Il segnale di Biden e il futuro dell’Europa

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Il presidente Usa Biden mentre rientra alla Casa Bianca da Camp David, il 21 marzo 2021. [EPA-EFE/Yuri Gripas/ POOL]

Sebbene alzando drasticamente i toni del confronto, arrivando addirittura ad apostrofare pesantemente il presidente russo Putin, l’inquilino della Casa Bianca sta mandando segnali agli alleati, a partire da quelli europei.

“…Dimitri mi pare fuori luogo abbandonarsi agli isterismi in un momento simile…”, diceva con modi cordiali e preoccupati un impacciato presidente Usa, rivolgendosi all’omologo sovietico di là dalla linea telefonica nel film ‘Il Dottor Stranamore’. La celebre pellicola di Kubrick trattava gli irreversibili danni causati dalla competizione atomica. Il tono delle parole era pacato, quasi amichevole.

Certo, la cinematografia è altra cosa, ma dà una vaga idea di come erano i rapporti tra i leader delle due superpotenze che si spartivano il mondo. L’esatto contrario di ciò che è successo con il presidente degli Stati Uniti Joe Biden che ha accusato il capo di Stato russo Vladimir Putin di essere un assassino, dopo che gli era stata posta la domanda se esso fosse un “killer” durante un’intervista televisiva alla Abc News. A quella domanda Biden ha risposto affermativamente. E qui non si tratta di un film.

Non si ricordano, neanche nelle fasi più tese della Guerra fredda, frasi pesanti che riconducessero al singolo leader o che, in qualche maniera, trascendessero da un registro comunicativo che seppur non privo di forti attribuzioni propagandistiche (la propaganda non ci andava piano a quei tempi), si atteneva ai ‘codici’ del rispetto, almeno pubblico, verso l’interlocutore.

Una delle massime sferzate, tra quelle che si lanciavano tra Casa Bianca e Cremlino ai tempi della deterrenza nucleare, fu “impero del male”, termine che il presidente Reagan utilizzò per definire l’Unione sovietica di Andropov, lisciando il pelo all’elettorato conservatore, nel balance of power ripiombato in un clima di tensione.

La netta discontinuità dell'amministrazione Biden rispetto a quella Trump

Fin dalle prime mosse l’amministrazione Biden si sta caratterizzando per una netta discontinuità da quella precedente di Donald Trump. Gli Stati Uniti stanno partecipando alle attività delle organizzazioni internazionali e rientrando negli accordi che erano stati precedentemente abbandonati.

Spostandoci sul lato comunicativo, le frasi di Biden hanno suscitato varie letture. Per alcuni avrebbe adottato un frasario trumpiano (si ricordi, tra gli altri, lo scontro a colpi di social e dichiarazioni fra Trump e il leader nord coreano Kim Jong Un), per tenersi buoni gli intransigenti della politica estera, come i repubblicani radicalizzati e, più in generale la pancia d’America, le cui frange estreme filo-Trump avevano condotto l’assalto di Capital Hill, che pesa come un macigno sulla reputazione internazionale a stelle e strisce.

Altri, invece, pensano che sia stato uno scivolone, ma viene da escludere abbastanza velocemente questa ipotesi. Non a caso, le frasi di Biden sono state confermate dalla Speaker della Camera dei rappresentanti Usa, la democratica Nancy Pelosi, ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa. La lettura più puntuale, invece, è quella che vede nelle parole del leader statunitense un messaggio agli alleati e a quelle nazioni che tengono il piede in due staffe nei rapporti con Stati Uniti e Russia.

Tra i grandi attori internazionali c’è l’India, vicina agli Usa (anche in chiave anti-cinese) e la Turchia, che proprio come la grande nazione subcontinentale deve fare i conti con la questione degli S-400 russi, meritevoli di sanzioni da parte di Washington in caso di acquisto.

Ma ancora più nello specifico, la destinataria del messaggio sarebbe l’Europa, in particolare quegli Stati che hanno fitti rapporti con Mosca. Per citarne alcuni: Italia, Grecia e altri ‘in odore’ di Unione europea, sebbene ancora lontani, come la Serbia, hanno buone e storiche relazioni con il grosso inquilino a est.

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Dopo il pesante scambio di epiteti tra Biden e Putin gli ‘States’ litigano con Pechino, mentre mettono in guardia il potenziale alleato indiano in chiave anti-russa (e anti-cinese).

La vicenda delle pesanti accuse di essere un assassino al presidente russo Vladimir …

Ma è l’amica (di Russia e Usa) Germania che deve fare i conti maggiori con il messaggio. Certo, Berlino ha gestito l’operazione Navalny e la Merkel si è schierata in prima linea contro il governo di Putin; è anche vero, però, che è la nazione con il rapporto più solido con la Russia se parliamo di questioni energetiche.

Infatti, la partita geopolitica del gasdotto Nord stream 2 del colosso Gazprom, rappresenta una nota stonata nei rapporti Berlino-Washington, con la prima che ha fatto sapere, in più di una occasione, di non essere intenzionata a cedere il passo su una infrastruttura che le porterebbe utilissimo gas sul territorio nazionale.

Ma il segretario di Stato Usa Blinken, fresco di incontri a Bruxelles con la Nato questa settimana, ha ribadito a sua volta che “il presidente Biden è stato molto chiaro nel dire che”, il gasdotto, “è una cattiva idea”. “Cattiva per l’Europa e per gli Stati Uniti”, ha aggiunto il membro del Governo.

La pesantezza delle affermazioni del presidente degli Stati Uniti a Putin, dunque, sono il punto divisivo per mettere davanti ad una scelta gli alleati. Della serie: o state con Joe o siete dalla parte di Vladimir, il così definito ‘assassino’.

In ogni caso, da qualsiasi punto di vista la si veda, le mosse del rinnovato attivismo internazionale degli ‘States’ pongono insistenti questioni sui limiti della politica comune europea riguardanti Affari esteri, sicurezza e difesa.

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Il segretario di Stato è in visita a Bruxelles martedì e mercoledì (23-24 marzo) per partecipare a una riunione dei ministri degli esteri della Nato, che si svolge di persona per la prima volta dal novembre 2019.

Antony Blinken si è …

L’Unione, nella situazione attuale, si trova ad essere un traino degli Usa e questo avviene in una fase in cui il dibattito sull’autonomia strategica dell’Ue si sta facendo incalzante, soprattutto su cosa essa debba significare e cosa debba prevedere nei rapporti con Stati Uniti e Nato.

Si tratta di una discussione centrale sul futuro dell’Unione europea e di tutto il continente, su quale ruolo dovrà rivestire e come dovrà muoversi in uno scenario in forte mutamento, il cui epicentro della competizione geopolitica risiede ormai nel Pacifico e non più in Europa.

La Conferenza sul futuro dell’Europa sarà quindi una ghiotta occasione per discutere su ‘cosa vorrà fare da grande’ (in tutti i sensi) l’Ue e su quali riforme e innovazioni istituzionali servono per essere un player internazionale di primo piano. Perché il futuro dell’Europa passa anche e soprattutto da qui.