Terrorismo, la Ue estende il mandato di Europol per rafforzare i controlli di frontiera

Commissione Ue: i membri Schinas (sx) e Johansson in conferenza stampa il 9 dicembre 2020. EPA-EFE/STEPHANIE LECOCQ/POOL

Una scelta, quella della Commissione europea, che rientra nella più ampia strategia antiterrorismo dell’Unione, stimolata anche e soprattutto dai recenti attacchi terroristici in Francia ed Austria. La proposta dell’Ue e i limiti posti dagli Stati nazionali.

Ampliamento del mandato dell’Agenzia europea di polizia (Europol) e rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne sono i principali aspetti, trattati dalla Commissione europea, nell’ambito della più ampia strategia antiterrorismo del’Unione, presentata mercoledì 9 dicembre in una conferenza stampa dove erano presenti Ylva Johansson, commissario per gli Affari interni e Margaritis Schinas, vicepresidente della Commissione per la Promozione dello stile di vita europeo.

Le nuove misure antiterrorismo sono in pratica quelle previste per il 2021, adottate in anticipo su pressione degli Stati membri dopo i recenti attacchi terroristici in Francia ed Austria.

Una della priorità è quella di creare una innovativa filiera dei controlli. A tal riguardo dalla Commissione hanno affermato che  “gli Stati membri dovrebbero completare con urgenza la modernizzazione della gestione” delle frontiere esterne all’Ue “nell’ambito delle tabelle di marcia concordate, con l’ambizione di sviluppare il sistema di gestione delle frontiere più moderno del mondo”.

Terrorismo, come si muovono gli Stati Ue ed Europol

Le autorità nazionali sono già tenute a segnalare “reati terroristici” e gli Stati membri devono condividere le informazioni con Europol, sulla base dei regolamenti del Sistema d’informazione Schengen attuati due anni fa.

Il compito principale di Europol è quello di raccogliere dati sulla criminalità transfrontaliera e metterli a disposizione delle autorità nazionali per le loro indagini, ma allo stato attuale gli investigatori dell’Ue non hanno, di per sé, l’autorizzazione a raccogliere questi dati se non dopo averli richiesti ad appositi enti od agenzie nazionali.

Secondo la Commissione sono stati “compiuti progressi” ma “è necessario un maggiore lavoro”, tracciando così i piani per rafforzare l’agenzia Ue con maggiori budget e competenze. Tra queste anche la possibilità di emettere allarmi sui cosiddetti foreign fighters, i combattenti stranieri che in molti casi si spostano dall’Europa per andare in battaglia negli scenari di guerra.

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Per Ylva Johansson presente alla conferenza stampa di mercoledì, è fondamentale che Europol sia dotata di “mezzi moderni per sostenere i paesi dell’Ue nelle loro indagini”; questo per rendere possibile il recupero diretto di quei dati rilevanti, utili per le indagini, provenienti dalle società di internet.

Accedere ai dati criptati

L’intenzione della Commissione è collaborare con i governi per migliorare l’accesso alle prove digitali, utili nei processi e alle informazioni criptate utilizzate dai criminali.

Il ministro degli Interni tedesco Horst Seehofer, nell’ambito del mandato di presidenza Ue della Germania, proprio il mese scorso, ha insistito per consentire l’accesso alle comunicazioni criptate al fine di prevenire attacchi terroristici. Questo, secondo coloro che si battono per la difesa della privacy, comporterebbe una violazione delle norme.

Johansson ha sottolineato come la cooperazione tra autorità di polizia ed aziende sia inadeguata in troppe occasioni: “I terroristi spesso abusano dei servizi offerti dalle aziende private per reclutare sostenitori, pianificare attacchi e diffondere propaganda”, ha detto.

Secondo i piani, Europol dovrebbe quindi “agire come punto di contatto per le piattaforme internet” se non fosse chiaro quale Stato membro sia responsabile in caso di sospetto piano terroristico.

Adottare velocemente la legislazione 2018

Secondo la Commissione poi, gli esperti di criminalità Ue dovrebbero specializzarsi nell’analisi di grandi e complesse raccolte di dati per supportare le autorità nazionali a far fronte alle minacce, come dovrebbe essere possibile per Europol invitare le autorità nazionali ad indagare, anche se i reati sospetti non hanno di per sé una dimensione transfrontaliera.

Inoltre, in quanto si sono arenate le trattative, la Commissione ha esortato gli Stati membri e i parlamentari Ue ad adottare rapidamente la legislazione proposta nel 2018, quella necessaria a rapide identificazione e rimozione dei contenuti legati al terrorismo entro un’ora su indirizzo delle autorità nazionali. Secondo Schinas c’è “bisogno di un accordo in tempi brevi” per evitare che Internet diventi un “vitale teatro del terrorismo”.

Radicalizzazione e combattenti stranieri: condividere informazioni per controlli mirati 

Secondo i dati in possesso della Commissione, si stima che 5.000 cittadini Ue siano andati a combattere negli scenari di guerra siriani ed iracheni, unendosi ai gruppi jihadisti e 1.500 di questi sarebbero ancora presenti nell’area.

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La commissaria Johansson ha …

Nella sua proposta, la Commissione ha esortato gli Stati membri a condividere le informazioni sui combattenti stranieri islamisti nel tentativo di effettuare controlli mirati. “Tutti coloro che entrano nell’Ue – dicono i Commissari -, cittadini o meno, devono essere controllati con i relativi database”.

La Commissione proporrà anche una stretta sulla regolamentazione delle armi: a coloro che si sono visti negare un’arma da fuoco, per motivi di sicurezza in un paese dell’Ue, non dovrà essere permesso di richiederne un’altra in uno differente.

Progettare per prevenire e proteggere

La Commissione sosterrà gli Stati membri nel condurre valutazioni del rischio e metterle a disposizione dell’Intcen Ue (Centro di Intelligence e Situazione dell’Unione europea) e proteggere gli obiettivi “soft”. Questo metodo rientra nell’impegno dell’Unione per anticipare le minacce e scoprire dove si trovano le vulnerabilità in quanto, inoltre, secondo la proposta, in diversi dei recenti attacchi sono stati presi di mira non solo spazi pubblici o strutture simboliche, ma anche infrastrutture critiche come ospedali, snodi di trasporto o centrali elettriche che dovrebbero essere meglio protette.

Nell’ambito del più ampio pacchetto, la Commissione ha anche affermato che spingerà per una migliore attuazione della legislazione in materia di politica di sicurezza, come la direttiva sulle armi da fuoco del 2017, che deve ancora essere attuata in una serie di Stati membri dell’Ue.

“Non possiamo perdere altro tempo”, ha detto Schinas, per il quale va oltre ogni ragionevole spiegazione il fatto che la legislazione sulle armi da fuoco, adottata dopo gli attacchi del Bataclan, “sia ancora in attesa di essere discussa al Parlamento europeo”.

Limiti ‘nazionali’ e l’esempio francese

Gli sforzi per la lotta al terrorismo dovrebbero essere discussi nel Consiglio europeo di giovedì 10 dicembre a Bruxelles e vedremo le reazioni, anche se è già abbastanza chiaro che sia la dichiarazione, sia la nuova proposta della Commissione per la lotta al terrorismo, contrastano con l’insistenza degli Stati membri sulla competenza nazionale in materia di sicurezza.

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I controlli più …

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La Francia ha reintrodotto i controlli alle frontiere dopo gli attacchi di Parigi e sta pianificando di rafforzare ulteriormente la presenza di polizia e quella militare alle proprie frontiere, mentre Austria, Svezia e Danimarca hanno reintrodotto controlli temporanei rafforzati, richiamando a motivi di sicurezza.

Non più di una decina di giorni fa la commissaria Johansson, nell’ennesimo scontro sulla gestione dell’area Schengen, a causa dei rischi terrorismo e migrazione illegale, ha detto che le restrizioni alle frontiere interne europee sono inefficaci contro gli attacchi terroristici e non farebbero altro che danneggiare la ripresa economica post-Covid nell’Ue.

Nella zona interessata dal sistema Schengen sono compresi la maggior parte dei 27 paesi membri Ue e vi fanno parte anche Norvegia, Islanda, Svizzera e Liechtenstein.