Ue-Turchia: nuove pesanti accuse sulla situazione libica

Il primo ministro libico del Governo di Accordo Nazionale Fayez al-Sarraj, durante una conferenza stampa con il Primo Ministro italiano Conte al termine di un incontro a Roma a gennaio 2020. [EPA-EFE/ANSA/CLAUDIO PERI]

L’Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza Borrell ha sempre ribadito che l’Ue e la Turchia “condividono lo stesso interesse nel ritorno alla stabilità e alla pace” ma le tensioni continuano a salire e la situazione in Libia sembra complicarsi. Il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha affermato che “L’operazione Irini” dell’Unione europea per assicurare l’embargo di armi alla Libia “sostiene Haftar e danneggia il governo libico” di Fayez al Sarraj.

La Turchia aveva accusato la Francia, il 16 giugno, di aver esacerbato la crisi in Libia e di aver violato le decisioni dell’Onu e della Nato sostenendo le forze di Khalifa Haftar contro il governo dell’accordo nazionale. In risposta, la Francia ha accusato la Turchia di ripetute violazioni dell’embargo Onu; la convinzione di Parigi, infatti, è che Ankara trasporti armi e combattenti in Libia in aperta violazione delle risoluzioni dell’Onu, e contro la dichiarazione finale della riunione di Berlino del gennaio scorso, in cui tutti i paesi della regione si erano impegnati a interrompere ogni interferenza nella guerra civile nel Paese nordafricano che dura ormai dal 2014. Dopo l’episodio per cui alla Francia è stato impossibile perquisire nell’ambito della missione Nato ‘Sea Guardian’ un cargo turco sospettato di portare armi in Libia, la Francia ha annunciato il ritiro temporaneo dall’operazione di sicurezza della Nato nel Mediterraneo.

Il presidente francese Emmanuel Macron, poi, giovedì 23 luglio, aveva esplicitamente chiesto sanzioni europee contro la Turchia per “violazioni” delle acque greche e cipriote, sostenendo che l’Unione Europea dovrebbe agire sulla crisi libica.

L’operazione IRINI

Ora al centro delle accuse turche è finita la missione europea Irini, l’operazione dell’Unione Europea lanciata il 31 marzo 2020 con l’obiettivo di far rispettare l’embargo sulle armi delle Nazioni Unite in Libia, utilizzando mezzi aerei, satellitari e marittimi. Nello specifico l’operazione, guidata dal Contrammiraglio Fabio Agostini, che sostituisce definitivamente Sophia, prevede che si possano effettuare ispezioni sulle imbarcazioni in alto mare al largo delle coste libiche che siano sospettate di trasportare armi o materiale connesso da e verso la Libia a norma della risoluzione 2292 (2016) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

“L’operazione Irini” dell’Unione europea per assicurare l’embargo di armi alla Libia “è assolutamente parziale. Sostiene Haftar e danneggia il governo libico” di Fayez al Sarraj che è riconosciuto dall’Onu. Queste le parole del ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, pronunciate in una conferenza stampa ad Ankara con l’omologa spagnola Maria Arancha Gonzalez Laya. Parole su cui sarà difficile per l’Ue far finta di niente.

Nel frattempo giovedì 16 luglio la Camera ha approvato il rifinanziamento delle missioni militari internazionali, tra cui proprio quella in Libia, con il finanziamento diretto alla Guardia costiera libica, che molte inchieste internazionali hanno mostrato gestire il traffico di esseri umani e i centri di detenzione per migranti dove avvengono sistematiche e gravissime violazioni dei diritti umani.

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