Wong: “L’UE dovrebbe discutere di diritti umani con la Cina per salvare Hong Kong”

L'attivista filodemocratico Joshua Wong. [EPA-EFE/FAZRY ISMAIL]

L’UE dovrebbe adottare una posizione ferma contro i recenti piani della Cina di introdurre leggi speciali per la sicurezza nazionale a Hong Kong, affrettandosi a stabilire un quadro di riferimento in stile Magnitsky per le violazioni dei diritti umani, ha dichiarato l’attivista filodemocratico Joshua Wong a EURACTIV.

I commenti fanno seguito a una presa di posizione del Consiglio europeo. Il presidente Charles Michel martedì (26 maggio) ha affermato che il blocco attribuisce “grande importanza alla conservazione dell’alto grado di autonomia di Hong Kong in linea con la Basic Law e gli impegni internazionali”.

Tuttavia, per Wong, le parole dell’UE dovrebbero essere accompagnate da risultati più concreti. Secondo il leader, c’è un rischio reale che la dichiarazione congiunta sino-britannica del 1985 possa essere violata con l’introduzione della nuova legge cinese sulla sicurezza a Hong Kong.

I piani del premier cinese Li Keqiang prevedono che “il tradimento, la secessione, la sedizione e la sovversione” siano vietati a Hong Kong. Il che fa temere che anche il diritto di protesta e la libertà di riunione nel territorio possano venir meno, oltre allo status speciale di Hong Kong come territorio autonomo.

“Autonomia e libertà sono obiettivi presenti nella Dichiarazione congiunta, un trattato internazionale giuridicamente vincolante presso le Nazioni Unite”, ha dichiarato Wong, segretario generale del gruppo Demosistō, a EURACTIV.

Nel diritto internazionale, Hong Kong è considerata una regione autonoma dello Stato cinese in seguito al suo reinserimento nel Paese dopo 156 anni di dominio britannico, attraverso il principio “un Paese, due sistemi”; questo significa che Hong Kong gode di alcune libertà civili non concesse alle controparti cinesi.

“Poiché la Cina sta violando e riscrivendo le regole, esorto l’Unione Europea ad approvare una legislazione simile al Magnitsky Act, a imporre sanzioni alla Cina e a includere la questione del rispetto dei diritti umani a Hong Kong nei trattati commerciali che stanno per concludere con la Cina”, ha aggiunto Wong.

“Invito i leader europei a esprimere congiuntamente la loro opposizione alla nuova legge. Dal momento che la legge sulla sicurezza risulta estremamente controversa, ci deve essere un controllo legislativo completo e una consultazione pubblica”.

I piani Magnitsky dell’UE

I ministri degli Esteri dell’UE avevano già manifestato in precedenza la loro intenzione di stabilire un quadro europeo dei diritti umani con un modello simile al Magnitsky Act statunitense, che prevede sanzioni contro le persone accusate di abusi dei diritti umani a livello globale, compresi il congelamento dei beni e il divieto di viaggio.

L’amministrazione Obama aveva approvato la legge in seguito alla morte dell’avvocato russo Sergei Magnitsky in un carcere di Mosca nel 2009, dopo essere stato sottoposto ad aggressioni fisiche durante la detenzione.

La legge statunitense è stata adottata come mezzo per punire le persone responsabili della morte di Magnitsky. Una legislazione in materia è stata approvata anche nel Regno Unito, in Estonia, in Lituania e in Lettonia.

“Abbiamo deciso di avviare i lavori per un regime di sanzioni globali per far fronte alle gravi violazioni dei diritti umani, che sarà l’equivalente per l’Unione Europea del cosiddetto Magnitsky Act degli Stati Uniti”, ha detto Josep Borrell dopo una riunione dei ministri degli Esteri dell’UE nel dicembre 2019.

Tuttavia, da quella data, sono stati fatti pochi progressi sui piani, che hanno spinto, a marzo, i membri del Parlamento europeo a scrivere a Borrell, chiedendo all’UE di “muoversi rapidamente” sulla questione.

“Mentre oggi ci si concentra sulla pandemia di Covid-19, non possiamo dimenticare le continue violazioni dei diritti umani che si verificano in tutto il mondo per mano di dittatori e cleptocrati”, si legge nella lettera. “Se non riusciamo ad affrontare le violazioni dei diritti umani con misure forti, le nostre grida di preoccupazione risulteranno vane alle orecchie delle vittime”.

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I ministri degli Esteri dell’UE discuteranno più dettagliatamente sull’approccio del blocco durante un incontro fissato per venerdì (29 maggio).

Questa settimana Borrell ha già segnalato che l’Ue potrebbe adottare una linea più severa sul coinvolgimento della Cina a Hong Kong, dichiarando che il blocco deve adottare una “strategia più solida” su Pechino.

Dal canto suo, Wong ha un messaggio chiaro per le controparti Ue prima dell’incontro di venerdì: il modello autoritario di governance della Cina può essere messo in discussione più efficacemente dai leader europei sul piano economico.

“L’UE è la più grande destinazione cinese per le esportazioni, la principale fonte di alta tecnologia e il punto di controllo più critico per l’iniziativa cinese de La Nuova Via della Seta”, ha detto a EURACTIV.

“Quando la Cina espande aggressivamente il suo modello autoritario oltreoceano, l’Unione Europea dispone di molte leve economiche per svolgere un ruolo più attivo nell’esortare la Cina a migliorare i suoi standard in materia di diritti umani, a rispettare l’autonomia di Hong Kong e ad arrestare la nuova legislazione sulla sicurezza che potrebbe annientare il futuro movimento democratico della città”.

A Pechino, giovedì (28 maggio), il Congresso nazionale del popolo discuterà e approverà le legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong.