Un ruolo più politico per la Nato (e più militare per l’Europa?)

Un addetto sistema la bandiera europea e della Nato prima di un vertice. EPA FOTO EPA/MLADEN ANTONOVEPA PHOTO EPA/MLADEN ANTONOV

Da ieri (martedì 1 dicembre) è in corso il meeting dei ministri degli Esteri dell’alleanza nord-atlantica, dove si stanno affrontando nuovi e vecchi scenari geopolitici, guardando al futuro del patto militare che negli ultimi anni non è stato risparmiato da pesanti critiche.

Il termine della Guerra fredda ha rappresentato la fine di un’epoca, di un mondo, ma non l’immediata nascita di uno nuovo, che però si sta mano a mano formando. Forse potremmo semplificare così gli alti e bassi della Nato nell’ultimo ventennio, ma la questione centrale è che di fronte allo sconvolgimento di certi equilibri è necessario saper tenere il “punto” sui nuovi contesti che si sviluppano.

Il 2019 ha rappresentato un anno difficile per la Nato, come del resto il 2020, in particolare nei momenti in cui il presidente Emmanuel Macron ha annunciato la “morte cerebrale” dell’organizzazione, non senza polemiche.

Non più tardi di metà novembre il leader francese ha inoltre affermato che l’Europa ha ancora bisogno di una propria strategia di Difesa indipendente e sovrana. Questo è sempre valido, ha specificato l’inquilino dell’Eliseo, anche se l’Ue avrà a che fare con un nuovo governo americano che potrebbe portare a legami più amichevoli.

Del resto il leader francese ha sempre avuto le idee chiare sulla difesa dell’Unione, andando in controtendenza con la storia francese, caratterizzata da forte ritrosia su un comparto difensivo comunitario. Per Macron non è solo una necessità dettata dai grandi sconvolgimenti geopolitici in corso, ma anche lo sviluppo di solide basi ideologiche per la costruzione di una difesa europea.

Nato 2030

Il dibattito su quanto ancora la Nato possa influire efficacemente nelle dinamiche geopolitiche mondiali è vivo. Nelle prossime righe si riportano le notizie di un articolo apparso su Euractiv.com su un rapporto, pubblicato martedì 1 dicembre, riguardante la riforma dell’alleanza. In essa si proporrebbero soluzioni per affrontare le nuove sfide con Russia e Cina.

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Il gruppo di lavoro, co-presieduto da Thomas de Maizière, già ministro dell’Interno tedesco e Wess Mitchell, ex diplomatico esperto di politica estera, ha preparato il rapporto “Nato 2030 – Uniti per una nuova era”, che contiene 138 proposte di riforma in circa 60 pagine.

Secondo i diplomatici della Nato, il rapporto contiene principalmente due “risposte”: una alle accuse di Macron, l’altra alle “legittime critiche” sul lento adattamento dell’alleanza verso un futuro caratterizzato da un maggiore peso.

Il segretario generale Jens Stoltenberg ha discusso i risultati con i ministri degli Esteri della Nato martedì 1 dicembre, prima di redigere un documento politico da presentare ai capi di Stato e di governo dell’alleanza. “Svilupperò poi le mie proposte per i capi di Stato e di Governo quando si incontreranno l’anno prossimo”, ha detto Stoltenberg ai giornalisti riferendosi al vertice che si terrà nel 2021. “E non vedo l’ora, perché la Nato ha dimostrato di essere un’alleanza molto agile”, ha aggiunto.

Andare oltre ai veti

Per migliorare la capacità di azione della Nato, il gruppo di esperti propone una serie di misure a scapito dell’unità, che rompe con i precedenti principi fondamentali dell’alleanza.

Secondo le informazioni trapelate e riportate da Euractiv, il diritto di veto dovrebbe essere limitato e il principio dell’unanimità dovrebbe essere indebolito, ma non abolito, per accelerare le decisioni ed evitare “blocchi sempre più frequenti da parte dei singoli Paesi”.

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L’idea rischia di incontrare la resistenza di diversi membri, soprattutto di Turchia, Regno Unito e degli Stati europei dell’Est, per motivi diversi. Nel cambio di passo che viene proposto si raccomanda che “i ministri degli Esteri si riuniscano più regolarmente”, invece di far trattare le controversie agli ambasciatori Nato e che il Segretario generale assuma un ruolo più importante nella mediazione delle controversie.

Inoltre, si starebbe valutando la possibilità di far nascere delle “Coalizioni di volontà” all’interno della Nato, il che si tradurrebbe nella capacità dell’alleanza di agire in futuro anche se non tutti i membri approvano una missione.

La questione cinese

Al vertice di Londra del 2019 l’allora presidente Usa Donald Trump impose di inserire la Cina nelle questioni da trattare con maggiore forza. A tal proposito, secondo quanto riporta Euractiv è probabile che il rapporto esprima preoccupazione per una potenziale disunione tra i membri dell’alleanza di fronte alle nuove minacce emergenti.

“La Cina non è più il partner commerciale benevolo che l’Occidente aveva sperato. È la potenza crescente del nostro secolo e la Nato deve adattarsi”, ha detto un diplomatico dell’Alleanza che ha visto il rapporto, facendo riferimento all’attività cinese nell’Artico e in Africa e i suoi forti investimenti nelle infrastrutture europee.

Parte della risposta della Nato dovrebbe essere il mantenimento di un vantaggio tecnologico sulla Cina, la protezione delle reti e delle infrastrutture informatiche, ha detto la fonte diplomatica, citando il rapporto, che raccomanderà l’istituzione di un organo consultivo sulle politiche da adottare nei confronti di Pechino, anche se ha riconosciuto che non tutte le raccomandazioni saranno acquisite.

L’alleanza potrebbe anche stringere legami più stretti con Paesi non-Nato come l’Australia e concentrarsi maggiormente sulla deterrenza nello spazio, dove la Cina sta sviluppando nuove risorse, suggerisce il rapporto.

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Della Cina e della contesa nel Pacifico i ministri degli Esteri della Nato discuteranno insieme ad altri Stati non aderenti, coma la già citata Australia, la Nuova Zelanda, il Giappone, la Corea del Sud, la Finlandia e la Svezia. Sarà presente inoltre l’Alto rappresentante Ue Joseph Borrell.

Parlando con i giornalisti prima della pubblicazione del rapporto, Stoltenberg ha detto che l’ascesa della Cina pone “importanti sfide alla nostra sicurezza” e che “sta investendo massicciamente in nuove armi”, avanzando verso occidente, dall’Artico all’Africa. “La Cina  – ha aggiunto – non condivide i nostri valori e cerca di intimidire gli altri Paesi”. I diplomatici che hanno citato il rapporto hanno precisato che non si parlerà della Cina come di un nemico.

Considerazioni strategiche europee

Le questioni da affrontare per la Nato sono tante. Dalla tensione per la decisione della Turchia di acquistare sistemi d’armamento russi e la sua aggressività nel Mediterraneo orientale, fino ai dubbi degli Stati Uniti sull’impegno dell’Europa nella propria difesa e l’appello di Trump a fare di più in Medio Oriente.

Il rapporto arriva in un momento in cui l’Ue deve gestire l’avviato alleggerimento militare degli Stati Uniti in Europa ed un mutevole contesto di minacce che le ruota attorno. Così a Bruxelles, lato Unione europea, si è iniziato a lavorare sulla “bussola strategica” e su di una dottrina militare entro il 2022.

Questo nuovo processo si colloca nel mezzo di un crescente dibattito sull’opportunità che l’Europa miri a rafforzare la sua potenza militare, indipendentemente dagli Stati Uniti, nonostante la prospettiva che il cambiamento alla Casa Bianca, prossima ad ospitare il presidente eletto Joe Biden, possa invertire il tono ostile nei confronti degli alleati europei. Le raccomandazioni del rapporto, hanno detto i diplomatici della Nato, non hanno tenuto completamente conto dell’esito delle elezioni americane, ma rimangono valide.

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Nella conferenza stampa Stoltenberg ha inoltre detto ai giornalisti di aver invitato Biden a un vertice a Bruxelles “all’inizio del prossimo anno” con gli altri leader alleati. “La data specifica non è ancora stata decisa. Ma ci sarà un vertice della Nato e, naturalmente, ci saranno tutti i leader dei Paesi aderenti”, ha aggiunto.

Nato e Consiglio europeo: i rapporti con gli Usa e le prossime mosse

I rapporti con gli Usa saranno discussi nel prossimo Consiglio europeo del 10-11 dicembre, soprattutto per il nuovo corso statunitense che partirà a gennaio 2021, con l’insediamento di Biden. In evidenza nella riunione della prossima settimana vi saranno la lotta al Covid-19 e ai cambiamenti climatici, ripresa economica, promozione della pace e della sicurezza, oltre alla difesa del multilateralismo e dei valori condivisi.

Nel Consiglio europeo del 10-11 dicembre i capi di Stato e di governo dell’Ue discuteranno anche delle relazioni con gli Usa, in vista dell’avvio della presidenza di Joe Biden. Il dibattito, spiega un alto funzionario Ue, è stato preparato in una riunione del Coreper, sulla base di un non paper composto da cinque punti principali: lotta alla pandemia di Covid-19, ripresa economica, lotta al cambiamento climatico, difesa del multilateralismo e dei valori condivisi, promozione della pace e della sicurezza).

Il presidente Charles Michel vorrebbe tenere un paio di summit entro la metà del prossimo anno ed è in stretto contatto con il segretario generale Stoltenberg per organizzare una visita congiunta a Washington.

Questo è emerso dopo che nella giornata di lunedì 30 novembre la riunione degli ambasciatori Ue ha concordato la necessità di rafforzare la partnership transatlantica che vada nella direzione di rendere l’Ue più forte e più autonoma. Nel dibattito sviluppatosi c’è stato ampio accordo sui cinque pilastri del non-paper. Questi, da quanto è uscito dalla riunione, dovrebbero essere la base di un salto di qualità da parte della Commissione Ue, del Servizio europeo per l’azione esterna e del Consiglio.