Venezuela, controllo totale a Maduro dopo la vittoria alle elezioni

Un seggio elettorale di Caracas, 6 dicembre 2020. [Miguel Gutierrez/EPA/EFE]

Domenica 6 dicembre, il presidente Nicolás Maduro ha ottenuto il controllo totale delle istituzioni politiche venezuelane, con una vittoria schiacciante alle elezioni legislative boicottate dai principali partiti dell’opposizione.

Maduro e i suoi alleati di sinistra hanno ottenuto il 67,7% dei voti con oltre l’80% delle schede, mentre il blocco dell’opposizione che ha sostenuto il boicottaggio ha ottenuto il 18%, come ha dichiarato il presidente del Consiglio nazionale elettorale Indira Alfonzo. L’affluenza alle urne è stata bassa, con il 69% di astensioni.

Il prevedibile trionfo di domenica conferisce al partito socialista al governo di Maduro il controllo di un’Assemblea nazionale, unico organo ufficiale dell’opposizione, estesa a 227 seggi. La vittoria, inoltre, ha ulteriormente indebolito il leader dell’opposizione sostenuto dagli Stati Uniti, Juan Guaidó, che ha guidato il boicottaggio definendo il voto “una frode”.

Dopo aver votato nella principale caserma militare di Caracas, Maduro ha dichiarato ai giornalisti che era giunto il momento di porre fine al dominio dell’opposizione nell’assemblea, responsabile, a suo dire, della “piaga delle sanzioni, della crudeltà, del dolore e della sofferenza”.

Il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha descritto le elezioni come “una frode e una farsa” architettata da Maduro. “I risultati annunciati dal regime illegittimo di Maduro non rispecchieranno la volontà del popolo venezuelano”, ha scritto Pompeo su Twitter.

Il ministro degli esteri brasiliano Ernesto Araujo ha twittato che il voto è stato una “farsa elettorale”, un tentativo della “dittatura” di Maduro di legittimare il suo governo.

Il Canada e l’Organizzazione degli Stati americani hanno dichiarato che non riconosceranno il risultato. “Il Canada sarà sempre al fianco del popolo venezuelano nella sua lotta per il ripristino della democrazia”, ha detto il ministro degli esteri Francois-Philippe Champagne.

Washington, il principale alleato di Guaidó, sta esercitando pressioni per spodestare Maduro con sanzioni economiche, tra cui un embargo petrolifero già in vigore dall’aprile 2019.

Maduro ha chiesto l’appoggio dell’opposizione per chiedere “con una sola voce, la revoca di tutte le sanzioni da parte del nuovo governo americano di Joe Biden”. L’opposizione controlla l’Assemblea nazionale dal 2015.

Maduro ha messo in disparte tale Assemblea nel 2017, istituendo un’Assemblea costituente con pieni poteri, interamente composta da suoi sostenitori. Nel frattempo, la Corte Suprema ha dichiarato nulla la legislazione approvata dall’Assemblea nazionale.

Crisi invalidante

Le elezioni, contestate da circa 14.000 candidati provenienti da più di 100 partiti, preannunciano una profonda crisi politica ed economica nel Paese, già soffocato dall’inflazione dilagante, paralizzato da interminabili code per la benzina, dalla mancanza di acqua e gas, e afflitto da improvvisi blackout. Dal novembre 2019 l’inflazione ha raggiunto il 4.000%.

Il Venezuela è stato duramente colpito dalla pandemia di Covid-19, e gli elettori sono stati obbligati a indossare le mascherine all’interno dei seggi elettorali, dove i pavimenti sono stati contrassegnati per garantire il mantenimento della distanza sociale.

Le code più lunghe sono state registrate nei baluardi del Partito socialista, come il quartiere ‘23 de Enero’ a Caracas.

In alcune città, tuttavia, c’erano più persone in coda ai distributori di benzina che ai seggi, a testimonianza della paralizzante crisi economica del Paese. “Questa è un’umiliazione, non ho intenzione di votare”, ha dichiarato José Alberto ad Afp dopo aver aspettato per ore in una stazione di servizio.

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Popolazione esausta

Maduro, un ex autista di autobus che è diventato presidente alla morte del suo mentore Hugo Chavez nel 2013, è stato rieletto nel 2018 con elezioni probabilmente fraudolente – anche allora boicottate dai partiti dell’opposizione – una vittoria che gran parte della comunità internazionale ha definito illegittima.

Gli Stati Uniti, l’Unione europea e molti Paesi dell’America Latina hanno a lungo attribuito la colpa della paralizzante crisi economica del Venezuela alla repressione e al malgoverno di Maduro, sostenendo Guaidó quando questi, parlando all’Assemblea nazionale, si proclamò presidente ad interim nel gennaio dello scorso anno.

Guaidó, 37 anni, ha invitato gli elettori a rimanere a casa con la motivazione che non sono garantite condizioni “libere ed eque” per lo svolgimento delle elezioni, dopo aver dichiarato in una recente intervista all’Afp che “L’obiettivo di Maduro non è nemmeno quello di guadagnare legittimità”, bensì quello di voler semplicemente cancellare ogni parvenza di democrazia.

Guaidó e i suoi alleati hanno in programma un referendum di una settimana a partire da lunedì, con lo scopo di ottenere il sostegno dell’opinione pubblica per prolungare il mandato dell’attuale Assemblea nazionale fino a quando non si potranno tenere elezioni “libere, verificabili e trasparenti”. Tuttavia, i risultati non saranno vincolanti, poiché Maduro esercita il controllo sulle istituzioni del Paese, compresa la Corte Suprema e le forze armate.

L’entusiasmo iniziale che accompagnava la spinta al potere di Guaidó si è affievolito, e i critici vedono ora il suo stratagemma del referendum come una mossa disperata. Secondo gli analisti, la sconfitta rischia di lasciare Guaidó sempre più isolato, soprattutto poiché perderà la leadership dell’Assemblea nazionale, sulla quale ha basato la legittimità delle sue ambizioni presidenziali.

La vittoria di Maduro sarà accolta con entusiasmo dai suoi alleati stranieri, la Russia e la Cina, che daranno legittimità al suo regime e un quadro giuridico ai loro accordi che, affermano ancora gli analisti, contribuiranno ad aggirare le sanzioni Usa e Ue.

Alcuni dissidenti dell’opposizione che hanno criticato Guaidó per aver sostenuto il boicottaggio hanno partecipato alle elezioni, nonostante le accuse di aver dato legittimità a Maduro. Secondo il politologo Jesus Castillo “Saranno loro a rappresentare la nuova opposizione dopo il 5 gennaio”, quando entrerà in carica la nuova legislatura.