Ue pronta a sanzionare la Turchia se non riduce le azioni nel Mediterraneo

Il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas (a destra) e l'alto rappresentante Josep Borrell (a sinistra) in conferenza stampa a Berlino. [EPA-EFE/Kay Nietfeld]

I ministri degli Esteri dell’Ue venerdì (28 agosto) hanno concordato una lista di sanzioni contro la Turchia nel caso in cui Ankara non riduca le sue azioni nel Mediterraneo orientale, comprese le trivellazioni illegali per il petrolio e il gas.

La prima fase delle sanzioni riguarda il settore energetico della Turchia, ovvero le imprese coinvolte nelle perforazioni illegali nel Mediterraneo orientale nelle zone economiche esclusive di Grecia e Cipro.

Alla domanda su cosa potrebbero comportare queste misure, l’alto commissario Josep Borrell ha detto che le sanzioni potrebbero essere estese alle navi o ad altri beni coinvolti nelle trivellazioni, oltre a proibire l’uso dei porti e delle forniture dell’Ue e a limitare “le infrastrutture economiche e finanziarie legate a questa attività”.

Si potrebbero anche prendere in considerazione sanzioni ad ampio raggio contro interi settori dell’economia turca, ha aggiunto, precisando che queste potrebbero entrare in gioco solo se misure più mirate contro la trivellazione non fossero efficaci.

Queste sanzioni riceveranno l’approvazione finale ed entreranno in vigore al prossimo vertice dell’Unione Europea il 24 settembre a Bruxelles, se la Turchia non ritirerà le sue navi da guerra dalla regione e non fermerà le attività illegali per quella data.

“L’obiettivo primario è quello di diminuire immediatamente l’escalation. Un alto numero di navi da guerra si è radunato nella regione e non si può escludere un incidente”, ha detto un diplomatico dell’Ue.

Rispondendo a una domanda EURACTIV, Borrell ha detto che l’Europa dovrebbe discutere tutte le questioni con la Turchia. “Sicuramente si parlerà di molte questioni in sospeso che stanno avvelenando il nostro rapporto, ma per il momento la cosa più urgente è risolvere la questione delle trivellazioni e della presenza di imbarcazioni turche nelle acque di Cipro, che è qualcosa di pericoloso”, ha dichiarato.

In seguito ci dovrebbe essere spazio per un dialogo costruttivo tra Atene e Ankara. EURACTIV.com ha appreso che l’Austria e la Francia hanno sostenuto con forza le richieste della Grecia, mentre la Germania, Malta e l’Italia, sebbene anch’esse solidali, sono rimaste più prudenti, temendo le ritorsioni del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan sul fronte dei migranti.

La Grecia aveva inizialmente chiesto sanzioni che paralizzassero l’economia turca. “Questo è solo il primo passo, se le cose peggioreranno, anche le nostre sanzioni si intensificheranno”, hanno chiarito fonti diplomatiche.

Se la Turchia continuerà le sue attività di trivellazione del gas nel Mediterraneo orientale, sarà applicata una seconda fase di sanzioni, questa volta mirate al settore finanziario turco e in particolare alle banche turche. Se la situazione continuerà a peggiorare, è previsto anche un divieto di viaggio.

Atene ha accolto con favore gli sviluppi di venerdì. “Penso che la parte greca abbia ottenuto quello che poteva, cioè possibili sanzioni se la Turchia non riduce i suoi interventi e non torna a dialogare”, ha detto il ministro degli Esteri Nikos Dendias ai media greci.

“Spero che la Turchia torni in sé, ponga fine alle provocazioni, alle azioni arbitrarie e smetta di violare il diritto internazionale”.

Fonti diplomatiche hanno detto a EURACTIV.com che il primo passo per il dialogo sarebbe stato un colloquio tra i funzionari degli affari esteri, in quanto un incontro tra ministri è altamente improbabile. Atene ha anche sottolineato che qualsiasi dialogo si baserebbe sui “principi del diritto internazionale”.

I greci hanno anche chiarito che l’unico argomento in discussione con la Turchia è la questione marittima. Ankara invece sembra spingere per affrontare altre questioni bilaterali in sospeso, cosa che Atene respinge totalmente.

Parlando alla sua conferenza stampa annuale a Berlino, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha invitato gli Stati membri a sostenere Atene nella controversia. “Credo che tutti gli Stati membri dell’Ue abbiano il compito di prendere molto seriamente i diritti e le questioni che i nostri amici greci propongono, e anche di sostenerli dove hanno ragione”, ha detto ai giornalisti.

“Ho sempre sostenuto che non ci devono essere ulteriori escalation. E questo può essere fatto solo parlando ripetutamente con entrambe le parti”. Anche le controversie sulla divisione delle zone economiche possono (essere risolte) insieme. La Germania è impegnata in questo senso”, ha aggiunto.

L’accordo raggiunto nel vertice di Berlino e i commenti della Merkel hanno suscitato forti reazioni in Turchia. Ankara ha detto che il sostegno “incondizionato” dell’Ue a quelle che ha definito le posizioni “massimaliste” di Grecia e Cipro ignora le legittime rivendicazioni del governo turco e crea solo più tensione. “Il ricorso dell’Ue al linguaggio delle sanzioni non aiuterà a risolvere i problemi esistenti e, di fatto, rafforzerà ulteriormente la determinazione del nostro Paese”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri turco Hami Aksoy in una dichiarazione. “Se l’Ue vuole trovare una soluzione nel Mediterraneo orientale, deve agire senza pregiudizi ed essere un broker onesto”.