Ungheria, Trump esprime il suo sostegno a Orbán per le elezioni di quest’anno

L'allora presidente americano Donald Trump (a sinistra) accoglie il leader ungherese Viktor Orbán (a destra) alla Casa Bianca nel 2019. [EPA-EFE/JIM LO SCALZO]

L’ex presidente americano Donald Trump ha espresso il suo sostegno alla rielezione del primo ministro ungherese Viktor Orbán, che alla prossima tornata elettorale si troverà ad affrontare un fronte comune dei partiti di opposizione.

In una dichiarazione simile a quelle che rilascia a sostegno dei candidati repubblicani nelle elezioni primarie americane, l’ex presidente Donald Trump ha scritto che il leader ungherese ha il suo “completo sostegno e approvazione” nelle elezioni di aprile.

“Ha portato avanti un lavoro forte e straordinario nella protezione dell’Ungheria, nella lotta all’immigrazione illegale, nella creazione di lavori, nel commercio, e dovrebbe essergli permesso di proseguire nella prossima elezione. È un leader capace e rispettato da tutti”, ha scritto Trump.

Si tratta del secondo sostegno pubblico offerto dall’ex presidente dopo aver lasciato la Casa Bianca, dopo quello al presidente brasiliano Jair Bolsonaro. Dal canto suo, Orbán ha sempre sostenuto la presidenza di Trump.

Trump ha ospitato Orbán alla Casa Bianca nel 2019, un’accettazione simbolica per il primo ministro che si trova spesso ai ferri corti con la leadership dell’Unione europea ed è stato ignorato sia dal presidente Joe Biden che dal predecessore di Trump, Barack Obama.

Il leader ungherese ha ricevuto sempre più apprezzamenti sia dall’ala repubblicata degli Stati Uniti che dai leader di estrema destra europei, come Marine Le Pen e Matteo Salvini, specialmente per il suo rifiuto di accogliere i rifugiati.

Ben Rhodes, che è stato un consulente importante di Obama, ha detto che Trump ha lasciato intendere di voler costruire un “modello ungherese” con il suo partito, incluso il sollevamento dell’opinione pubblica attraverso attacchi alle minoranze e alle élite mentre ridisegnava i distretti e tribunali per rimanere al potere.

“Trump semplicemente esprime ad alta voce quello che il Partito repubblicano ha accettato da tempo: preferiscono l’autocrazia alla democrazia liberale”, ha scritto Rhodes su Twitter, indicando il passato elogio di Orbán alla Russia e alla Cina.

Orbán ha anche cercato di mobilitare il sostegno sull’opposizione ai diritti Lgbtq, con un divieto di “promozione ed esibizione” dell’omosessualità e un relativo referendum previsto lo stesso giorno delle elezioni.

Orbán, che è in carica dal 2010, affronta una sfida potenzialmente seria da parte di Péter Márki-Zay, che si descrive come un conservatore cattolico tradizionale e ha giurato di eliminare le leggi omofobe se eletto.