Elezioni Israele: il ritornello del voto e la parabola del signor Netanyahu

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Manifestante con una maschera che raffigura il premier Netanyahu durante una protesta fuori dalla sua residenza a Gerusalemme. [EPA-EFE/ATEF SAFADI]

Riuscirà il Primo ministro, abile equilibrista sul filo di un potere affacciato nel vuoto, ad uscire indenne dalle elezioni nel balagan pandemico? Contesto e specificità del panorama politico israeliano verso il rinnovo della Knesset, martedì 23 marzo.

Alfredo De Girolamo ed Enrico Catassi, insieme a Daniel Reichel, sono gli autori del libro “Il signor Netanyahu” (Edizioni Ets).

Israele al voto, quarta elezione in due anni. Ed anche questa volta difficilmente dalle urne uscirà una soluzione alla crisi politica in cui il paese si è aggrovigliato nel 2018. Ma la mattina di mercoledì prossimo, con lo spoglio delle schede avviato a parziale conclusione, tutto potrebbe prendere una forma diversa, favorevole o contraria a Netanyahu. Al momento, uno dei fattori più incerti è quello legato ai partiti che passeranno, o meno, la soglia dello sbarramento fissata al 3,25%. Solitamente pochi.

In corsa per un posto in Parlamento ci sono le forze più disparate: dalla destra omofoba e razzista di Tkuma (Resurrezione), confluita nella compagine del Religious zionist party, alla sinistra del Meretz (Energia), dal partito anti-corruzione fondato da Yaron Zelekha agli islamisti fuoriusciti dalla Lista araba unita.

Asticella rischiosa per Kachol lavan di Benny Gantz, passato dai fasti dei precedenti risultati elettorali all’accantonamento in disparte. In teoria la discesa in campo di Gantz avrebbe dovuto affossare definitivamente la carriera di Netanyahu. In pratica ha perso credibilità e consensi entrando nel governo di unità nazionale con l’acerrimo nemico, ed oggi è ridimensionata in versione mini e taglia short. Le truppe che avevano seguito l’ex generale, nell’impresa impossibile di schiodare l’attuale Primo ministro dal trono, hanno trovato posto sotto altre tende e bandiere.

In molti hanno seguito il richiamo ideologico del liberale Yair Lapid (Yesh atid) o il canto ammagliatore dell’ex Likud Gideon Sa’ar, oggi leader del movimento “Nuova Speranza”. Loro, assieme al partito nazionalista e russofono di Avigdor Lieberman sono, a questo giro, la testa di ponte per arginare il Likud e il suo frontman. A farne un aggregato composito l’avversione, oramai viscerale, per Netanyahu. Nello scenario politico, stando ai recenti sondaggi, sono in una posizione ottimale per lanciare l’affondo finale.

L’unico punto ancora da chiarire è il ruolo dell’estrema destra guidata da Naftali Bennett (Yamina), vero ago della bilancia. Con un piede dentro ad una futura alleanza di governo, presieduto da Netanyahu, e con la possibilità alternativa di giocare da titolare nel campo avverso all’attuale premier.

Intanto, proprio il Likud deve evitare che il partito di Bennett cresca eccessivamente erodendo voti essenziali. Il bacino elettorale del giovane politico formatosi alla scuola di Netanyahu, espulso da corte per volere della consorte Sara, è considerato dagli analisti fluido e fa gola un po’ a tutto il campo del centrodestra.

Non è un caso se, in queste ultime ore di campagna elettorale, Yamina sia finita sotto il tiro incrociato degli avversari. Dal canto suo, Bennett è stato definito, usando una metafora calcistica, un giocatore ambidestro in grado di spaziare dai settlers ai conservatori; c’è chi invece lo paragona al tofu, per la capacità di assorbire qualsiasi sapore gli sia vicino. Gli viene comunque riconosciuta una propensione all’azzardo, talvolta al limite del rischio.

Se Netanyahu dovesse avere bisogno di lui – ovvero se la coalizione tra i conservatori del Likud e partiti religiosi ortodossi non ottiene i 61 parlamentari per formare la maggioranza nella Knesset – dovrà prepararsi a pagare un prezzo salato per portarlo all’ovile della conciliazione.

Qualcuno in tutto questo caratteristico balagan israeliano, in tempi di pandemia Covid-19, si domanderà cosa sia successo al centrosinistra, alla potente armata laburista che fu oggi sorretta da Merav Michaeli, ultima traghettatrice in un mare perennemente tempestoso.

Beh, ce lo chiediamo anche noi da tempo.