Borrell a Mosca: le relazioni Ue-Russia sono “al punto più basso”. Navalny di nuovo a processo per diffamazione

Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, e l'Alto rappresentante UE per gli affari esteri, Josep Borrell, durante il loro in contro a Mosca, venerdì 5 febbraio 2021 [EPA-EFE/RUSSIAN FOREIGN AFFAIRS MINISTRY]

Il caso Navalny rappresenta “il punto più critico” nella storia delle relazioni tra Russia e Unione Europea, che oggi sono arrivate “al punto più basso”. Lo ha detto Josep Borrell, l’Alto rappresentate dell’UE per la politica estera, durante il suo incontro con il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, che si è svolto venerdì 5 febbraio a Mosca, prima tappa di una visita di tre giorni.

Borrell ha ribadito che l’Unione Europea ritiene “politicamente motivata” la condanna di Navalny a due anni e otto mesi di carcere e condanna la repressione delle manifestazioni in suo favore, ma ha spiegato che “costruire un muro di silenzio non è un’opzione” perché Russia e UE rimangono interconnesse “non solo geograficamente, ma anche da un’ampia gamma di legami culturali, storici ed economici. Siamo entrambi stakeholder della regione Euroasiatica. Oggi abbiamo l’opportunità di avere una conversazione franca fra di noi, per affrontare questo punto. L’assenza di normalità nei rapporti tra la Russia e l’Unione europea non giova a nessuno”.

Il dialogo con Lavrov, ha aggiunto il diplomatico europeo, è stato “aperto, franco e intenso: ho espresso al ministro Lavrov la nostra preoccupazione, ribadito la richiesta di rilascio” per Navalny “e l’attivazione di un’indagine imparziale riguardo al suo avvelenamento”. L’UE, ha detto ancora Borre “rispetta in pieno la sovranità russa”, ma “considera che le questioni che riguardano lo stato di diritto, i diritti umani, la società civile e la libertà politica siano centrali per il futuro” di entrambi i paesi. Per ora, comunque, “non c’è alcuna proposta di sanzioni da parte di nessuno degli Stati europei”.

Inoltre, Borrell ha espresso il suo apprezzamento “per il successo” del vaccino anti-COVID Sputnik V, sviluppato dalla Russia: “È un’arma in più per combattere la pandemia e spero che l’Ema lo possa approvare presto per l’uso in Europa”.

La Russia non vuole interferenze

Da parte sua, nella conferenza stampa congiunta Lavrov si è detto rammaricato “per il fatto che durante la pandemia, quando ci saremmo dovuti unire gli uni agli altri, alcune forze nell’Unione europea hanno accusato la Russia di fare disinformazione”, mentre “la Russia ha dimostrato nei fatti la volontà di aiutare i nostri partner europei nella lotta contro questo pericoloso virus”. Secondo il ministro degli Esteri russo, la tensione tra il suo paese e l’UE si deve “alle sanzioni unilaterali e illegittime che l’Unione europea ha imposto a causa di false valutazioni. Speriamo che nel prossimo summit europeo di marzo la Ue opti per un approccio professionale e costruttivo”.

Alle parole di Lavrov dirette all’UE hanno fatto eco quelle contro gli Stati Uniti pronunciate dal portavoce di Putin, Dmitri Peskov. Le dichiarazioni del neopresidente statunitense Joe Biden – che giovedì aveva annunciato “una linea più dura ed efficace” contro la Russia e chiesto di liberare Navalny “subito e senza condizioni” – secondo Peskov rappresentano “una retorica molto aggressiva e non costruttiva. I messaggi che suonano come ultimatum per noi sono inammissibili”. Quanto alle manifestazioni di piazza, “non c’è repressione, ci sono solo misure adottate dalla polizia contro coloro che violano la legge, contro coloro che partecipano a cortei non autorizzati”: la polizia, ha concluso Peskov, agisce sempre “nell’ambito della legalità”.

Nuovo processo per il dissidente

Sempre venerdì mattina, poi, a pochi chilometri di distanza dalla stanza del colloquio Borrell-Lavrov, nel tribunale Babushkinsky di Mosca si è aperto un nuovo processo a carico di Navalny, accusato di diffamazione nei confronti di Ignat Artemenko, un veterano della Seconda guerra mondiale che in un breve video aveva difeso il referendum pro Putin del 2020. Navalny aveva definito i protagonisti del video “traditori” e “vergogna della nazione”, e ora rischia una pesante multa o addirittura una nuova pena detentiva. In aula, il dissidente ha accusato i parenti di Artemenko di averlo strumentalizzato e si è dichiarato non colpevole. “Non capisco le accuse”, ha detto Navalny: “Non sapevo nulla di Artemenko fino a quando la polizia non è venuta da me”.

 

Alexei Navalny nell’aula del tribunale di Mosca durante la prima udienza del processo che lo vede accusato di diffamazione, venerdì 5 febbraio 2021. [EPA-EFE/BABUSHKINSKY DISTRICT COURT PRESS SERVICE]

 

Intanto, il coordinatore degli uffici regionali dell’organizzazione di Navalny, Leonid Volkov, ha detto che per il prossimo weekend non saranno organizzate proteste, che riprenderanno però in primavera e in estate. “Se usciremo ogni settimana avremo ancora migliaia di arrestati e centinaia di picchiati”, ha spiegato Volkov. “Alexey – ha aggiunto – ci chiede di concentrarci sull’autunno”, quando –  a settembre –  sono previste le elezioni della Duma, il Parlamento russo.

Alla vicenda Navalny, infine, si è aggiunto giovedì un nuovo capitolo, per ora dai dettagli poco chiari. Si tratta della mortedi Maksimishin Sergey Valentinovich, il medico di 55 anni che per primo curò Navalny lo scorso agosto, dopo il suo avvelenamento con l’agente nervino Novichok. Il decesso del medico è stato confermato con una dichiarazione alla Cnn dall’ospedale di Omsk, dove lavorava, che però non ha fornito dettagli sulle cause della morte.