglio si è auto-proclamato vincitore, ha ringraziato gli elettori e ha sostanzialmente chiesto di interrompere il conteggio, considerando non validi gli ulteriori voti.

Si tratta di una sorta di colpo di Stato, che avvia una crisi istituzionale gravissima. Peraltro attesa, come aveva previsto il senatore democratico Bernie Sanders.

 

Anche per questo, sarebbe stato auspicabile una presa di posizione unitaria dell’Unione europea a sostegno della democrazia americana, in attesa di risultati elettorali reali, sulla base della conclusione dello spoglio di tutti i voti. Al contrario alcuni leader hanno preferito sostenere questa assurda pretesa del presidente Trump congratulandosi per la sua rielezione. Il primo è stato il premier sloveno Janez Janša.

Se gli europei vogliono rimanere fedeli ai propri valori dovrebbero sostenere la democrazia americana e non riconoscere nessun risultato prima della fine dello spoglio. Sia chiaro: non è detto che alla fine dello spoglio non venga rieletto Donald Trump. Si tratta ovviamente di una possibilità concreta, così come la vittoria di Biden, che alla luce dello spoglio parziale finora ha raccolto più voti popolari e più grandi elettori. Ma il punto è che il risultato deve essere il frutto del voto dei cittadini americani, sia che l’abbiano espresso ai seggi che per posta. Questo il messaggio che gli amici degli Usa dovrebbero mandare in modo forte e univoco in questo momento.