Unione europea e Nato, quale rapporto mentre il mondo cambia?

Un soldato durante l'esercitazione Crystal Arrow 2020 nella base militare di Adazi, in Lettonia, a marzo 2020. [EPA-EFE/TOMS KALNINS]

Il segretario generale Stoltenberg ha avviato una importante riflessione, mentre incuriosiscono alcune sue affermazioni sul rapporto tra Ue e Patto atlantico.

Tra i grandi fermenti di politiche che stanno dando slancio ad un maggiore integrazione europea rientrano anche le politica estera e di sicurezza comune. Certo, non al ritmo di Recovery fund o Mes, ma alcuni importanti movimenti si stanno facendo sentire.

Venerdì 5 giugno, il Wall Street Journal ha riferito che l’amministrazione Trump ha ordinato la riduzione del numero di soldati americani di stanza in Germania. Alla richiesta di un commento a riguardo il capo dell’organizzazione atlantica Stoltenberg, lunedì 8, si è limitato a dire che la Nato si sta “consultando costantemente con gli Stati Uniti e gli alleati sulla posizione militare in Europa”, sottolineando di credere fortemente nella cooperazione Ue-Nato e di “accogliere con favore gli sforzi dell’Ue in materia di difesa”.

Nato, la riduzione delle truppe americane in Germania fa discutere gli alleati

L’annuncio di Donald Trump del ritiro di 15.000 soldati americani dalla Germania ha fatto discutere. Berlino si dice molto preoccupata della decisione, mentre anche l’ex comandante delle forze armate statunitensi in Europa, Ben Hodges, ha definito la scelta “un errore …

Stoltenberg ha però anche aggiunto che “l’Ue non può sostituire la Nato” nel garantire la sicurezza europea. Parole che in questa particolare fase non possono passare inosservate. Che l’Alleanza atlantica abbia perso il suo smalto è oggetto di dibattito negli ultimi anni e il sempre più forte disimpegno statunitense, il “socio di maggioranza” si inserisce in questo quadro, ma le parole del segretario generale Nato colpiscono.

Il numero uno dell’alleanza militare nata a metà del ‘900 ha affrontato questioni non affatto trascurabili rispetto ai nuovi equilibri internazionali, a partire dalla questione Cina, precisando che essa “non è un nemico”, ma che non se ne può eludere il ruolo crescente. “La Nato – ha proseguito – deve lavorare a più stretto contatto con paesi come l’Australia o il Giappone per preservare le regole e le istituzioni globali, tenendo conto delle nuove minacce alla sicurezza che stanno spostando l’equilibrio globale del potere”. Anche la pandemia COVID-19 ha un ruolo perché ha “ingigantito le tendenze e le tensioni esistenti”.

Le parole di Stoltenberg di fatto hanno dato il via al processo di riflessione sul futuro dell’alleanza militare, ma se l’affermazione rispetto al rapporto Ue-Nato è un po’ criptica, fa comunque sorgere una serie di riflessioni. A partire dal fatto che il 29 maggio i ministri della Difesa di Francia, Germania, Italia e Spagna hanno inviato all’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, una lettera, che concentra l’attenzione su sette punti, per sollecitare concreti passi avanti verso la difesa europea.

Italia, Francia, Germania e Spagna rilanciano sulla difesa europea

Il 29 maggio, i ministri della Difesa di Francia, Germania, Italia e Spagna, gli stessi che avevano chiesto l’avvio della Cooperazione strutturata permanente (Pesco) nel settore della difesa, hanno inviato all’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica …

Rispetto alle tante risposte che si possono dare sul perché della necessità di un esercito europeo potremmo sintetizzare che gli stessi limiti che caratterizzano gli Stati nazionali su questioni economiche e sociali potrebbero essere replicati su questioni di politica estera e difesa e che, quindi, da soli si va da poche parti. Ma la questione ha bisogno di un’analisi approfondita che vada a cogliere molteplici e validi aspetti riguardanti la domanda su “come difendere l’Europa” e anche quelli rispetto ad un affiancamento militare della politica estera.

La situazione attuale dell’Europa, riguardo a focolai di tensione, esistenti o potenziali, non può rinunciare ad una valutazione che riguardi una propria necessità difensiva o di controllo. Se diamo un veloce sguardo ai contesti di prossimità non si può certo eludere la questione. L’instabilità ucraina e le occupazioni Russe nel Paese, le tensioni e gli appetiti balcanici, la Turchia di Erdogan e le politiche aggressive in Kurdistan (compreso il contenzioso aperto a Cipro), la “questione artica”, la linea di instabilità che attraversa il Mediterraneo, la potenziale e in parte già ripresa tensione dei troubles nell’Ulster che si appresta a diventare extra-Ue.

Una cosa è certa: solo intorno all’Europa, di caos, ve ne è a sufficienza.