Un tranquillo weekend di insulti tra Erdogan e Macron

Erdogan e Macron dopo una conferenza stampa a Parigi nel gennaio 2018. EPA-EFE/LUDOVIC MARIN / POOL MAXPPP OUT

Non si placa lo scontro che vede protagonisti il presidente turco e quello francese, con una polemica che si sta allargando a macchia d’olio all’Ue e alle aree di fede islamica e con le tensioni del sud-est europeo sullo sfondo. Mediterraneo orientale e gas: geografia delle tensioni.

Gli attriti tra Parigi e Ankara stanno salendo a dismisura, tanto da allargarsi in queste ore a Paesi dell’Unione europea e ad altri a maggioranza musulmana.

A scatenare la reazione di Erdogan contro Macron sono state le parole di quest’ultimo rispetto all’omicio Paty, il professore decapitato per aver mostrato in classe le vignette di Charlie Hebdo su Maometto, durante una lezione dove veniva trattata la libertà di espressione, che rappresenta uno dei pilastri della Repubblica francese.

Macron, nei giorni scorsi, ha dichiarato “guerra” ai “nemici della Repubblica” e nelle settimane precedenti ha tracciato alcuni provvedimenti in contrasto alla militanza islamista e per gettare le basi di un Islam compatibile con “i valori della Repubblica”, precisando che il Governo è al lavoro con il principale gruppo che rappresenta i musulmani francesi.

Quello che il politico transalpino vuole costruire è un “Islam dell’illuminazione” che possa essere “in pace con la Repubblica”.

La cosa però non è andata giù a Erdogan che avendo il dente avvelenato per lo scomodo inquilino francese nell’area orientale del Mediterraneo, oltre che antagonista sulla scena della Guerra del Nagorno Karabakh, non ha risparmiato durissime frasi contro l’omologo francese.

Lo scenario è stato quello del congresso del partito governativo di venerdì 24 ottobre. “Qual è il problema di Macron con l’Islam ed i musulmani? Deve fare delle cure per la sua salute mentale”, ha detto il capo di Stato turco, che poi ha aggiunto: “Cosa si può dire a un capo di Stato che tratta in questo modo milioni di membri di una minoranza religiosa nel suo Paese?”.

Dall’Eliseo è arrivata pronta risposta: “Gli eccessi e la grossolanità non sono un metodo”.

“Noi chiediamo che Erdogan cambi il corso della sua politica, perché è pericolosa sotto tutti i punti di vista – affermano dal palazzo presidenziale -. Noi non entriamo in polemiche inutili e non accettiamo gli insulti”.

Nagorno-Karabakh, il cessate il fuoco americano dura solo un’ora

Armenia e Azerbaigian hanno accettato di rispettare un nuovo “cessate il fuoco umanitario” nel conflitto del Nagorno-Karabakh, con effetto da lunedì 26 ottobre, ha annunciato il Dipartimento di Stato americano. Tuttavia, dopo meno di un’ora sono già ripartite le accuse …

Il messaggio di Parigi non ha sortito effetto su Erdogan, se non quello di ribadire il concetto nella giornata di sabato dicendo che Macron è “ossessionato” da lui “giorno e notte”, scatenando la risposta da un altro esponente del Governo, il ministro dell’Europa e degli Affari esteri Jean-Yves Le Drian, che ha evidenziato un “desiderio di suscitare odio” da parte della Turchia, con il conseguente richiamo del proprio ambasciatore ad Ankara per le consultazioni che si alternano durante tensioni diplomatiche.

Il Ministero degli Esteri ha nel frattempo invitato le autorità dei Paesi colpiti a garantire la sicurezza dei cittadini francesi e ha definito “atroci” alcuni richiami dei social media alle proteste, lamentando manipolazioni “da parte di una minoranza radicale” e definendo “infondati” i nascenti boicottaggi dei beni francesi, anche da parte di supermercati in Qatar e Kuwait, con richieste di respingere i prodotti transalpini in diversi altri stati. Addirittura dal Bangladesh è partito un attacco hacker a siti di e-commerce francese.

Contro l’Europa

Il leader turco non ha risparmiato neanche l’Europa dicendo che gli europei “parlano di laicità. Ma non c’è niente di laicità lì. È tutta una bugia”.

L’alto rappresentante Ue Josep Borrell ha definito “inaccettabili” le parole di Erdoğan e ha esortato la Turchia “a porre fine a questa pericolosa spirale di scontri”, mentre il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha detto che “la Turchia sceglie provocazioni, azioni unilaterali nel Mediterraneo e ora insulti” e richiamando al “rispetto per l’Europa ed i suoi Stati membri”. Solidarietà alla Francia è arrivata anche dal ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas e dal primo ministro olandese Mark Rutte.

Intanto il fuoco della polemica continua ad alimentarsi delle risentite posizioni di parte del mondo islamico, a partire dal Pakistan che nella mattinata di lunedì 26 ottobre ha convocato l’ambasciatore francese a Islamabad, con il ministro degli Esteri Shah Mehmood Qureshi che ha dato dell'”irresponsabile” a Macron, mentre il primo ministro Imran Khan lo ha accusato di “attaccare l’Islam”.

Anche dal ministro degli Affari islamici della Giordania, Mohammed al-Khalayleh, sono arrivati attacchi alla Francia e non sono mancate rimostranze da gruppi armati come Hezbollah, Hamas e la fazione filo-iraniana in Iraq Rabaa Allah che ha detto, con un avviso minatorio, che i suoi uomini sono “pronti a rispondere quando e dove vogliono”.

Grecia e Turchia: come buttare ‘gas’ sul fuoco delle polemiche

Mentre la questione Macron-Erdogan sta prendendo sempre più forza, parallelamente a potenziali problemi di pubblica sicurezza per la Francia e per gli interessi francesi nel mondo, la querelle nel Mediterraneo orientale continua nella sua strada, che vede Grecia e Turchia sempre più ai ferri corti.

Francia e Germania con la Grecia: stop alle azioni turche nel Mediterraneo orientale e a Cipro

Gli ellenici hanno chiesto di inserire le questioni aperte con la Turchia nelle conclusioni del Consiglio europeo dopo i rilievi sismici di Ankara nei pressi dell’isola greca di Kastellorizo e le ingerenze e azioni unilaterali nell’isola cipriota. Ma dall’Ungheria arriva …

Domenica 25 ottobre la Grecia ha definito “illegale” l’estensione al 4 novembre dei lavori di rilevamento sismico della nave turca Oruç Reis in un’area a ridosso dell’isola ellenica di Kastellorizo, zona contesa. Ankara ha risposto parlando di accuse “infondate” e il ministro degli Esteri Cavusoglu ha detto che la nave opera all’interno della piattaforma continentale turca.

Insieme ad altre due navi, l’Oruç Reis opererà a sud dell’isola greca di Rodi fino al 4 novembre, secondo un avviso marittimo navale turco emesso in ritardo sabato. Un precedente avviso prevedeva lavori di ricognizione nell’area fino al 27 ottobre.

Il Ministero degli Esteri greco ha comunque dichiarato che presenterà reclamo alla parte turca a seguito del nuovo avviso, accusando che l’estensione dell’indagine, oltre ad essere una “mossa illegale”, è in contrasto con gli sforzi per allentare le tensioni e con le recenti conclusioni del Consiglio dei capi di Governo dell’Ue. Dagli Affari esteri di Atene accusano la Turchia di destabilizzazione, avvertendo che “la Grecia condanna apertamente questo comportamento inaccettabile, che in sostanza si sta allontanando ancora di più dalla prospettiva di un dialogo costruttivo”.

Geografia dei giacimenti (e delle tensioni) nel Mediterraneo orientale

La scoperta negli ultimi anni di enormi riserve di gas naturale nel Mediterraneo orientale ha stuzzicato l’appetito dei paesi vicini, ma ha esacerbato le tensioni geopolitiche tra la Turchia e i suoi confinanti. Le relazioni sono state tese negli ultimi mesi a seguito delle operazioni di esplorazione e trivellazione turche in acque rivendicate sia da Cipro che dalla Grecia. Ecco come Euractiv riporta le ultime notizie sulle riserve del cosiddetto “oro blu”.

Le ambizioni di Cipro – Cipro aspira a diventare un importante attore energetico della regione, ha una zona economica esclusiva (Zee) chiave, divisa in 12 blocchi e potenzialmente ricca di gas. Lo scorso novembre, ha firmato la sua prima licenza di esercizio con tre pesi massimi dell’energia: Noble Energy, Shell e Delek. Gli accordi, della durata di 25 anni, permettono di operare nel giacimento di gas di Afrodite, scoperto (2011) nel blocco 12 a sud dell’isola, le cui riserve sono stimate in 127,4 miliardi di metri cubi (m3) di gas. In cambio, secondo i calcoli del ministero dell’Energia, Nicosia dovrebbe guadagnare 9,3 miliardi di dollari in 18 anni. L’italiana Eni e la francese Total stanno inoltre incrementando le attività di esplorazione più a ovest, in particolare nel blocco 6 del sito denominato Calypso, che potrebbe contenere tra i 170 e i 225 miliardi di metri cubi di gas. Nel frattempo, più a sud, nel blocco 10, il gigante statunitense ExxonMobil e la Qatar Petroleum hanno annunciato la scoperta nel 2019 del giacimento Glaucus-1, che potrebbe contenere 130 miliardi di m3 di gas.

A Cipro del nord vince di misura la destra filo-Erdogan, la pace si allontana

Per pochi voti si aggiudica la presidenza il nazionalista Ersin Tatar, Primo ministro uscente considerato molto vicino al Governo di Ankara, in un momento di forti tensioni sull’isola e nel Mediterraneo orientale.

Il ballottaggio nella Repubblica turca di Cipro del nord …

Il “paradiso degli esploratori” – Il Mediterraneo orientale è stato “il paradiso degli esploratori nell’ultimo decennio con gigantesche scoperte di gas a basso costo”, hanno spiegato Aditya Saraswat e Pranav Joshi, analisti di Rystad Energy. In acque israeliane, l’azienda locale Delek ha iniziato a sfruttare il campo del Leviatano situato a 81 miglia (130 chilometri) al largo della costa di Haifa nel gennaio 2020. Scoperto un decennio prima, si pensa che contenga 539 miliardi di m3 di gas naturale. Il giacimento Tamar – più vicino, a sole 50 miglia da Haifa – è in funzione dal 2013 e le sue riserve sono stimate in 238 miliardi di m3. Inoltre, Israele ha giacimenti di dimensioni più piccole, tra cui Tanin e Karish. Il vicino Egitto ha anche un gigantesco campo offshore, Zohr, scoperto nell’agosto 2015 da Eni, che potrebbe ospitare 850 miliardi di m3.

Ridurre la dipendenza dalla Russia – Per trasportare questa abbondanza di gas nel resto d’Europa e contribuire a raggiungere l’obiettivo di ridurre la dipendenza energetica da Russia, Cipro, Grecia e Israele, nel dicembre 2018 è stato raggiunto un accordo per la costruzione di un gasdotto, chiamato East Med. Lungo 1367 miglia, passerà a 106 miglia a sud di Cipro e terminerà ad Otranto, nell’Italia meridionale, dopo aver attraversato l’isola greca di Creta e la Grecia continentale. Il costo della sua costruzione è stimato in 7 miliardi di dollari e dovrebbe essere in grado di trasportare 20 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno. Tuttavia, la costruzione del gasdotto è ancora lontana diversi anni e non sarebbe operativa prima del 2025.

Attori sempre più ingombranti sulla scena internazionale – Nel frattempo le tensioni regionali abbondano, con la già citata Grecia che accusa la Turchia di aver violato il diritto marittimo internazionale per la prospezione nelle sue acque. La Turchia mantiene anche un rapporto conflittuale con il suo vicino cipriota, decenni dopo l’invasione turca della parte settentrionale dell’isola, avvenuta nel 1994 in risposta a un colpo di stato da parte dei greco-ciprioti che volevano unirsi alla Grecia. Le discussioni formali sulla riunificazione sono in fase di stallo dal 2017. Le turbolente relazioni di Israele con i suoi vicini si aggiungono alle tensioni regionali, compresa una disputa in corso con il Libano su una zona offshore. Mentre lo Stato ebraico esporta gas naturale dai giacimenti del Leviatano e del Tamar verso l’Egitto da gennaio, la Giordania ha approvato una mozione per vietare le importazioni di gas israeliano, minando un accordo del 2016 che lo consentirebbe.

La linea di instabilità dei confini a Est dell'Ue

Bielorussia, Turchia, Armenia e Azerbaigian caratterizzano la linea di tensione in aree immediatamente a ridosso dell’Unione europea, se non al suo interno, o in zone di influenza economica che interessano Bruxelles.

I focolai di tensione alle porte dell’Europa continuano a tenere …