Congo, Africa e neocolonialismo: il ruolo che l’Europa non riesce a giocare

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Un soldato Onu in missione in Congo. [EPA/STEPHEN MORRISON]

Se l’Unione europea pensa di avere un diverso sistema di valori da imporre nella gestione della cooperazione internazionale deve iniziare ad organizzarsi in termini seri con piani di sviluppo per l’Africa, scrive Fabio Masini.

Avevo preferito attendere che calasse il solito, ipocrita, polverone mediatico prima di commentare la tragedia che ha colpito il nostro ambasciatore in Congo, Luca Attanasio, insieme al carabiniere della scorta ed all’austista. Purtroppo, questa attesa è stata accompagnata da un altro evento luttuoso: l’uccisione del magistrato che indagava sulla morte del nostro diplomatico.

Il Congo è uno dei paesi più poveri al mondo (fino al 2013 era il più povero), con 850 dollari pro-capite annui, poco più di due al giorno, e una speranza di vita alla nascita di 60 anni. Ma è anche riconosciuto globalmente come uno dei più ricchi di materie prime indispensabili nelle filiere produttive dell’innovazione tecnologica; come uno dei maggiori depositi al mondo di terre rare. L’oro dell’oggi; e, presumibilmente, del futuro. L’efficienza di smartphone, superconduttori, batterie elettriche dipende da prodotti come niobio, cobalto (di cui il Congo detiene il non invidiabile record del 60% della produzione mondiale), tantalio, tungsteno, etc.

Risorse che fanno gola. Che vengono gestite da tribù armate fino ai denti, in difesa di profitti da capogiro per conto di multinazionali e governi stranieri. Cina e Stati Uniti si spartiscono il controllo dell’84% del mercato delle terre rare. Che naturalmente possiedono solo in minima parte. E che quindi devono estrarre dal terreno dei territori che ne sono più ricchi.

Ricordo qualche anno fa una conversazione surreale con un alto dirigente della DG sulla cooperazione esterna della Ue, che orgogliosamente ricordava come la Ue sia il soggetto che investe di più nelle iniziative di cooperazione in Africa: all’epoca si trattava di ben 5 miliardi di euro. Non so come negli Usa ed in Cina siano contabilizzate le risorse per colonizzare interi territori, che diventano enclaves delle due superpotenze. Ma la Cina sta investendo in Africa con la potenza di fuoco di migliaia di miliardi di euro, a fronte dei quali i nostri valorosi 5 miliardi fanno una ben magra figura.

Se l’Unione europea pensa di avere un diverso sistema di valori da imporre nella gestione della cooperazione internazionale, più improntati alla crescita che allo sfruttamento, lontani dalla logica neocoloniale che per decenni abbiamo perseguito, sarebbe l’ora che smettesse di bearsi dei risultati finora raggiunti con le misere risorse della cooperazione. Ed iniziasse ad organizzarsi in termini seri con piani di sviluppo per l’Africa, con una politica estera (militarmente assistita) univoca e di una strategia da potenza globale; senza le quali l’Africa diventerà sempre più una terra di morte, sopraffazione, sfruttamento. E di migrazioni bibliche; naturalmente verso l’Europa.