Ucraina, la denuncia dell’Unicef: bambini feriti nei bombardamenti durante il lockdown

Due bambine assistite da 'The way home' a Odessa in Ucraina. EPA/Rudi Tarneden/UNICEF

Nella maggior parte dei Paesi in Europa e nel mondo i cittadini sono sottoposti ad una serie di restrizioni alla libertà di movimento, misure attuate in risposta al Covid-19 e al tentativo di contenere il diffondersi della pandemia. La situazione varia da Paese a Paese ma in alcune circostanze queste restrizioni non sembrano essere garanzia di sicurezza. In Ucraina orientale, ad esempio, almeno 10 bambini sono stati feriti, in alcuni casi gravemente, proprio mentre si trovavano nelle loro case, a causa dei bombardamenti.

In Ucraina orientale, infatti, il conflitto che ormai dura da sei anni, non si è arrestato. “È inconcepibile che i bambini e le famiglie in Ucraina Orientale non stiano solo affrontando le strette misure di lockdown che tutte le famiglie in Europa stanno vivendo, ma anche la costante minaccia che le loro case potrebbero essere attaccate”, ha dichiarato Afshan Khan, Direttore Regionale Unicef per l’Europa e l’Asia Centrale. “Dopo oltre 6 anni di conflitto, i bambini e le famiglie in Ucraina Orientale hanno urgentemente bisogno di pace. Chiediamo a tutte le parti di impegnarsi in un cessate il fuoco”.

Le famiglie in Ucraina, comprese quelle che vivono in aree colpite dal conflitto, sono in lockdown dalla fine di marzo, con oltre 19.000 casi di Covid-19 confermati in tutto il paese. A causa della pandemia, l’anno scolastico 2020 in Ucraina sarà completato da remoto, lasciando molti bambini che vivono vicino la “linea di contatto” – dove i combattimenti sono più duri – senza alcuna reale possibilità di poter proseguire il percorso scolastico in modalità online.

Il problema più grave è però l’aumento dei bombardamenti ha causato numerosi feriti fra i bambini e danneggiato scuole nella regione. Sei bambini sono stati feriti nelle loro case perché i loro villaggi sono stati bombardati nella prima settimana di maggio. In un altro episodio, tre bambine sono state gravemente ferite; due di loro avevano sette anni e un’altra dieci.

In Ucraina orientale, alle porte dell’Unione Europea, l’Unicef fornisce a centinaia di migliaia di bambini supporto psicosociale, consulenza sulla violenza e formazione sui rischi legati alle mine. Ad aprile, Henrietta Fore, Direttore generale Unicef, aveva fatto eco alla richiesta del Segretario Generale delle Nazioni Unite di un cessate il fuoco globale per affrontare la pandemia globale di Covid-19.

La posizione europea sulla crisi in Crimea, Mare di Azov e Ucraina orientale

Il Consiglio europeo del 20 marzo 2014 aveva condannato con forza quella che è stata definita  ufficialmente come “l’annessione illegale della Crimea e di Sebastopoli da parte della Federazione Russa”. L’UE ha adottato una rigorosa politica di non riconoscimento dell’annessione e in conseguenza di questo sono state introdotte una serie di sanzioni che sono state prorogate più volte da allora e sono ancora in vigore.

Questa la posizione ufficiale rispetto a quanto avvenuto nel Mare di Azov: “Il 25 novembre 2018 si è verificato un pericoloso aumento delle tensioni nello Stretto di Kerch, con il sequestro delle navi ucraine e dei loro equipaggi da parte della Russia. Questo uso ingiustificato della forza ricorda gli effetti negativi dell’annessione illegale della Crimea sulla stabilità regionale. Il rilascio dei marinai il 7 settembre 2019 e delle navi il 18 novembre 2019 era atteso da tempo”.

L’approccio dell’UE è stato diretto lungo due canali: pressione diplomatica per un verso e misure restrittive per altro verso.

Le restrizioni diplomatiche contro la Federazione russa sono state imposte per la prima volta in una riunione straordinaria dei leader dell’UE il 6 marzo 2014. L’UE ha gradualmente aumentato le sue misure restrittive, a partire dal 17 marzo 2014 con sanzioni mirate contro i responsabili di azioni contro l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina.

Allo stesso tempo, l’UE ha partecipato direttamente ai negoziati per la dichiarazione congiunta di Ginevra del 17 aprile 2014 e ha accolto con favore i successivi accordi per un cessate il fuoco e ulteriori passi per stabilizzare la situazione e raggiungere una soluzione politica, raggiunti a Minsk nel settembre 2014 e nel febbraio 2015. La durata delle sanzioni economiche dell’UE contro la Federazione russa è legata alla completa attuazione proprio di questi accordi.