Alexei Navalny e le nuove sfide dell’opposizione russa

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Proteste non autorizzate a Mosca per chiedere la liberazione dell'oppositore Alexei Navalny. [EPA-EFE/MAXIM SHIPENKOV]

Gli appelli dell’ oppositore russo Alexei Navalny a sostegno della democrazia e di solidarietà con la sua reclusione in carcere sono stati ascoltati da un numero significativo di russi. Alcune fonti, come la Reuters, fanno accenno a 40.000 partecipanti scesi in piazza sabato scorso chiedendo l’immediato rilascio del tenace e coraggioso leader politico dal carcere, e l’apertura del regime alla vera democrazia. Anche se il numero di manifestanti non è forse così grande come Navalny ed i suoi sostenitori avrebbero sperato, è comunque degno di nota, ed è sicuramente più grande di quanto le autorità avrebbero desiderato. Ancora più importante da notare è il fatto che le manifestazioni si sono svolte in tantissime regioni della Russia, da Vladivostok nell’estremo oriente, a Yakutsk in Siberia dove le temperature hanno raggiunto i -50 gradi, fino alla cita’ di Irkutsk dove i manifestanti hanno gridato “Non ce ne andremo!”. Gli oppositori del regime sono scesi in piazza anche in tante altre grandi città di provincia, da Samara, sul Volga, fino ad Ekaterinburg negli Urali, ed Archangelsk nel nord della Russia. Come ci si poteva aspettare, le folle erano particolarmente significative nelle grandi città di San Pietroburgo dove i manifestanti hanno chiuso la strada principale, Nevsky Prospekt, e anche a Mosca dove molti giovani sostenitori di Navalny si sono scontrati violentemente con le forze dell’ordine. 

I partecipanti in queste manifestazioni formano una coalizione eterogenea di individui insoddisfatti e preoccupati per l’attuale realtà socio-economica e anche politica del loro paese. L’economia russa non è riuscita a crescere in modo significativo negli ultimi sei o sette anni, e ha subito un’importante contrazione nel 2020 a causa della pandemia di Covid-19. Inoltre, la scarsa gestione da parte del governo russo della pandemia che si è diffusa nel paese, specialmente nelle regioni più povere, ha aumentato il livello generale di malcontento. I limitati canali di espressione politica e la percezione, specialmente tra i giovani, che le loro voci non vengano ascoltate ha incoraggiato molti a ribellarsi. Tuttavia, ciò che ha davvero toccato un nervo tra molti russi e li ha spinti a scendere in piazza sabato scorso, è stato il trattamento che il regime di Putin e i suoi siloviki (i rappresentanti delle agenzie statali) hanno riservato a uno dei loro critici di spicco: Alexei Navalny è stato avvelenato quest’estate in Siberia dall’agente Novichok mentre promuoveva candidati alternativi alle elezioni locali. A questo va aggiunto lo sdegno che il video postato dalla Fondazione anticorruzione Navalny con i dettagli dei “palazzi di Putin” può aver causato tra le fasce più vulnerabili della popolazione. Come giustamente sottolineato dallo studioso russo della Carnegie Alexander Gabuev, queste manifestazioni hanno portato in piazza persone che non rappresentano più soltanto i settori liberali della società ma anche figure più nazionaliste, preoccupate per il loro avvenire socio-economico. Sebbene molti di loro abbiano sostenuto Putin in passato, ora non accettano più la sua perpetuazione al potere e la sua corruzione.

La sfida degli oppositori al regime ora sarà quella di tradurre il loro capitale politico in risultati concreti, vale a dire il rilascio di Navalny dalla prigione e lo svolgimento di elezioni parlamentari libere ed eque, iniziando da quelle previste per il prossimo settembre 2021. L’obiettivo di Navalny e del suo team è quello di creare coalizioni anti-regime capaci di sfidare il ruolo dominante assegnato al partito Russia Unita nell’attuale parlamento.  Per fare pressione sul regime, il team di Navalny proporrà sicuramente di continuare con le manifestazioni per vari mesi, sperando di mantenere lo slancio fino a settembre. Questo però, non sarà un compito facile visto che mancano almeno sette mesi fino alle elezioni parlamentari. Ci si può aspettare che il Cremlino agisca con velocità e forza nei prossimi giorni arrestando molti degli operatori del Fondo anti-corruzione di Navalny. Ancora più importante, Navalny e il suo team dovranno convincere una parte significativa della popolazione russa, soprattutto quella più anziana, che il cambio di regime, e la fine dell’era Putin, non porterà al caos e all’instabilità che caratterizzò la Russia degli anni ‘90. Molti ancora identificano Putin ed il suo regime con stabilità politica e con un relativo benessere economico, e soprattutto con l’unità del paese. Navalny e il suo team dovranno proporre un progetto alternativo che sia convincente e rimpiazzi il sistema attuale. 

Il Presidente Putin, di fronte a questa nuova sfida, vorrà evitare a tutti costi uno scenario “alla Bielorussia” –  dove una serie ininterrotta di manifestazioni hanno attratto un numero sempre più elevato di oppositori, soprattutto dovuto alla violenza adoperata dalle forze dell’ordine contro i manifestanti. Queste azioni hanno portato alla luce le debolezze del regime di Aleksander Lukashenko e la sua perdita di sostegno anche tra le classi tradizionalmente più favorevoli, come per esempio i lavoratori industriali. In questo senso, il Cremlino vorrà limitare l’uso della forza – anche se non è detto che ci riesca – e proverà invece, almeno all’inizio, a condurre repressioni più mirate. Il principale compito immediato, a questo proposito, sarà quello di rompere la rete di Navalny senza troppo spargimento di sangue, assicurandosi così che questi non possano lanciare una vera sfida al regime nei prossimi mesi, e soprattutto durante le elezioni parlamentari. In questa lotta, la battaglia dell’informazione rimarrà fondamentale e resta da vedere se la narrazione del Cremlino che identifica Navalny come “agente dell’Occidente” sarà capace di convincere la maggioranza del popolo russo.

Ma la posizione di Putin resta forte. Finora le élite russe non si sono staccate dall’attuale presidente. Non ci sono state defezioni, neanche minori, tra gli elementi del suo entourage; le strutture di sicurezza (siloviki) rimangono strettamente fedeli al loro capo; il parlamento russo è chiaramente contrario all’ingresso delle forze di Navalny nelle camere, e le élite economiche non sono ancora pronte ad abbandonare la nave, anche perché in molti casi, le loro ricchezze dipendono dai rapporti positivi con il regime. La loro unica preoccupazione sarà quella di assicurarsi che non vengano imposte sanzioni aggiuntive ai loro beni.

Di fronte a questa complessa realtà, qual è il compito dell’Occidente, e dell’Europa, in particolare? La condanna delle azioni di repressione contro l’opposizione di Navalny resta un’azione essenziale. Coloro che stanno sfidando il regime attuale manifestando a temperature sotto lo zero meritano il nostro appoggio indiscusso e il nostro continuo sostegno. Una Russia democratica e basata sullo stato di diritto è nel nostro più forte interesse. Tuttavia, quando l’Europa parla al Cremlino, deve anche inviare un messaggio di rispetto nei confronti della Russia. Deve chiarire alla leadership russa che l’Europa la vuole prospera e stabile. I leader europei devono indicare chiaramente che sperano fortemente che la Russia possa diventare un giorno un vero partner dell’Ue nella ricerca mutua di pace e prosperità sul continente europeo. L’Europa deve anche indicare che condivide molte delle preoccupazioni della Russia riguardanti la stabilità all’interno del Paese e le sfide lungo i suoi confini. Tuttavia, nella ricerca di una vera partnership, gli europei devono rimanere fermi nei loro principi di sostegno alla democrazia e allo Stato di diritto in Russia.

Domitilla Sagramoso è esperta di sicurezza in Russia e regione eurasiatica per il King’s College di Londra.