Turchia, sanzioni Usa e minacce Ue. Ma Ankara non molla il Mediterraneo orientale

S-400 terra-aria durante esercitazioni militari russe. EPA-EFE/MAXIM SHIPENKOV

Gli Stati Uniti hanno sanzionato il Paese per l’acquisto del sistema di difesa missilistico S-400 russo, ma Erdogan incassa la solidarietà di Mosca e dell’Iran. Intanto continuano le trivellazioni a ridosso della Grecia.

Alla fine, le annunciate sanzioni per punire l’acquisto da parte della Turchia di armamenti russi sono partite da Washington, lunedì 14 dicembre. A renderlo noto il dipartimento di Stato Usa, precisando che l’adozione dei provvedimenti rispetta la legge Caatsa del 2017.

Il pomo della discordia è stato l’acquisto da parte di Ankara, lo scorso anno, del sistema missilistico di difesa S-400 (missili terra-aria a lungo raggio), decisione che ha creato malumori nella Nato, a partire dagli Stati Uniti. Secondo le autorità americane infatti, i missili russi comprati dalla Turchia mettono in pericolo la sicurezza dell’Alleanza nord-atlantica.

Le misure includono il divieto di concessione di licenze di esportazione da parte degli Stati Uniti all’Agenzia delle industrie di difesa turche (Sbb) e il divieto di visto per il capo dell’ente governativo Ismail Demir.

Un colpo non da poco per Ankara, già sospesa dal programma di realizzazione degli F-35, che però ostenta sicurezza. Proprio per mezzo di Demir ha fatto sapere di essere determinata a raggiungere “l’obiettivo di un’industria della difesa completamente indipendente”.

Su Twitter, il funzionario ha detto che “qualsiasi decisione presa all’estero nei miei confronti o nei confronti della nostra istituzione non cambierà la mia posizione e quella del mio team”. Insomma, l’uomo di Erdogan alla Difesa è determinato a scavalcare ogni impedimento.

Dal ministero degli Esteri turco, pur definendo la decisione “inspiegabile”, hanno annunciato che “la Turchia è pronta ad affrontare la questione attraverso il dialogo e la diplomazia in un modo degno dello spirito di alleanza”, ma hanno anche aggiunto che le sanzioni “avranno inevitabilmente un impatto negativo sulle nostre relazioni, e (la Turchia) si vendicherà in un modo e in un momento che riterrà opportuno”.

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In passato, infatti, la Turchia aveva avvertito che agli Stati Uniti potrebbe essere vietato l’uso di due basi aeree strategiche in risposta a eventuali sanzioni.

Il contesto poi, nell’ultimo anno in particolare, non aiuta certo a stemperare le tensioni, anche perché i missili S-400 potrebbero colpire paesi Nato e Ue.

Il caso specifico è quello della Grecia (che spinge per sanzioni europee sulle armi), al centro di una nuova contesa militare con la Turchia che ha portato Atene ad una nuova corsa agli armamenti per fronteggiare l’assertivo vicino, eterno nemico dai tempi dell’Impero ottomano.

Secondo recenti dati ufficiali giunti dallo Stockholm international peace institute (Sipri), i principali fornitori di armi della Turchia nel quadriennio 2015-2019 sono stati gli Usa con il 38% di importazioni, l’Italia col 24% e la Spagna con il 19%.

Ankara non molla il Mediterraneo orientale

Proprio nella giornata in cui Washington sanzionava la Turchia, il governo di Ankara faceva sapere di non essere intenzionato ad abbandonare diritti ed interessi nel Mediterraneo orientale, malgrado i leader Ue la settimana scorsa abbiano confermato una serie di provvedimenti contro le trivellazioni di idrocarburi a ridosso delle coste greche e cipriote (ma anche scongiurato ben più pesanti restrizioni, almeno fino a marzo 2021).

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Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato di essere turbato dal fatto che gli Stati Uniti e l’Ue abbiano scelto di adottare questi provvedimenti contro il suo Paese, aggiungendo che la Turchia si aspettava che l’Unione europea “non la sanzionasse, ma piuttosto che realizzasse la sua promessa di piena adesione”.

La solidarietà di Russia e Iran

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha definito le sanzioni statunitensi contro la Turchia “un’altra manifestazione di un atteggiamento arrogante nei confronti del diritto internazionale” da parte di Washington che, a detta di Lavrov, persegue le proprie “misure coercitive unilaterali e illegittime”. Anche l’Iran ha condannato la decisione del governo americano e tramite il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif ha manifestato solidarietà al “popolo e al governo” turco.

Questo dopo la pace tra il presidente iraniano Rouhani ed Erdogan. Il presidente turco a una parata militare per la vittoria azera in Nagorno-Karabakh aveva recitato una poesia sulla divisione dell’Azerbaigian che legittima la proiezione di potenza turca nella regione in funzione anti-iraniana. La reazione di Teheran inizialmente era stata molto dura, poi c’è stata la riconciliazione.