Tensioni a Cipro: la Turchia vuole colloqui solo con proposte ‘a due stati’, ma rischia con Ue e Usa

Manifestazione nel 2016 di ciprioti (greci e turchi) a favore dei processi di pace oggi deteriorati. [EPA/KATIA CHRISTODOULOU]

Dopo che il primo ministro greco ha detto di voler proseguire con la soluzione federale delle Nazioni Unite, Ankara ha risposto negativamente rilanciando i suoi desiderata, ma deve stare attenta alle già deteriorate relazioni occidentali.

In un incontro tenutosi a Cipro, lunedì 8 febbraio, il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis ha detto che “Atene e Nicosia rimangono concentrate sulle decisioni delle Nazioni Unite” aggiungendo che questo è “l’unico quadro concordato e vincolante per una soluzione”.

L’occasione è stata quella della visita al presidente cipriota Nicos Anastasiades e le parole del premier ellenico hanno ribadito la stessa posizione delle risoluzioni Onu che chiedono la riunificazione di Cipro sotto un ‘ombrello’ federale che includa le due aree di Cipro e Cipro del Nord, l’autoproclamata repubblica turca nata in seguito all’invasione di Ankara del 1974.

Tuttavia nella giornata di giovedì, la Turchia ha confermato la sua posizione: si unirà ai colloqui solo con una proposta ‘a due stati’ sull’isola. A dirlo il portavoce del presidente Erdogan  Ibrahim Kalin, che ha aggiunto come le precedenti e fallimentari proposte non dovrebbero essere all’ordine del giorno di un tavolo di confronto.

L’Onu inviterà le due comunità nazionali cipriote, oltre ai ministri degli esteri delle tre nazioni garanti, Grecia, Turchia e Gran Bretagna (ex colonizzatrice e detentrice di due basi militari sull’isola), per discutere come andare avanti sull’annosa questione tornata fortemente alla ribalta in seno alle tensioni nel Mediterraneo orientale.

“Non possiamo discutere le cose affrontate da quaranta anni per altri quaranta”, ha detto Kalin in una battuta nell’intervista all’emittente Trt Haber, riportata su Euractiv.com, riferendosi a decenni di colloqui falliti per unire l’isola.

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Mercoledì, anche il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan aveva chiuso alla proposta federale preferita da Grecia e Nazioni Unite, dicendo che l’unico modo per risolvere la disputa di Cipro è la soluzione a due stati.

Anche se la base stabilita dalle risoluzioni dell’Onu è stata riaffermata nel corso degli anni, la Turchia e i turco-ciprioti hanno chiesto una confederazione, o l’unione di due stati. I greco-ciprioti, che rappresentano il governo riconosciuto a livello internazionale, che è uno Stato membro Ue, si rifiutano di discutere questa formula perché implica il riconoscimento di un’autorità sovrana turco-cipriota.

Ankara dovrà stare però attenta alle sue pretese cipriote, a partire dalle due questioni scottanti: la normalizzazione dei rapporti con l’Ue, che con fatica sta prendendo il suo difficile percorso aggravato da anni di relazioni deteriorate (pena pesanti sanzioni di Bruxelles) e i problemi con gli Usa, ai quali non è andato giù l’acquisto di tecnologia militare russa da parte turca (sistema S-400).

L’aria che tira a Washington, a differenza di quel pensano in Turchia, non è affatto buona. Da quello che trapela la Casa Bianca (che sta cambiando registro con alcuni alleati) non accetterà né le troppo indipendenti scelte di Ankara sulla Difesa a suo dire incompatibili con la tecnologia militare statunitense (gli F-35, ora negati ai turchi), né la prepotenza su Cipro e più in generale sul Mediterraneo orientale che ha caratterizzato le politiche di Erdogan degli ultimi anni.