Italia, Francia, Germania e Spagna rilanciano sulla difesa europea

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Due soldati di guardia a Parigi indossano maschere protettive. [EPA-EFE/IAN LANGSDON]

Il 29 maggio, i ministri della Difesa di Francia, Germania, Italia e Spagna, gli stessi che avevano chiesto l’avvio della Cooperazione strutturata permanente (Pesco) nel settore della difesa, hanno inviato all’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, una lettera per sollecitare passi avanti concreti verso la difesa europea.

La lettera attira l’attenzione su sette punti: 1) rafforzare la solidarietà e la resilienza dell’Ue e degli Stati membri; 2) rafforzare la Pesco come asse centrale della difesa europea; 3) ridurre la dipendenza dall’estero per le forniture strategiche; 4) promuovere un’intesa condivisa delle minacce e delle sfide comuni; 5) rafforzare la capacità operativa europea; 6) migliorare la coerenza degli strumenti europei; 7) cooperare con la Nato e gli altri partner dell’Ue.

La lettera dei quattro ministri della Difesa arriva due soli giorni dopo l’annuncio, da parte della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, del più massiccio piano di rilancio dell’economia da quando è stata istituita l’Unione. Come è noto, il piano prevede un prestito europeo di 750 miliardi di euro e, soprattutto, l’introduzione di nuove risorse fiscali che dovranno affluire al bilancio europeo, in aggiunta ai contributi nazionali a garanzia del rimborso del servizio del debito europeo. Il piano della Commissione dovrà ancora essere approvato dal Consiglio europeo, ma è indubbio che esso rappresenta una svolta (il “momento Hamiltoniano” come l’ha chiamato il Financial Times) nel processo di unificazione europea. 

All’inizio della loro lettera, i ministri della Difesa avvertono l’Alto rappresentante che “Security and Defence must (…) remain a top priority” e questo incipit sembra configurarsi come l’avvisaglia di quello che, verosimilmente, caratterizzerà il prossimo ciclo politico europeo: la politica estera e di sicurezza europea. Qui di seguito si vuole attirare l’attenzione su quelli che possono ritenersi i punti più qualificanti dell’iniziativa.

Innanzitutto, vi è la richiesta di rafforzare il ruolo della Pesco, che non deve limitarsi a portare a termine i progetti già presentati, ma soprattutto quelli con riferimento alle operazioni militari. Questa indicazione è significativa nella misura in cui viene richiesto che la cooperazione in corso, sia pure su base volontaria, debba essere ancorata a quanto di concreto, gli Stati membri stanno facendo sul piano operativo al di fuori dei confini Ue.

Il secondo elemento che va sottolineato è l’insistenza posta sul rafforzamento del Fondo europeo per la difesa, rispetto al quale sono in corso tentativi di ridurre gli stanziamenti inizialmente previsti, mentre invece è una leva fondamentale, non solo per promuovere la collaborazione industriale tra imprese europee, ma anche per finanziare la ricerca e sviluppo, e quindi sostenere la European defence technology and industrial base (Edtib), dove l’Europa deve colmare un gap rilevante non solo con gli Usa, ma anche con la Cina e la Russia.

I passi avanti più promettenti sono però altri due. Innanzitutto, il fatto che i Paesi membri dell’Ue devono giungere alla formulazione di una valutazione condivisa delle minacce e delle sfide comuni, premessa indispensabile per giungere alla definizione di una strategia di difesa condivisa. Da questo punto di vista, un primo momento di confronto si avrà nella seconda metà del 2020. Il secondo passo che i quattro ministri sollecitano è il rafforzamento del ruolo dello Stato maggiore europeo (Eums), di cui è responsabile il Gen. Claudio Graziano, rispetto al quale, fino ad ora, si erano levate poche voci a sostegno del suo ruolo. La lettera, invece, chiede che allo Stato maggiore europeo facciano capo tutte le missioni cosiddette non-esecutive (a prevalenza civile) e, quindi, non solo le attuali tre in corso in Mali, Somalia e Repubblica Centro-africana, ma soprattutto che vi facciano capo almeno due missioni esecutive (a prevalenza militare). Quest’ultimo passaggio che, secondo le prime previsioni, avrebbe dovuto essere compiuto entro la fine del 2019, in realtà non ha ancora avuto seguito. Si tratta, però, di una misura decisiva se si intende portare a capo dello Stato maggiore europeo la possibilità di accumulare esperienza nel comando e controllo di missioni militari e civili. 

Quello che la lettera non prevede, ma che invece rappresenterebbe un punto di non ritorno, è di chiedere che le risorse, umane e di attrezzature, che fanno capo alle missioni esecutive e non-esecutive in corso da parte dell’Ue, dovrebbero essere poste in permanenza a disposizione dell’Eums.

Domenico Moro è membro del Consiglio direttivo del Centro Studi sul Federalismo e autore di Verso la difesa europea (ed. Il Mulino, 2018).