Traffico di esseri umani, la strategia Ue: norme più severe, sostegno alle vittime e vigilanza sul web

La commissaria agli Affari Interni, Ylva Johansson, durante la conferenza stampa del 14 aprile 2021. [EPA-EFE/JOHN THYS / POOL]

Tra il 2017 e il 2018, sono state più di 14 mila le vittime del traffico di esseri umani nell’UE. Ogni anno, a livello globale, i trafficanti macinano profitti per quasi 30 milioni di euro, e la pandemia di COVID-19 rischia di rendere la situazione ancora peggiore. Per combattere questi crimini e proteggere le vittime, mercoledì 14 aprile la Commissione europea ha presentato la sua nuova strategia contro il traffico di esseri umani per il periodo 2021-25. 

“Si tratta di una minaccia crescente e sempre più violenta”, ha spiegato la commissaria agli Affari Interni, Ilva Johansson, illustrando la strategia in una conferenza stampa a Bruxelles a cui ha partecipato anche il collega Margaritis Schinas, vicepresidente della Commissione con delega allo Stile di vita europeo.

Le organizzazioni criminali, ha spiegato Johansson, “hanno un loro mercato parallelo [che offre] servizi finanziari, sono grandi, potenti e non rispettano i confini. Per questo dobbiamo combatterle”, anche perché sono “sempre più integrate nell’economia legale. L’80 per cento dei gruppi criminali utilizza strutture legali” per le loro operazioni.

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“La tratta degli esseri umani”, ha aggiunto la commissaria, “è un crimine che non dovrebbe trovare posto nelle nostre società. Tuttavia, i criminali continuano a trafficare vittime, principalmente donne e bambini, soprattutto ai fini dello sfruttamento sessuale. Dobbiamo proteggere le vittime e assicurare alla giustizia i criminali che trattano gli esseri umani come merce”: perquisito, la Commissione esaminerà “le regole in vigore per verificare se sono ancora idonee allo scopo”, e valuterà “l’ipotesi di rendere illegale lo sfruttamento di tutti i servizi delle vittime della tratta”.

La nuova strategia presentata dalla Commissione si basa sul quadro giuridico fornito dalla direttiva contro la tratta di esseri umani del 2011, e si articolerà in quattro assi principali: la riduzione della domanda che alimenta la tratta, modificando tra l’altro le leggi sulla responsabilità delle imprese per colpire i fenomeni di lavoro forzato; il contrasto al reclutamento delle vittime attraverso siti e piattaforme web; la protezione e il supporto delle vittime, in particolare donne e minori, anche attraverso corsi di aggiornamento per le forze dell’ordine e gli operatori sociali per aiutarli a individuare i soggetti sfruttati; la promozione della cooperazione internazionale con i paesi extra-UE.

Il business della tratta, ha concluso Johansson, “è un crimine a basso rischio e alto guadagno, molto spesso impunito. Le vittime sono attorno a noi, magari si tratta della donna delle pulizie in un qualunque palazzo di uffici, o dell’operaio di un cantiere”. Oggi “è obbligatorio per gli stati membri perseguire chi assume le vittime della tratta. La mia idea è che debba diventare perseguibile chiunque ne utilizza i servizi”.