Turchia, nuova ondata di arresti per le proteste degli studenti

La polizia arresta un manifestante a Istanbul. 4 febbraio 2021. [EPA-EFE/ERDEM SAHIN]

Decine di manifestanti sono stati arrestati in varie città turche giovedì 4 febbraio. A nulla sono servite le condanne da parte di Unione europea e Stati Uniti alla risposta del presidente Recep Tayyip Erdoğan nei confronti degli studenti in protesta da un mese.

I giornalisti di Afp hanno assistito alla scena delle cariche della polizia, equipaggiata con scudi anti-sommossa e manganelli, nel tentativo di fermare una manifestazione non autorizzata a Istanbul, portando via oltre 20 persone.

Le forze di sicurezza hanno posizionato due punti di controllo dei documenti di identità ai due maggiori porti da entrambe le parti del Bosforo, sul lato europeo e asiatico per impedire ai manifestanti di ritrovarsi per l’evento.

Una parte delle forze politiche di sinistra e alcuni legislatori dell’opposizione si sono schierati a favore degli studenti turchi, che protestano contro la decisione di Erdoğan di nominare un suo uomo fidato e seguace del suo partito alla guida dell’università Boğaziçi di Istanbul.

Molti studenti vedono l’assegnazione dell’incarico a Melih Bulu come parte del piano del presidente per prendere il controllo di ogni possibile sfaccettatura della vita dei cittadini turchi, dopo essere stato al potere per 18 anni.

I gruppi studenteschi hanno denunciato anche l’arresto di almeno 36 persone nelle città occidentali di Bursa e Canakkale, oltre che a Samsun, porto sul Mar Nero. L’Ue si è dichiarata “seriamente preoccupata” per quello che sta accadendo in Turchia e ha chiesto l’immediato rilascio di tutti quelli che sono stati “arbitrariamente arrestati”.

Gas lacrimogeno e proiettili di gomma

La capacità degli studenti di porre le proprie richieste al centro della politica turca e trasformare la loro causa in un movimento nazionale ricorda le manifestazioni del 2013 che per prime hanno messo in dubbio il potere assoluto di Erdoğan.

Il presidente aveva inizialmente ignorato le dimostrazioni e la strategia sembrava avere successo. La polizia aveva bloccato l’accesso al campus universitario di Boğaziçi, osservando le proteste spegnersi lentamente. Tuttavia, queste sono poi esplose e divenute più violente dopo l’arresto di quattro studenti, colpevoli di aver mostrato un’opera d’arte che illustrava il sito più sacro dell’Islam coperto di bandiere Lgbt.

La polizia ha poi fatto irruzione nel campus universitario e arrestato oltre 200 persone la notte di lunedì 1° febbraio. Altre manifestazioni a Istanbul e Ankara durante la settimana hanno visto la polizia reagire sparando proiettili di gomma e gas lacrimogeno, mentre venivano colpiti da vari oggetti lanciati dai dimostranti.

Più di 500 persone sono state arrestate nell’ultimo mese. Erdoğan ha lanciato un pesante attacco agli studenti mercoledì sera, ricevendo subito la condanna di Washington. Questo ha dimostrato il cambio di linea che la nuova amministrazione terrà nei confronti della Turchia.

Il leader turco ha paragonato gli studenti a “terroristi” e ha definito la causa Lgbt come “incompatibile con i valori del Paese”.

Guardarsi allo specchio

Il dipartimento di stato americano si è detto “preoccupato dagli arresti di studenti e altri manifestanti” e ha condannato fortemente la retorica anti-Lgbtqia che ha circondato le proteste. Questa linea dura rappresenta un cambio netto rispetto all’approccio più morbido sui diritti umani tenuto dal presidente Trump.

Il ministero degli Esteri turco ha risposto giovedì 4 febbraio invitando “quelli che osano dare una lezione di democrazia e legge” a guardarsi allo specchio, con un chiaro riferimento alle ultime elezioni e a quanto avvenuto al Campidoglio. “Nessuno deve osare interferire negli affari interni della Turchia”, ha dichiarato il ministero in un comunicato.

Tuttavia, gli studenti cominciano a riscuotere una certa approvazione nell’ambito politico turco, nonostante vengano ignorati da televisione e giornali favorevoli al regime. La principale figura dell’opposizione, Kemal Kılıçdaroğlu, ha chiesto pubblicamente per la prima volta al controverso nuovo rettore universitario di dimettersi.

“Le persone che esercitano il loro diritto costituzionale (di protesta) non possono essere definite ‘terroristi’”, ha detto Kılıçdaroğlu a Erdoğan in un confronto televisivo.