Tensioni nel Sahara Occidentale: si dimette il presidente dell’Intergruppo al Parlamento europeo

Soldati saharawi sfilano ad una parata militare. EPA-EFE/MOHAMED MESSARA

Schuster lascia la carica, in polemica con il Polisario, dopo la fine del cessate il fuoco delle Nazioni Unite, mentre Borrell chiede di tornare a dialogare sotto l’Onu. Gli ultimi grandi mutamenti geopolitici sulla questione saharawi (e non solo).

Le tensioni tra Marocco e Fronte Polisario, tornate fortemente alla ribalta nell’ultimo mese, hanno scosso anche il Parlamento europeo, dopo che il presidente dell’Intergruppo sul Sahara Occidentale, Joachim Schuster, ha rassegnato le dimissioni dall’incarico. A scatenare la decisione del parlamentare, la trasgressione del cessate il fuoco stabilito con la risoluzione Onu del 1991 che pose fine ad una guerra che durava dal 1975.

“Considero la decisione del Fronte Polisario di porre fine al cessate il fuoco un grave errore strategico”, ha detto Schuster, che ha aggiunto: “Non vedo come questo possa promuovere una soluzione del conflitto, ma temo piuttosto che si aggravi in modo significativo”.

Il parlamentare socialdemocratico sostiene che una decisione del genere non sia di aiuto al popolo saharawi, ricordando di aver assunto il ruolo di presidente “per contribuire alla risoluzione pacifica del conflitto nel tentativo di incoraggiare l’Ue a sviluppare, di pari passo con l’Unione africana, un approccio più attivo e costruttivo nei confronti del conflitto e, naturalmente, per promuovere l’introduzione di un nuovo rappresentante speciale delle Nazioni Unite per il Sahara”.

A seguito dell’escalation, l’alto rappresentante Ue Josep Borrell ha chiesto un “rapido ritorno” ai colloqui sotto la supervisione dell’Onu, sospesi dal marzo 2019, e la nomina di un nuovo inviato delle Nazioni Unite per il Sahara occidentale.

Borrell ha rimarcato “l’importanza vitale di assicurare il rispetto degli accordi di cessate il fuoco” dopo il confronto con il ministro degli Esteri marocchino Nasser Bourita e il suo omologo algerino Sabri Boukadoum, il mese scorso.

I grandi mutamenti dell’ultimo mese

Nella prima metà di novembre sono riprese le ostilità tra Marocco e Fronte Polisario (acronimo di Frente Popular por la Liberación de Saguía el Hamra y Río de Oro), già protagonisti di una guerra che tra il 1975 (anno del decesso di Francisco Franco, che sancì anche la fine coloniale della Spagna) e il 1991 ha fatto morti, feriti e causato l’esodo del popolo saharawi, che trova tutt’oggi asilo nella città algerina di Tindouf, grazie al sostegno che i governi dell’Algeria hanno dato alla Repubblica democratica araba dei saharawi.

Sahara occidentale, Borrell sollecita il ritorno ai colloqui dopo le nuove tensioni

Torna la tensione nell’area rivendicata dal popolo saharawi e posta sotto il controllo del Marocco, mentre sulla questione interviene il capo della diplomazia Ue.

Il Fronte Polisario ha dichiarato di aver mobilitato “migliaia di volontari” per unirsi ai suoi combattenti, domenica …

Il confronto armato sarebbe ripartito dopo che le autorità militari di Rabat hanno condotto un’operazione per liberare l’autostrada che porta in Mauritania, bloccata dal 21 ottobre dal Fronte Polisario, che ha accusato il Marocco di aver violato l’accordo.

Lo scorso 13 novembre, il leader del Fronte Polisario Bahim Ghali ha detto che il cessate il fuoco del ’91 è stato interrotto dopo che l’esercito reale marocchino ha sgomberato il valico di frontiera di Guerguerat (ad una manciata di chilometri dalla Mauritania e dall’Oceano Atlantico), occupato dagli indipendentisti accusati da Rabat di aver bloccato per settimane il flusso merci e il traffico. Le dinamiche però non sono chiare.

La missione Onu Minurso, istituita nel 1991 per portare la regione ad un referendum per l’autodeterminazione, prevede alcune restrizioni della presenza militare dei due schieramenti, le cui unità sono confinate in zone circoscritte. Ad oggi l’unica a sostenere il referendum è Unione africana.

Il triangolo Usa-Marocco-Israele

Poco più di una settimana fa, Washington ha riconosciuto il Sahara Occidentale come parte integrante del regno del Marocco, con tanto di presentazione di una cartina geografica (adottata dal governo statunitense) in cui non appaiono confini tra le due entità, che è stata mostrata in conferenza stampa dell’ambasciatore Usa a Rabat, che ha provveduto ad autografarla.

Nei giorni scorsi il Marocco governato da Mohamed VI ha avviato relazioni diplomatiche ufficiali con Israele, unendosi al processo di normalizzazione, sotto la regia dell’amministrazione americana uscente, a cui stanno aderendo le monarchie conservatrici della penisola arabica, in chiave anti-iraniana e in cambio di importanti concessioni o scambi militari.

Tutti eventi travestiti da politiche di pace, ma che potrebbero scatenare vecchi antagonismi pronti a scoppiare, come nel caso del Sahara Occidentale. Anche se pare che il presidente eletto Joe Biden (che si insedierà il 20 gennaio) non voglia procedere in questa direzione.