Torna il sangue sull’Himalaya: la preoccupazione dell’Europa per lo scontro Cina-India

Proteste a Mumbai, in India, dopo la morte di venti soldati indiani in uno scontro armato con le truppe cinesi nella valle del Galwan. [EPA-EFE/DIVYAKANT SOLANKI]

Si parla dell’uso di mazze avvolte da filo spinato e lancio di oggetti. No, non si tratta di un “hardcore match” di wrestling, né di uno scontro “di controllo” tra bande, ma di un serrato confronto di confine tra i soldati di due colossi militari tra i più potenti al mondo: India e Cina.

Un violento contatto avvenuto nella notte tra il 15 e il 16 giugno sulla delicata linea himalayana che divide i due Paesi, costato la vita a 20 soldati di Delhi, stando alle fonti ufficiali e, pare, 35 per Pechino, che però non conferma.

L’area è rimasta nel tempo un luogo presidiato militarmente, ma negli ultimi 20 anni si erano tenuti momenti distensivi che avevano portato ad un alleggerimento bipartisan della presenza militare. Azioni che portassero a conseguenze del genere non si vedevano dal 1975.

L’Europa segue la situazione da lontano. Le due nazioni, pur essendo distanti dal continente europeo, sono grandi partner commerciali dell’Unione.

Non ha mancato di manifestare la propria preoccupazione l’alto rappresentante per la politica estera europea Josep Borrell per i gravi avvenimenti di confine e “incoraggia le parti a mostrare moderazione e ad avviare una de-escalation militare”. Il titolare degli esteri Ue ha espresso “profondo rammarico per le vittime” e ha evidenziato che India e Cina “sono due partner molto importanti per l’Ue, attori cruciali per la stabilità regionale e globale, confidiamo che le autorità cinesi e indiane cercheranno di continuare il dialogo per trovare soluzioni pacifiche alle loro differenze: questo è cruciale per costruire la fiducia e preservare la pace e la stabilità nella regione”.

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Le cause di questo improvviso ritorno di violenza non sono molto chiare. L’area fu interessata dalla guerra lampo del 1962 dove ebbero la meglio gli uomini di Mao su quelli del primo ministro indiano Nehru, in un evento che si svolse tra due Paesi che aderivano al patto dei Non allineati e in particolare uno dei due, l’India, la cui guida politica fu protagonista, insieme a Tito e Nasser, del movimento di Bandung partito in pompa magna ma che si sgonfiò di fronte all’invadente competizione sovietico-statunitense. La situazione si replica con scenari e situazioni diverse oggi, con la Cina e l’India che fanno parte dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sub Africa).

Comunque colloqui tra i due colossi asiatici si sono tenuti in maniera rapida per appianare la situazione. Un aspetto positivo per gli assetti mondiali, ma anche per quelli europei, anche se rimane il “mistero” rispetto alla dinamica scatenante la violenza.

Invece un mistero non sono i limiti della politica estera europea che, se non trova un percorso di vera integrazione, difficilmente riuscirà a svolgere quel ruolo stabilizzante di cui il Mondo avrebbe bisogno.