Yemen, la svolta di Biden: stop al sostegno militare ai sauditi. Possibile ripensamento sulle truppe Usa in Germania

Il presidente Biden mentre annuncia la fine del sostegno Usa ai sauditi nella guerra dello Yemen, sullo sfondo la vicepresidente Harris. [EPA-EFE/JIM LO SCALZO]

Inversione di rotta rispetto alla politica dell’ex presidente Trump di fornire assistenza logistica e vendere enormi quantità di armi come le bombe a guida di precisione. Germania: congelate le decisioni di ridurre i militari a stelle e strisce.

“L’America è tornata. La diplomazia è tornata. Voi siete al centro di tutto ciò che intendo fare”, così ha detto Joe Biden ai diplomatici statunitensi in quello che è stato definito come il suo primo discorso di peso in politica estera da quando è presidente. A due settimane dall’insediamento, Biden e la vicepresidente Kamala Harris si sono recati al Dipartimento di Stato, giovedì 4 febbraio.

“Ricostruiremo le nostre alleanze – ha rassicurato il Presidente -. Riavvicineremo il mondo e affronteremo le enormi sfide che abbiamo di fronte, la pandemia, il riscaldamento globale e ancora una volta difenderemo la democrazia e i diritti umani in tutto il mondo”.

Prima del discorso, il consigliere di Biden per la sicurezza nazionale, Jake Sullivan, ha ricordato che “la fine del sostegno americano alle operazioni offensive in Yemen” è “una promessa fatta in campagna elettorale e che (il Presidente, ndr) porterà avanti”.

Gli attivisti spingono da tempo per porre fine al sostegno americano nella guerra dello Yemen. Un contesto bellico dove l’80% della popolazione sopravvive grazie agli aiuti umanitari. Un’inversione di rotta rispetto alla politica dell’ex presidente Donald Trump di fornire assistenza logistica e vendere enormi quantità di armi (come le bombe a guida di precisione) ai sauditi, in un conflitto che l’Onu definisce la peggiore crisi umanitaria al mondo.

L’amministrazione Trump ha difeso il sostegno ai sauditi, giustificandolo come un mezzo per creare posti di lavoro nel comparto militare degli Usa. L’intervento statunitense è funzionale anche a colpire l’acerrimo nemico iraniano, sostenitore dei ribelli Huthi che hanno conquistato gran parte del Paese posto all’estremo sud della Penisola arabica.

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Nato …

Antony Blinken, Segretario di Stato, ha detto che rivedrà rapidamente la decisione dell’ultimo minuto di Trump di far rientrare gli Huthi tra i gruppi terroristici. Questo sarebbe un passaggio utile a facilitare i percorsi umanitari, che pare siano stati fortemente penalizzati dalla mossa trumpiana.

L’alto funzionario politico Hamid Assem, yemenita ed esponente Huthi, ha espresso la speranza che il piano di Biden possa segnare la fine di una guerra di sei anni che ha lasciato decine di migliaia di morti. dicendo all’Afp che “l’amministrazione Biden ha visto che la guerra in Yemen ha un costo pesante e che la reputazione dell’America è stata macchiata dall’uccisione della popolazione”.

Il nuovo approccio di Washington alla guerra è contenuto anche nella nomina di un inviato speciale per lo Yemen, il diplomatico Timothy Lenderking, che ha già operato sulle questioni del Golfo Persico e che conosce bene i problemi dell’area.

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Ma il nuovo corso americano si sta facendo sentire anche sul fronte europeo, dove si prospetta una marcia indietro anche rispetto ai piani di Trump per ridurre la presenza delle truppe statunitensi in Germania, che per anni è stato il centro delle contrapposizioni della Guerra fredda e il maggiore terreno di sviluppo della Nato dalla fine degli anni quaranta del ‘900.

La decisione del miliardario alla Casa Bianca era legata ai cattivi rapporti che aveva instaurato con la Germania e l’Unione Europea sulle questioni commerciali. L’alleggerimento militare sul fronte tedesco aveva avuto un riflesso negativo a livello interno per Trump, con attacchi anche da ambienti tradizionalmente repubblicani che vedevano la mossa come un chiaro indebolimento della sicurezza occidentale contro la Russia.

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Biden però ha rapidamente inasprito le posizioni di Washington verso Mosca, incolpando il Cremlino per uno dei massicci attacchi informatici perpetrati in questi anni e per l’ingerenza nelle elezioni presidenziali americane, così come per la nuova incarcerazione di Alexei Navalny, il principale oppositore del presidente russo Vladimir Putin.

Negli estratti del discorso al Dipartimento di Stato rilasciati dalla Casa Bianca, il presidente statunitense chiederà una rinnovata costruzione di alleanze e la leadership degli Stati Uniti sulla scena mondiale dopo i tumultuosi quattro anni di Trump, caratterizzati da molti passi indietro, alcuni del tutto inediti.

“Nelle ultime due settimane, ho parlato con i leader di molti dei nostri amici più vicini – Canada, Messico, Regno Unito, Germania, Francia, Nato, Giappone, Corea del Sud e Australia – per iniziare a riformare le abitudini di cooperazione e ricostruire i muscoli delle alleanze democratiche che si sono atrofizzate da quattro anni di negligenza e abusi”, avrebbe detto Biden.

“Le alleanze dell’America sono tra le nostre più grandi risorse. E guidare con la diplomazia significa stare ancora una volta spalla a spalla con i nostri alleati e partner chiave”, ha affermato il Presidente alla guida di quello che si prospetta un nuovo corso statunitense in politica internazionale.