Il voto su Navalny e Lukashenko mostra l’orientamento valoriale e geopolitico dei partiti italiani

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Alexander Lukashenko e Valdimir Putin [EPA-EFE/KREMLIN HANDOUT]

Il voto di ieri al Parlamento europeo sul caso Navalny e sulle violenze del regime bielorusso rivela, molto meglio di altre vicende, l’orientamento valoriale e geopolitico dei partiti italiani.

Dinnanzi a una risoluzione- passata con 532 favorevoli, 84 contrari e 72 astenuti – volta a condannare fermamente l’avvelenamento dell’oppositore russo Alexey Navalny e a chiedere un inasprimento del regime sanzionatorio verso Mosca, la Lega ha voltato no, mentre Fratelli d’Italia e i Cinque Stelle si sono astenuti.

A seguire quando l’Eurocamera si è pronunciata – 574 sì, 37 no, 82 astensioni – sul mancato riconoscimento del voto relativo alle scorse presidenziali bielorusse, condannando la repressione messa in atto dal regime di Lukashenko, il Carroccio si è astenuto mentre tutte le altre forze politiche italiane hanno votato a favore.

Risulta evidente, al di là delle considerazioni sull’efficacia delle sanzioni nei confronti della Russia, un orientamento strategico e ideologico della Lega a favore del regime di Putin (e dei suoi metodi) e una presa di distanza dagli oppositori bielorussi che stanno chiedendo, a rischio della vita, nuove elezioni. Si tratta di una scelta filo-autoritaria da tenere ben presente ai fini di una compiuta valutazione del partito di Salvini.

Diversa, ma non meno rilevante, è l’astensione da parte di Fratelli d’Italia e dei Cinque Stelle che prendono le distanze da una risoluzione volta a deplorare una pratica – l’omicidio politico – barbara e contraria ai fondamenti del diritto internazionale e, più in generale, della democrazia tout court. Si tratta anche in questo caso, data la radicalità del tema, di una scelta di campo che non può essere nascosta da considerazioni strumentali sull’impatto delle sanzioni stesse. Il che pone, da un lato, un problema di coerenza valoriale alle forze di maggioranza in Italia, divise su una questione di principio e, dall’altro, dei dubbi sull’orientamento geopolitico e la cultura democratica di Fratelli d’Italia e degli stessi Cinque Stelle.

Resta infine impressionante la differenza tra i partiti in questione, pur nelle differenze relative al loro voto, dal resto delle forze politiche italiane ed europee che hanno votato compattamente su entrambe le risoluzioni. Il che rivela una preoccupante vicinanza di una parte importante del “Belpaese” a dei modelli che, a torto evidentemente, si è soliti considerare estranei alla vita politica italiana.