Ucraina, l’UE garantirà la protezione umanitaria temporanea ai profughi. I paesi di Visegrad in prima linea nell’accoglienza

Profughi in fuga dall'Ucraina alla stazione di Varsavia, il 27 febbraio 2022. [EPA-EFE/ROMAN PILIPEY]

Secondo i dati diffusi dall’UNHCR, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, sono 368 mila “e continuano ad aumentare” le persone fuggite dall’Ucraina in seguito all’inizio dell’invasione russa, e alcune di esse sono già arrivate anche in Italia. La crisi umanitaria ha spinto l’UE a decidere di utilizzare per la prima volta in assoluto il meccanismo per il riconoscimento automatico della “protezione temporanea”, e hanno spinto i paesi dell’Europa centro-orientale del ‘gruppo di Visegrad’ a capovolgere la linea dura sull’immigrazione perseguita negli ultimi anni.

Per ora, la gran parte dei profughi si sono fermati nei paesi confinanti con l’Ucraina: almeno un terzo in Polonia e oltre 70 mila in Ungheria. Tuttavia, secondo alcune stime se la guerra continuerà a lungo il loro numero potrebbe arrivare a quattro o cinque milioni. Domenica 27 febbraio, la commissaria UE agli Affari interni, Ylva Johansson, ha detto che l’Unione deve “essere pronta a milioni” di persone in arrivo.

Riconoscimento immediato

Johansson ha parlato al termine di una riunione dei ministri dell’Interno UE, e ha annunciato che entro questa settimana – probabilmente prima della nuova riunione dei ministri prevista giovedì 3 marzo – la Commissione proporrà di attivare la direttiva che prevede il riconoscimento immediato della protezione temporanea “in caso di afflusso massiccio di sfollati provenienti da paesi terzi”.

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Si tratta di un meccanismo introdotto nel 2001, dopo le guerre dei Balcani e del Kosovo, ma che finora non era mai stato utilizzato, neanche nel 2015 durante la crisi dei rifugiati siriani.  La direttiva, che per essere adottata necessita solo della maggioranza qualificata – e non dell’unanimità – nel Consiglio UE, garantisce la concessione della protezione internazionale senza passare per le procedure ordinarie e i riconoscimenti affidati alle autorità nazionali.

“È tempo di attivare la direttiva sulla protezione temporanea per sostenere gli ucraini”, ha detto Johansson, spiegando che tra i rifugiati ucraini “molti hanno passaporto biometrico, quindi possono stare nell’Ue senza visto per 90 giorni. Finora un numero limitato ha chiesto asilo. Ma le cose cambieranno. Dovremo essere pronti per il giorno 91 e un numero molto più alto di persone che cercheranno di venire e devono essere benvenuti”.

Tutti d’accordo

A differenza del 2015, questa volta tra gli stati dell’UE sembra esserci un accordo unanime sull’accoglienza dei profughi, anche tra quelli che negli ultimi anni hanno adottato politiche molto dure sull’immigrazione, come Austria, Danimarca o i paesi del ‘gruppo di Visegrad’. “La nostra porta è aperta”, ha detto il ministro dell’Interno danese, Mattias Tesfaye.

Più caute invece Svizzera e Norvegia, presenti alla riunione anche se non fanno parte dell’UE: le ministre dei due paesi hanno espresso disponibilità a sostenere gli aiuti umanitari, ma solo in seguito, e “se sarà necessario”, a dare accoglienza a chi arriva dall’Ucraina.

“L’Italia sarà tra i Paesi, spero tanti, che mostreranno solidarietà”, ha detto la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, pronta a “redistribuire sul nostro territorio” i profughi in arrivo.

Il ruolo dell’Italia

I primi ucraini in fuga sono arrivati nel nostro paese (dove già risiedono 230 mila loro concittadini, la più grande comunità ucraina in Europa) domenica, a bordo di auto private e di diversi pullman diretti perlopiù a Roma e nelle città del Nord Italia: Brescia, Vicenza, Genova.

Il Consorzio Italiano solidarietà-Ufficio rifugiati (Ics) di Trieste, attraverso il suo presidente, Gianfranco Schiavone, ha chiesto l’adozione di “un programma operativo” per l’accoglienza dei profughi ucraini, mentre molti sindaci in tutto il Paese hanno annunciato iniziative in tal senso.

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Il ministero dell’Interno sta lavorando per attivare il Sistema di accoglienza e integrazione (Sai)  per dare alloggio e assistenza ai profughi, che saranno ospitati nelle strutture a disposizione di prefetture, parrocchie e associazioni di vario tipo, mentre quelli degli Esteri e delle Pari Opportunità attiveranno presto dei corridoi umanitari per i minori orfani.

Se tutti i paesi dell’UE garantiranno effettivamente la loro disponibilità ad accogliere i profughi in fuga, la redistribuzione avverrà in base a un meccanismo basato sulle stesse quote fissate dal bilancio europeo. Perciò l’Italia, che riceve il 13% dei fondi iscritti nel bilancio comunitario, dovrà accogliere ricevere il 13% degli ucraini in fuga, tra i quali saranno compresi coloro che chiederanno il ricongiungimento con i familiari che vivono in altri Paesi dell’Unione.

L”inversione a U’ dei paesi di Visegrad

L’invasione dell’Ucraina ha indotto anche i paesi di Visegrad, noti per avere una rigida politica di immigrazione e un approccio a zero ricollocazione dei rifugiati, a cambiare radicalmente linea: olonia, Slovacchia e Ungheria, che hanno confini diretti con l’Ucraina, hanno già accolto migliaia di profughi in fuga.

“Accetteremo chiunque ne abbia bisogno. La società ucraina diventa più spaventata e stressata. Siamo pronti ad accogliere decine, centinaia di migliaia di profughi”, ha dichiarato il primo ministro Mateusz Morawiecki durante un’intervista alla stampa tedesca, mentre il ministro della Salute, Adam Niedzielski, ha detto che i rifugiati sono esentati dall’obbligo di quarantena, e che potranno fare il test per COVID-19 e vaccinarsi gratuitamente in Polonia.

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Inoltre, il governo di Varsavia ha deciso che i cittadini ucraini potranno viaggiare gratuitamente con i treni pubblici per le prossime quattro settimane, e centinaia di autisti polacchi si sono radunati vicino ai valichi di frontiera per aiutare i rifugiati a raggiungere le città gratuitamente.

Anche la Slovacchia, ha detto il primo ministro slovacco Eduard Heger, “è pronta ad aiutare ogni ucraino che chiede aiuto”, e finora nel paese sono arrivati oltre 10 mila profughi.

Ai confini sono state predisposte diverse strutture per l’accoglienza. Il governo slovacco ha allestito un campo di emergenza temporaneo a Humenné, una cittadina vicino al confine ucraino. Due regioni di confine, Košice e Prešov, hanno messo a disposizione alloggi propri, comprese palestre scolastiche e hotel.

Il ministro delle Finanze, Igor Matovič, ha dichiarato sabato 26 che tutti gli ucraini riceveranno asilo e permessi di lavoro. Il governo sosterrà anche finanziariamente tutte le persone che garantiscono un alloggio ai rifugiati.

In Repubblica Ceca sta attualmente operando una linea ferroviaria speciale, che preleva gli ucraini alla frontiera dell’UE e li porta in territorio ceco. Il ministro dell’Interno, Vít Rakušan, ha detto che non c’è un tetto al numero di rifugiati che possono venire in quanto il governo è pronto ad aiutare chiunque ne abbia bisogno.

Il paese sta anche preparando edifici governativi, hotel e case private e anche lo stadio Strahov di Praga per ospitare i rifugiati. Inoltre, ai rifugiati sarà concessa la residenza temporanea.

In Ungheria, infine, da lunedì 28 saranno attivi sei centri di aiuto lungo il confine con l’Ucraina per sostenere i rifugiati in fuga dal conflitto, come ha spiegato il ministro degli Esteri, Péter Szijjártó.

Il primo ministro Viktor Orbán ha affermato sabato che l’Ungheria è un “luogo accogliente” per le persone in fuga dall’Ucraina, aggiungendo che tutti coloro che attraversano il confine dall’Ucraina sono accettati.

“La regola è che tutti i rifugiati devono essere assistiti”, ha detto ai giornalisti durante un’ispezione del confine con l’Ucraina a Beregsurány: “Vedo che c’è un’amicizia ungherese-ucraina tra coloro che vivono qui che ora è un vantaggio tangibile per gli ucraini”.

[Con la collaborazione di Aneta Zachová, Bartosz Sieniawski, Michal Hudec e Silvia Ellena]