Vertice Ue-Cina, Von der Leyen: “Pechino non interferisca sulle sanzioni. L’equidistanza non basta”

Il presidente cinese Xi Jinping e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen in collegamento video. [EPA-EFE/OLIVIER MATTHYS / POOL]

Venerdì 1° aprile il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, e quella della Commissione UE, Ursula von der Leyen, hanno incontrato in videoconferenza il premier cinese, Li Keqiang, e il presidente Xi Jinping, in un vertice originariamente pensato per rilanciare le relazioni con Pechino ma che è stato dominato dalla guerra in Ucraina e dalle sue ripercussioni sui rapporti internazionali.

Si tratta del primo (seppur virtuale) incontro tra i vertici di Ue e Cina dopo quasi due anni. In tutto i colloqui sono durati circa due ore. “La comunità internazionale, in particolare la Cina e l’Ue, hanno la responsabilità reciproca di usare la loro influenza congiunta e la diplomazia per porre fine alla guerra della Russia in Ucraina e alla crisi umanitaria ad essa associata”, ha scritto su Twitter il presidente del Consiglio Ue Charles Michel al termine dei colloqui con il premier cinese Li Keqiang e prima di quelli con il presidente Xi Jinping.

“Il summit Ue-Cina è un’opportunità di dialogo opportuna e necessaria. Questa mattina insieme al primo ministro Li e alla presidente von der Leyen abbiamo affrontato i diritti umani, il cambiamento climatico, il Covid, le nostre relazioni economiche e commerciali e gli affari esteri, in particolare la guerra russa in Ucraina”, ha spiegato Michel.

“Abbiamo chiesto alla Cina di contribuire alla fine della guerra e non chiudere gli occhi davanti alle azioni della Russia”, ha spiegato Michel. “L’equidistanza non basta, abbiamo chiesto un impegno attivo della Cina per raggiungere la pace in Ucraina”, ha aggiunto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. “Siamo stati chiari che, se la Cina non intende sostenere le sanzioni su Mosca, come minimo non interferisca – ha continuato la presidente dell’esecutivo Ue -. Per Pechino sarebbe un danno di reputazione, che intacca fiducia e affidabilità. Le imprese stanno seguendo con attenzione la questione. È in gioco proprio la reputazione della Cina. Si tratta di fiducia, affidabilità e decisioni su investimenti a lungo termine. Ogni giorno gli scambi tra Ue e Cina ammontano a 2 miliardi di euro. Quelli tra Cina e Russia a 330 milioni. Nessuno ha interesse a prolungare la guerra e a sconvolgere ulteriormente l’economia mondiale”.

Pechino dal canto suo chiede a Bruxelles di non costringerla a scegliere “da che parte stare” e di evitare la “mentalità da Guerra Fredda” sulla crisi in Ucraina. “Tutti i Paesi hanno il diritto di scegliere autonomamente le proprie politiche estere, non dovrebbero costringere gli altri a scegliere da che parte stare e non dovrebbero adottare un approccio semplicistico di essere amico o nemico”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Zhao Lijian, in merito alla richiesta di Bruxelles di non dare sostegno economico e militare alla Russia.

Il sostegno di Pechino a Mosca potrebbe contribuire a irrigidire ulteriormente i rapporti Cina-Ue, che negli ultimi mesi hanno già avuto più di un punto di frizione – come lo scontro riguardo alle pressioni commerciali contro la Lituania, colpevole agli occhi di Pechino di aver consentito l’apertura a Vilnius di un’ambasciata de facto di Taiwan.

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In preparazione dell’incontro, i vertici dell’Ue nutrivano la speranza di convincere Pechino a mantenere una posizione quantomeno neutrale nei confronti della Russia, interpretando come un segno positivo l’astensione cinese sulla risoluzione di condanna della guerra in Ucraina approvata dalle Nazioni Unite. L’influenza cinese, agli occhi europei, può essere una carta da giocare per indurre Putin a cessare le ostilità.

A sostenere una linea conciliante sono i diplomatici di alcuni dei principali paesi dell’Ue, tra cui Germania e Francia, per i quali sarebbe prematuro criticare la Cina per la sua posizione attuale, dato che non ci sono ancora prove per dimostrare, ad esempio, che Pechino stia fornendo armi alla Russia.

Alla vigilia del meeting, tuttavia, queste speranze sono state gelate dalla visita a Pechino del ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov, e dalle dichiarazioni del suo omologo cinese, Wang Yi, secondo cui le relazioni sino-russe “hanno resistito alla nuova prova della mutevole situazione internazionale” e “la Cina è disposta a collaborare con la Russia” per portare i rapporti “a un livello più alto nella nuova era”.

Parole anticipate da quelle di un portavoce del ministero degli Esteri cinese, che aveva affermato che “non c’è alcun tetto per la cooperazione Cina-Russia, alcun tetto per noi per lottare per la pace, alcun tetto per noi per salvaguardare la sicurezza e alcun tetto per noi per opporci all’egemonia”. In sostanza, una conferma di quella partnership strategica che Putin e Xi avevano annunciato con l’accordo del 4 febbraio, siglato in occasione dei Giochi Olimpici invernali.

La linea di Pechino nei confronti dell’Ue, secondo gli osservatori, sarebbe quella di cercare di preservare il proprio accesso a mercato economico europeo pur mantenendo la sua posizione di vicinanza all’alleato russo. Una posizione che si scontra con la linea dell’Europa, allineata (quasi del tutto, vedi il no all’embargo totale sui combustibili fossili russi) agli Stati Uniti nell’opposizione frontale a Mosca.

Come ha scritto il Washington Post, i funzionari cinesi sono rimasti sorpresi dallo stretto allineamento dell’Ue agli Stati Uniti, in particolare nell’introduzione delle sanzioni economiche contro la Russia, e la televisione di stato cinese martedì scorso in un editoriale ha invitato l’Unione Europea – “che molte volte è stata accoltellata alle spalle dagli Usa” – a non ripetere gli stessi errori e “farsi trascinare nel baratro dagli Stati Uniti”.

Se Washington – e non da oggi – considera Pechino il principale avversario geopolitico, finora l’Ue ha tenuto una posizione più cauta, che ha portato tra l’altro, a fine 2020, alla firma di un grande accordo sugli investimenti fortemente sponsorizzato dall’allora cancelliera tedesca Angela Merkel.

Ancora martedì 29 marzo l’Alto rappresentante per la politica estera, Josep Borrell, ha detto al Consiglio europeo per le relazioni estere, poche ore dopo aver parlato al telefono con Wang Yi, che “siamo molto, molto lontani dal considerare la minaccia cinese allo stesso livello della Russia. La Russia è certamente una grande sfida per i paesi vicini … [mentre] la Cina come pericolo o minaccia militare per l’Unione Europea non è nella nostra mentalità”.

Le frizioni tra Bruxelles e Pechino certo non mancano: oltre alla vicenda dell’embargo contro la Lituania, pesano la mancata collaborazione sulla ricerca dell’origine della pandemia di Covid-19, le campagne di disinformazione cinesi contro l’UE, le sanzioni della Cina contro deputati e diplomatici europei introdotte come rappresaglia per le misure restrittive europee per la repressione degli uiguri nello Xinjiang, il blocco da parte dell’Ue della ratifica dell’accordo sugli investimenti.

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