Tensioni crescenti nel Mediterraneo: si va verso una collaborazione Ue-Nato

Una nave tedesca precedentemente impiegata nell'operazione Sophia dell'UE nel Mediterraneo. L'attuale Irini vede invece in azione solo due navi, una greca e una italiana. [EPA-EFE/FOCKE STRANGMANN]

L’Ue oggi ha chiesto chiarezza sulla presunta scoperta di fosse comuni in Libia, mentre la Turchia sta alzando il tiro nel Mediterraneo. Operazione Irini: arriva nave militare italiana in rinforzo.

Nella videoconferenza di lunedì 15 giugno tra l’alto rappresentante Ue Joseph Borrell, i 27 ministri degli Esteri dell’Unione e il segretario di Stato Mike Pompeo sono stati toccati alcuni importanti temi scottanti della diplomazia internazionale: la questione medio-orientale, su cui si rischia di consumare una spaccatura “Nord atlantica” e di Hong Kong su tutti.

Durante l’incontro, da alcuni Stati membri dell’UE, è stato sollevata la questione della situazione nel Mediterraneo orientale, dove l’UE è “sempre più preoccupata per le recenti escalation dalla Turchia”, in virtù di una “situazione che sta peggiorando” ha detto Borrell ai giornalisti a Bruxelles. “Abbiamo concordato sulla necessità di una de-escalation e di un ritorno a un vero partenariato”.

Borrell ha annunciato poi che la prossima riunione dei ministri degli Esteri dell’Ue “metterà all’ordine del giorno la questione delle nostre relazioni con la Turchia”, in risposta alla domanda su come gli Stati Uniti saranno coinvolti e quali altri passi potrebbero essere fatti rispetto al comportamento della Turchia. Ma la questione libica aleggiava nella riunione tra alcuni degli Stati membri presenti.

Proprio oggi infatti, martedì 16 maggio, l’Unione Europea ha chiesto l’apertura “immediata” di un’indagine “indipendente” sulla presunta scoperta di otto fosse comuni a Tarhuna e nel nord-ovest della Libia, definendo la notizia “molto inquietante”. In una nota diffusa da Peter Stano, portavoce di Joseph Borrell, Alto commissario per la Politica estera dell’Ue, l’inchiesta sarebbe necessaria per “verificare queste scoperte e consegnare i responsabili alla giustizia”.

“L’Ue ricorda a tutte le parti in conflitto in Libia che è loro obbligo, in base al diritto internazionale umanitario  – precisa -, proteggere i civili e le infrastrutture civili”. “L’Ue esorta le parti in guerra a interrompere immediatamente i combattimenti e concordare le modalità di un cessate il fuoco totale, sotto la Commissione militare congiunta, con l’obiettivo di tornare urgentemente al processo politico guidato dalle Nazioni Unite”, ha concluso il portavoce.

Nella videoconferenza di ieri i ministri degli Esteri “non sono entrati nel dettaglio della situazione in Libia” ma oggi, martedì 16 giugno, i titolari dei ministeri della Difesa dell’Ue hanno discusso della Libia e dell’operazione Irini, la Forza navale dell’Unione europea per il Mediterraneo (vi partecipa anche l’Italia), che ha l’obiettivo di far rispettare l’embargo sulle armi alla Libia da parte dell’Onu, lanciata il 31 marzo scorso.

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Verso un coinvolgimento della Nato

Nella conferenza stampa a seguito della riunione di oggi sempre Joseph Borrell ha affermato, riguardo all’operazione Irini nel mare libico, che “abbiamo bisogno di asset navali e aerei: l’Italia ha annunciato l’incorporazione” nella missione “di una nave ammiraglia, che si unisce alla nave greca.

“Continueremo a chiedere più risorse – ha proseguito -: Sophia aveva cinque navi e diversi aerei; oggi abbiamo solo due navi e tre aerei. Serve di più e spero che gli Stati membri ascoltino”.

Borrell ha aggiunto che sono al lavoro per un accordo Irini-Nato per stilare un accordo di cooperazione tra Irini e la Nato, visto che l’Ue e l’Alleanza “condividono gli stessi obiettivi di sicurezza”. “Spero che l’accordo di cooperazione – conclude Borrell – possa essere concluso nei prossimi giorni”.

La situazione in Libia sarà all’ordine del giorno quando mercoledì 17 giugno i ministri della Difesa della Nato terranno dei video-colloqui, dove i funzionari dell’Ue hanno suggerito che l’Unione potrebbe sostenere la partecipazione della Nato all’Operazione Irini.

Venerdì scorso (12 giugno) un alto funzionario dell’Ue ha detto che il blocco ha contattato la Nato per vedere come avere accordi con l’operazione Sea Guardian nel Mediterraneo orientale.

Un passaggio non casuale, visto che all’inizio della scorsa settimana una nave militare turca ha impedito ad una omologa greca di Irini di poter eseguire una perquisizione su un cargo sospetto battente bandiera tanzaniana, scortato proprio dalle truppe di Ankara.

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Il portavoce di Borrell: “Irini efficace”

Contattato da Euractiv, Peter Stano ha rinnovato il sostegno a Irini dicendo che finora è stata efficace: dal suo lancio ci sono state più di 75 casi in cui Irini è entrata in azione. Il portavoce ha aggiunto che in altre occasioni l’operazione ha anche raccolto informazioni su casi che coinvolgono altri attori, compreso scoraggiare i tentativi di violare l’embargo petrolifero. Tuttavia, in pratica, l’operazione Irini sembra essere inefficace, dato che c’è solo una fregata greca al largo della Libia e l’Ue avrà bisogno di coinvolgere la Nato.

Secondo l’Afp, l’Operazione Sea guardian ha due navi che pattugliano il Mediterraneo per monitorare la navigazione, scoraggiare il terrorismo e “progettare la stabilità” nella regione. Ha fornito informazioni e supporto logistico al predecessore di Irini, l’Operazione Sophia, per alcuni anni.

“Gli alleati stanno attualmente discutendo su come la Nato potrebbe sostenere la nuova missione marittima dell’Ue Irini”, ha detto un funzionario dell’Alleanza nord atlantica. “È importante che l’embargo sulle armi dell’ONU sia pienamente attuato”.

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La Turchia, membro della Nato, ha sostenuto con forza il governo dell’Accordo nazionale (Gna) di Fayez al-Sarraj, che nelle ultime settimane ha riconquistato tutti gli avamposti rimasti in Libia occidentale delle forze di Khalifa Haftar, che avevano cercato di impadronirsi della capitale Tripoli in un’offensiva durata 14 mesi.

Da quanto si apprende dall’agenzia Adnkronos si parla addirittura di un possibile utilizzo da parte della Turchia di due basi militari in Libia. Sarebbero in corso colloqui tra Ankara ed il governo del Gna. A rivelarlo una fonte turca citata dal sito di ‘Yeni Safak’. Secondo questa fonte una decisione definitiva, sull’uso della base navale di Misurata e di quella aerea di al-Watiya, recentemente riconquistata dalle forze sotto il comando del Gna, non è ancora stata presa. “La Turchia che usa al-Watiya è all’ordine del giorno – ha dichiarato la fonte a condizione di anonimato – Potrebbe anche essere possibile che la base navale di Misurata venga usata dalla Turchia”.

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Turchia in una posizione scomoda

Cambiare le attività del Sea Guardian per sostenere l’operazione Irini dell’UE richiederebbe l’approvazione di tutti i 30 membri della Nato, cosa che potrebbe dare la possibilità ad Ankara di ricorrere ad un potenziale veto. Inoltre sarebbe insolito per la Nato monitorare le navi di un alleato.

I critici ad Atene suggeriscono che una tale mossa potrebbe mettere Ankara in una posizione molto difficile e scomoda: se la Turchia blocca un coinvolgimento della Nato, sembrerà che Ankara ammetta di trasportare armi in Libia.

D’altra parte, la Turchia ha già reagito negativamente all’operazione Irini in passato, dicendo che era di parte, in quanto non esiste un simile embargo sulle armi sul confine terrestre meridionale della Libia, da dove si ritiene che i lealisti pro-Haftar si procurino le armi per combattere la Gna.