Vertice Ue-India: Bruxelles e New Delhi cercano la loro Via della Seta

Il ministro degli Esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar e il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, a Bruxelles il 17 February 2020. [EPA-EFE/OLIVIER HOSLET / POOL]

Nel vertice dell’8 maggio le due parti dovrebbero annunciare la riapertura dei negoziati per un accordo di libero scambio, in stallo dal 2013. La dichiarazione che verrà pubblicata sabato pone le basi per un accordo tra l’Ue e l’India per costruire progetti infrastrutturali comuni in tutto il mondo nei settori dei trasporti, dell’energia e del digitale.

Sabato 8 maggio a Porto, a conclusione del summit ospitato dalla Presidenza portoghese, si terrà il vertice Ue-India, che riunirà i leader dei 27 Stati membri e il primo ministro indiano Narendra Modi, che parteciperà in videoconferenza. La bozza della dichiarazione congiunta che verrà pubblicata in occasione del vertice, secondo quanto anticipato dall’agenzia Reuters, legherebbe insieme due delle più grandi economie del mondo in quella che viene vista come una mossa di contenimento dell’ascesa cinese.

Il Portogallo ha posto la diversificazione delle relazioni con i partner dell’Indo-Pacifico, in particolare l’India, come una delle sue priorità per la presidenza di turno dell’Ue. Discuteremo su come ampliare la portata della cooperazione. “Attualmente stiamo lavorando su un partenariato congiunto per le infrastrutture. Ci concentreremo anche su come combattere il cambiamento climatico e la protezione della biodiversità”, ha spiegato l’ambasciatore Ue in India Ugo Astuto, in un’intervista a India Today TV.

In questo vertice il governo indiano spera di “rafforzare il dialogo strategico tra i due più grandi spazi democratici del mondo, rilanciare il commercio e gli investimenti e approfondire la cooperazione Ue-India in settori chiave come il digitale, la connettività, la salute e l’azione per il clima”.

Nella sua lettera d’invito ai leader europei, Charles Michel ha detto che il vertice si concentrerà sul “rafforzamento della cooperazione Ue-India” e sulla creazione di una “partnership strategica” tra le due parti.

L’ex primo ministro belga ha sottolineato che l’attuale situazione globale potrebbe permettere all’Europa di aprire un nuovo importante capitolo nelle sue relazioni con l’India. Tuttavia, Michel ha aggiunto che la “priorità immediata” dovrebbe essere quella di mostrare solidarietà al Paese, che ha visto un’impennata di morti per il coronavirus.

Un’alternativa alla Via della seta

Come aveva anticipato il Financial Times l’Unione europea e l’India stanno lavorando a un progetto congiunto di infrastrutture e investimenti, su scala globale, pensato per competere con la Nuova Via della seta cinese.

Il piano, che dovrebbe venire annunciato in occasione del vertice Ue-India, viene descritto come una partnership di “connettività” nel settore energetico, digitale e dei trasporti. L’intesa si concentrerebbe su progetti comuni nei rispettivi territori, iniziative in paesi terzi, e la definizione di standard in settori quali la sostenibilità finanziaria e i parametri dello stato di diritto, avevano spiegato fonti diplomatiche al Financial Times. Un altro obiettivo sarebbe quello di migliorare la cooperazione nella ricerca e nell’innovazione. L’intento è quello di arginare le mire cinesi nella regione indopacifica.

Una partnership strategica

L’Ue e l’India sono importanti partner commerciali e per anni hanno cercato di negoziare un accordo di libero scambio e di investimento. I negoziati, in stallo dal 2013 sono considerati vitali per rispondere all’ascesa economica di Pechino. Proprio questa settimana l’India ha annunciato di voler escludere le aziende cinesi dai suoi test sul 5G, mentre Bruxelles ha deciso di sospendere la ratifica dell’accordo sugli investimenti con Pechino.

L’India è il nono partner commerciale dell’Ue, che a sua volta rappresenta il primo partner commerciale per New Delhi. Circa 4.500 aziende europee sono attive in India, creando 6 milioni di posti di lavoro diretti e indiretti.

Le due parti parleranno anche dell’accordo sulle indicazioni geografiche, come hanno spiegato fonti di Bruxelles a India Today.

Il Consiglio dell’Ue, presieduto dal Portogallo, ha adottato a metà aprile delle conclusioni sulla strategia di cooperazione con la regione indopacifica, sostenendo di voler favorire un ambiente “aperto ed equo” per il commercio e gli investimenti.

“C’è un chiaro slancio per rafforzare le nostre relazioni strategiche nei campi del commercio, del digitale, del cambiamento climatico e dell’ordine multilaterale – ha scritto nei giorni scorsi su Twitter la presidente della Commissione Ursula von der Leyen –. Sono incoraggiata dalla prospettiva di intensificare le nostre relazioni commerciali e di investimento, approfittando di un enorme potenziale a beneficio delle nostre imprese e dei nostri cittadini”.

Nel corso del vertice con New Delhi Bruxelles cercherà anche un accordo con il governo indiano per arrivare a un trattato globale contro l’inquinamento causato dai rifiuti in plastica. L’India infatti ad oggi è il terzo Paese al mondo con il maggior volume di emissioni di CO2 dopo Cina e Stati Uniti.

Le richieste delle Ong

L’Europa dovrebbe concentrarsi sul sostegno per aiutare l’India ad affrontare l’acuta carenza di forniture mediche e l’accesso ai vaccini, chiedono le Ong Amnesty International, Christian Solidarity Worldwide (CSW), Front Line Defenders (FLD), Human Rights Watch, International Commission of Jurists (ICJ), International Dalit Solidarity Network (IDSN), International Federation for Human Rights (FIDH) e World Organisation Against Torture (OMCT).

Allo stesso tempo, i leader europei dovrebbero spingere il governo indiano a invertire le sue politiche abusive e discriminatorie e a rilasciare i difensori dei diritti umani che sono stati imprigionati per aver esercitato pacificamente il loro diritto alla libertà di espressione e di riunione pacifica.

“Di fronte alle critiche diffuse sulla sua gestione della pandemia, il governo indiano ha cercato di censurare la libertà di parola, anche ordinando la rimozione dei contenuti dei social media e criminalizzando le richieste di aiuto”, denunciano le Ong, ricordando che il governo ha  ignorato gli appelli dell’alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani che chiedeva di rilasciare “ogni persona detenuta senza sufficiente base legale, compresi i prigionieri politici e quelli detenuti per opinioni critiche e dissenzienti” per prevenire i crescenti tassi di infezione ovunque, anche in strutture chiuse come le prigioni e i centri di detenzione.