Ucraina, Tusk: le sanzioni dell’Ue alla Russia sono “immaginarie”

“I governi europei che hanno bloccato decisioni più dure (come Germania, Italia, Ungheria) si sono disonorati”, ha affermato su Twitter l'ex presidente del Consiglio europeo. [EPA-EFE/Radek Pietruszka POLAND OUT]

Mentre il commissario UE all’Economia, Paolo Gentiloni, venerdì 25 febbraio ha parlato della possibilità di nuove sanzioni contro la Russia per l’invasione dell’Ucraina, quelle decise dai leader dell’Unione nella serata di giovedì 24, e che devono ancora essere approvate ufficialmente, sono giudicate troppo deboli dall’ex premier polacco ed ex presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, in un attacco duro e irrituale in particolare nei confronti di alcuni Stati membri.

“In questa guerra tutto è reale: la pazzia e la crudeltà di Putin, le vittime ucraine, le bombe che cadono su Kiev. Solo le vostre sanzioni sono immaginarie” ha scritto Tusk su Twitter nella mattinata di venerdì 25 febbraio, lanciando un monito molto duro nei confronti di “quei governi europei che hanno bloccato decisioni più dure (come Germania, Italia, Ungheria)” e che così facendo “si sono disonorati”.

Le sanzioni decise giovedì sera dal Consiglio UE dovrebbero colpire circa il 70 per cento del settore bancario russo, e prevedere grossi divieti di esportazione, diretti in particolare verso i materiali che potrebbero far aumentare le capacità militari e tecnologiche di Mosca. Ci saranno inoltre sanzioni individuali nei confronti di diversi oligarchi e persone dell’entourage di Vladimir Putin.

Tuttavia, per il momento le sanzioni non colpiranno direttamente il presidente russo, e l’Europa continuerà ad acquistare gas e petrolio da Mosca. Anche per questo motivo, la Russia non verrà esclusa dal sistema internazionale di pagamento SWIFT.

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Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, giovedì ha detto che l’estromissione della Russia da SWIFT “è sempre un’opzione. Ma in questo momento non è la posizione che il resto d’Europa vuole prendere”. Secondo indiscrezioni trapelate a margine del Consiglio europeo, a frenare sull’estromissione della Russia da SWIFT sono stati Germania, Italia, Austria, Lussemburgo e Cipro, preoccupati in particolare di una possibile riduzione delle forniture di gas e petrolio per l’impossibilità di procedere ai pagamenti.

L’attacco di Tusk ai partner dell’UE è, per una volta, in linea con la posizione espressa dai vertici politici di Varsavia. Giovedì, arrivando al Consiglio europeo, il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki – i cui rapporti con Bruxelles sono alquanto tesi a causa dei problemi sullo stato di diritto e sul blocco dell’erogazione dei fondi UE – ha chiesto ai partner di abbandonare l'”ingenuità” e di agire “con decisione” e “unità” per adottare sanzioni “massicce” che “fermino” Putin e gli impediscano di “attraversare un altro Rubicone”.

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“Dobbiamo fermarlo. Se l’Europa vuole essere rilevante, dobbiamo agire molto, molto rapidamente, perché altrimenti crolleremo. È un momento critico per la storia dell’Ue e dell’Europa. Il mondo ci guarda”, ha avvertito Morawiecki, sostenuto dai paesi baltici e dalla Slovenia.

Anche il presidente lituano, Gitanas Naueda, ha chiesto infatti l’uso di “tutto il potere di dissuasione” dell’UE e l’adozione senza indugio di un’ampia gamma di sanzioni economiche, finanziarie ed energetiche, compreso il gas.

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In una lettera congiunta al Consiglio UE, invece, Morawiecki e il premier sloveno, Janez Janša, hanno proposto di offrire una prospettiva concreta per l’ingresso dell’Ucraina nell’UE.

“L’Unione ha le conoscenze e l’esperienza” per concretizzare “una soluzione strategica” per la crisi in Ucraina, ossia lo “strumento già ben sviluppato chiamato allargamento. Dobbiamo elaborare un piano ambizioso e tangibile per la rapida integrazione dell’Ucraina nella Ue entro il 2030”, si legge nella lettera inviata al presidente del Consiglio europeo, Charles Michel e diffusa giovedì sera dal gabinetto di Janša.
Spingendo l’Ucraina verso la Ue, “al popolo ucraino verrà data una speranza strategica e un motivo per perseverare nella difesa della propria patria, della sovranità e della democrazia”, hanno scritto i due premier, chiedendo una tabella di marcia precisa per il processo d’adesione di Kiev.

Nel frattempo, fin dalle prime ore di giovedì la Polonia ha annunciato di essere ponta ad accogliere i profughi in fuga dall’Ucraina. Nelle regioni di Lublino e della Precarpazia, al confine polacco-ucraino, hanno riferito i media polacchi citando il vice ministro dell’Interno, Paweł Bossernaker, saranno allestiti otto punti di accoglienza per fornire cibo, assistenza medica e informazioni. Lo riferiscono media locali.