Inizia la contro-narrazione sull’economia dell’Eurozona

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epa08757091 L'Euro-Skulptur di Ottmar Horl si trova di fronte al vecchio edificio della Banca Centrale Europea (BCE) a Francoforte sul Meno, Germania, 19 ottobre 2020. EPA-EFE/RONALD WITTEK

Non sappiamo ancora se l’eurozona si sta avviando o meno verso una ripresa solida e strutturale. Ma intanto è iniziata la comunicazione che mira a segnalare a mercati e operatori economici che la Bce sta valutando il rallentamento del quantitative easing.

Difficile non leggere in tal senso le dichiarazioni di oggi (fonte Reuters) d Klaas Knot, membro del consiglio direttivo della Bce (oltre che del consiglio dei governatori del Fondo Monetario Internazionale, in veste di Governatore della Banca Centrale olandese, e del Gruppo dei Trenta, che orienta l’andamento del sistema monetario e finanziario internazionale). Affidate, non a caso, ad un falco dei rigore.

Un risultato positivo quello atteso in termini di performance macroeconomiche, vista la mole di interventi monetari e fiscali gettati sul mercato in questo ultimo anno e mezzo. Ma le incognite sono ancora molte. Ad iniziare dal successo delle iniezioni fiscali (nazionali ed NGEU) in termini sia di moltiplicatori (nel breve periodo) sia di aumento della produttività totale dei fattori (nel lungo). Per proseguire con la congiuntura internazionale e la ricostruzione dei flussi di commercio (interni ed esterni alle catene globali del valore). Oltre, naturalmente, all’andamento dela pandemia ed ai nuovi equilibri geopolitici globali, che inevitabilmente interessano materie prime, commesse pubbliche, posizionamento industriale, etc. E l’andamento dell’inflazione. Quest’ultimo è uno dei dati più controversi. Che l’inflazione stia aumentando non è difficile verificarlo. Il problema è se sia da costi o da domanda; se la componente della domanda sia congiunturale o strutturale, se sia un problema solo di prezzi degli asset o se investe l’intera economia.

Tutti temi sui quali non si possono, al momento, che compiere congetture, più o meno fondate. Quello che è certo è che a fronte delle congetture, la comunicazione si sta già muovendo verso la necessità di far digerire agli operatori la diminuzione degli interventi espansivi. Lo ha fatto la Fed nelle scorse settimane; e lo stanno preannunciando fonti della Bce in questi giorni.

Una scelta in qualche modo inevitabile, visto che i bilanci delle banche centrali si sono gonfiati del 600-800% negli ultimi diciotto mesi. Una scelta tuttavia non senza rischi, vista l’instabile ripresa economica. Ma si sa, l’economia si fonda prima di tutto su un dato tutt’altro che economico: le aspettative. E guidare opportunamente le aspettative può risultare decisivo per far si che esse si realizzino davvero. Ci auguriamo naturalmente che questo sia il caso dell’eurozona; ma per agevolare in tal senso il raggiungimento di una crescita sostenuta, sarebbe opportuno che ciascuno facesse la sua parte, coadiuvando la Bce con un governo europeo dell’economia capace di indirizzarla in maniera complessiva e sinergica, piuttosto che frammentata.