Turchia-Ue, sarà l’anno della distensione? I temi aperti tra Bruxelles e Ankara

Erdogan (primo seduto a sx) ed Ursula von der Leyen (seconda a dx) in un incontro nel marzo 2020 a Bruxelles. [EPA-EFE/JOHN THYS/PISCINA]

I colloqui nel passato weekend tra la Von der Leyen ed Erdogan fanno pensare ad un nuovo corso nelle relazioni dopo gli attriti del 2020, ma sono molti i conti in sospeso con Ankara. Le critiche turche ai negoziati Ue e le questioni aperte con il vicino euro-asiatico.

Si parla di un prolifico e soprattutto incoraggiante colloquio tra la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen e il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan, che in video conferenza hanno trattato i temi più stringenti di questa fase, dal Covid-19 all’economia, fino agli ultimi sviluppi a livello macroregionale. Alla riunione era presente anche l’alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza Josep Borrell.

Erdogan, che ha rinnovato la (almeno annunciata) prioritaria volontà di Ankara di entrare nell’Unione europea, ha chiesto di tornare alla “fiducia reciproca”, in quanto la Turchia vuole “voltare pagina nelle sue relazioni con l’Ue” nel 2021, anno che secondo il Presidente “offre un’atmosfera produttiva in termini di nuova cooperazione da costruire nell’ambito della migrazione”. A tal proposito il rais caldeggia il potenziale aggiornamento dell’accordo Ue sui migranti del 2016.

Il leader turco non ha trattenuto poi la sua contrarietà verso “i capricci di alcuni Stati membri dell’Ue e i problemi artificiali da essi creati”, alludendo ai leader della linea dura contro Ankara, Emmanuel Macron in primis. Erdogan ha anche affrontato la questione dell’Unione doganale che “dovrebbe essere aggiornata”, insieme alla “liberalizzazione dei visti” per i cittadini turchi e a nuove “misure in termini di negoziati di adesione”.

Su questo aveva puntualizzato nei giorni scorsi anche il ministro degli Affari esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu, accusando l’Ue di aver “eccessivamente politicizzato” i negoziati tra Ankara e Bruxelles e invitando l’Unione ad adottare un approccio più positivo. “Quando la domanda viene posta nel modo giusto, circa l’80% dei turchi ritiene che l’adesione all’UE sia utile per la Turchia e sostiene il processo di adesione”, ha detto in un’intervista ad Euractiv Spagna. “Come concordato dal Presidente Erdoğan, dal Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e dal Presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, il 9 marzo 2020 a Bruxelles, dobbiamo rinnovare la Dichiarazione (quella del 2016, ndr) rafforzando la prospettiva Ue della Turchia”, ha aggiunto il titolare degli Esteri.

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Tornando ai colloqui Von der Leyen su Twitter ha parlato di un “buono scambio con il presidente turco”, mentre Borrell ha detto di essere pronto “a continuare a lavorare sul dialogo con la Turchia”, parole alle quali si è unito il ministro Çavuşoğlu impaziente di recarsi a Bruxelles “per un dialogo sincero e orientato ai risultati”. L’occasione si presenterà il 21 gennaio.

Ma a parte i buoni propositi usciti dalla riunione sono diverse le questioni aperte (verso la Ue e non solo) con la Turchia, alle prese con una contrazione economica molto radicata, acuita anche dal Covid-19 e dall’avanzare delle energie rinnovabili a discapito degli idrocarburi e con la crisi istituzionale Stato-Magistratura. Sul fronte dello stato di diritto, Ankara vorrebbe approntare una serie di riforme migliorative per riprendere il filo dell’adesione all’Ue.

I fronti aperti

Il Mediterraneo orientale è una delle prime fonti di attrito con l’Unione e in particolare con i suoi stati membri confinanti, Grecia e Cipro per primi. C’è poi il più grande dei temi: l’immigrazione.

Trivellazioni nell’Egeo – I problemi aperti nell’area riguardano principalmente le trivellazioni per la ricerca di idrocarburi a ridosso delle coste greche e cipriote, comportamento che ha portato l’Ue a confermare sanzioni verso la Turchia (ma anche  a scongiurare ben più pesanti provvedimenti) nella prima metà di dicembre. In quegli stessi giorni però, Ankara ha fatto sapere di voler andare avanti con le esplorazioni.

Riarmo della Grecia  – Nei confronti dello storico nemico ellenico sono state perpetrate da parte turca varie provocazioni, che oltre alle trivellazioni a ridosso delle coste dell’Egeo si sono materializzate in sconfinamenti di militari lungo il confine che separa i due Stati in Tracia. Nell’agosto scorso Atene ha ripreso a riarmarsi, per fronteggiare l’aggressività di Ankara, anche con il contributo della Francia che ha destinato mezzi militari all’esercito greco. In ogni caso da inizio anno sono stati lanciati messaggi distensivi da parte della Turchia, ma le autorità di Atene per ora vanno dritto, pianificando addirittura una nuova legge per maggio che estenderebbe il servizio militare nazionale obbligatorio da 9 a 12 mesi, come si apprende da un report greco ripreso da Euractiv.com.

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Cipro del nord – Le ultime elezioni nell’autoproclamata repubblica nata dalla guerra del 1974 hanno visto la vittoria dei nazionalisti pro-Erdogan e riaperta la questione di Varosha, rinnovando le tensioni lungo la linea verde tracciata dall’Onu. Decisioni viste come fumo negli occhi da Nicosia.

Influenza nel Caucaso – Erdogan è il vincitore morale nella guerra del Nagorno-Karabakh, visto il sostegno dato all’Azerbaigian contro l’Armenia sostenuta dalla Russia (e dalla Francia). Il rais ha messo un’ipoteca sul controllo di buona parte della delicata area caucasica che lo favorisce sia nel dialogo con Mosca che con l’Iran.

Settore militare: allontanamento dall’Ue, rapporti con la Nato e sanzioni Usa – L’acquisto da parte della Turchia (2019) del sistema missilistico di difesa S-400 (missili terra-aria a lungo raggio) ha creato non pochi malumori nella Nato. A partire dagli Usa che, vedendo in tale azione un pericolo per la sicurezza dell’Alleanza nord-atlantica, hanno varato misure restrittive. Ma ad Ankara c’è fiducia verso un miglioramento dei rapporti con gli Stati Uniti una volta insediato Joe Biden, come ha ribadito domenica in un’intervista alla Cnn turca il portavoce del presidente Erdogan, Ibrahim Kalin. Le questioni in sospeso con Washington sono il sostegno americano alle Unità di protezione del popolo curdo (Ypg) in Siria, la richiesta di estradare Fetullah Gulen (accusato del fallito golpe del 2016) e l’embargo sugli F-35 statunitensi. Inoltre, prevedendo un diverso approccio della nuova amministrazione Usa in Libia, la Turchia auspica una maggiore cooperazione con gli americani. Sul fronte europeo invece si sta consumando l’allontanamento turco dai progetti militari Ue.

Lupi grigi – L’organizzazione ultranazionalista turca, che fa riferimento al partito di estrema destra Mhp alleato dell’Akp di Erdogan, è stata messa al bando in Francia, dopo alcuni episodi di violenza (in particolare contro gli armeni). Il provvedimento è arrivato, inoltre, a seguito alle forti tensioni Erdogan-Macron che hanno caratterizzato buona parte dell’autunno scorso.

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Migrazioni – La questione migratoria è il nodo principale dei rapporti con la Turchia, in quanto condiziona anche le altre relazioni tra Bruxelles e Ankara, che riceve una enorme quantità di migranti dei quali 4 milioni vengono dalla confinante Siria dilaniata dalla guerra civile. Nel 2020 l’Ue ha stanziato altri milioni di euro, estendendo i programmi umanitari fino all’inizio del 2022. I contributi europei finanziano scuole, insegnanti e centri sanitari.

Dunque, i temi aperti non sono pochi né di rapida soluzione e il Consiglio Europeo del prossimo marzo è stato posto come ultimo momento utile per dirimere i contrasti. Dopo quello di dicembre 2020, dove la Turchia è stata ‘salvata’ da più pesanti sanzioni (grazie a Germania e Bulgaria), esso rappresenta a oggi la scadenza sulla fine dell’assertività turca chiesta dall’Ue.