Strategia militare dell’Ue: in attesa della riunione dei ministri degli Esteri un leak anticipa le questioni sul tavolo

Militari UE in Germania durante lo spostamento di alcune truppe. [EPA-EFE/CLEMENS BILAN]

Il progetto della cosiddetta ‘Bussola strategica’, il documento di strategia militare dell’UE, visto in anteprima da Euractiv.com, sarà formalmente presentato ai ministri degli Esteri degli Stati membri nel vertice della prossima settimana.

Il documento relativo alla cosiddetta ‘Bussola strategica’ sarà presentato formalmente lunedì 15 novembre alla riunione dei ministri degli Affari esteri. Esso traccia per la prima volta la mappa delle minacce che il blocco deve affrontare, e copre anche la gestione delle crisi, la resilienza, gli sviluppi delle capacità e le partnership, ed è destinato a “definire una visione strategica comune per la sicurezza e la difesa dell’UE per i prossimi 5-10 anni”.

I leader dell’Unione Europea vedranno una versione che probabilmente sarà modificata a dicembre, mentre il documento finale dovrebbe essere approvato a marzo del prossimo anno, durante la presidenza francese del Consiglio dell’UE.

Valutazione della minaccia

Redatto dal servizio diplomatico dell’UE (SEAE) e dalle agenzie di sicurezza nazionali, la prima parte del nuovo progetto militare dell’Unione è destinata a coprire i rischi e le tendenze di sicurezza in tutto il blocco e nel mondo. Accanto a un elenco descrittivo delle minacce regionali che affrontano l’Unione Europea, la Russia e la Cina dominano il documento di 28 pagine.

Le “azioni della Russia nel nostro vicinato comune e in altri teatri contraddicono la visione del mondo dell’UE e i suoi interessi”, afferma la bozza, aggiungendo tuttavia che “la strategia dell’UE mira a coinvolgere la Russia in alcune questioni specifiche”, come la crisi climatica.

Diversi diplomatici dell’UE contattati da Euractiv.com hanno dichiarato che la minaccia di Mosca avrebbe dovuto essere meglio specificata, includendo le minacce militari e l’occupazione, l’uso delle forniture di energia come un’arma e le azioni ibride, e hanno spiegato di aver intenzione di presentare emendamenti.

Secondo la bozza, la Cina è invece “un partner, un concorrente economico e un rivale sistemico” che è “sempre più coinvolto e impegnato nelle tensioni regionali”.

“Nonostante la crescente assertività della Cina, continueremo a cooperare in aree di reciproco interesse come la lotta alla pirateria e il clima e la sicurezza”, afferma la bozza. Tuttavia, in un riferimento alle divisioni interne tra gli stati membri su come affrontare al meglio Pechino, avverte che questo “richiederebbe una forte unità” tra gli Stati membri dell’UE.

Unità europee di risposta alle crisi: è il momento di fare il salto

Negli ultimi mesi è circolata un’indiscrezione su una presunta proposta della Commissione per una “Initial Entry Force” europea di 5.000 unità. La volontà politica rappresenta sia un motore che un ostacolo in questo processo, scrivono Francesca Romana D’Antuono, Reinier van …

Secondo il progetto, alle agenzie di intelligence nazionali verrebbe chiesto di rivedere l’analisi della minaccia dell’UE con una frequenza di “almeno ogni 5 anni, a partire dal 2025, o prima se il mutevole contesto strategico e di sicurezza lo richiede”.

La Forza di dispiegamento rapido dell’UE

Una delle proposte più controverse del progetto è la creazione entro il 2025 di una forza di intervento militare congiunta, chiamata Forza di dispiegamento rapido dell’UE, che “permetterà di schierare rapidamente una forza modulare fino a 5.000 truppe, comprese le componenti terrestri, aeree e marittime”.

Sulla scia della crisi in Afghanistan, gli stati membri UE, durante l’estate, avevano discusso in merito a una forza di intervento e alla possibilità di muoversi verso una cooperazione militare ad hoc tra gli Stati membri interessati.

Secondo il progetto, la forza è destinata a “rispondere a minacce imminenti o a reagire rapidamente a una situazione di crisi, per esempio, una missione di salvataggio ed evacuazione o un’operazione di stabilizzazione in un ambiente ostile”. La capacità della forza sarà basata su “scenari operativi”, ma il progetto lascia aperto il tema di chi li definirà.

La forza dovrebbe consistere di “gruppi tattici dell’UE radicalmente modificati, e di altre forze e capacità militari degli stati membri”, dice la proposta, aggiungendo che questo includerebbe regolari esercitazioni congiunte dal 2023. Il comando e il controllo spetterebbero a quartieri generali operativi nazionali preidentificati o a un organismo all’interno dello Stato Maggiore dell’UE (EUMS).

I diplomatici dell’Unione contattati da Euractiv.com hanno espresso la loro preoccupazione riguardo al fatto di “aggiungere altri nuovi strumenti, senza utilizzare il potenziale di quelli esistenti”. Le formazioni da battaglia UE già esistenti non sono mai stati utilizzate a causa di controversie sui finanziamenti e della riluttanza a schierarle sul terreno.

Una questione di unanimità?

Fino ad oggi, qualsiasi operazione del genere richiede l’unanimità tra tutti gli Stati membri, che ha dimostrato di essere una questione controversa in situazioni di crisi. Per evitare processi decisionali lenti, il progetto propone “accordi decisionali più flessibili” e una “portata estesa dei costi comuni (compresi i costi delle esercitazioni) per contribuire alla rapida schierabilità di questa forza”.

Questo includerebbe anche l’uso dell’astensione costruttiva, in grado di “permettere coalizioni volenterose e capaci a guida europea”. Entro il 2023, l’idea è di specificare in che modo permettere a un  gruppo di Stati membri, nel quadro dell’articolo 44 del trattato europeo, a un di pianificare e condurre una missione o un’operazione nel quadro dell’UE.

Politica estera e difesa europea, un tema fondamentale nello scenario geopolitico di oggi

Il dibattito sul tema della creazione di una politica estera e di difesa comune europea, di cui ha parlato anche il presidente del Consiglio Mario Draghi, resta fondamentale e di attualità. Lo scenario geopolitico continua a deteriorarsi, come dimostrano i …

Un diplomatico dell’Europa orientale ha detto a Euractiv.com che alcuni paesi della regione sarebbero aperti a discutere il miglioramento dei processi decisionali, ma “l’unanimità deve rimanere il principio guida”.

NATO e oltre

L’autonomia strategica, l’obiettivo dell’UE di agire in modo più indipendente nella sua politica estera e di sicurezza, figura solo una volta nella bozza di documento, ed è definita come “capacità di lavorare con i partner per salvaguardare i suoi valori e interessi”. Sulle relazioni UE-NATO, ad esempio, fa un riferimento alla prossima nuova dichiarazione congiunta, che sarà presentata entro la fine dell’anno, come bussola chiave per la cooperazione futura.

La bozza affronta anche le preoccupazioni dei membri dell’UE, soprattutto dell’Europa orientale, che vedono l’alleanza atlantica come la loro principale garanzia di sicurezza, impegnandosi a una più stretta cooperazione nelle operazioni di gestione delle crisi, nello sviluppo delle capacità militari, nelle esercitazioni, sulla mobilità militare e sulle nuove minacce emergenti.

A partire dal 2022, l’UE prevede anche di andare avanti con un dialogo dedicato alla sicurezza e alla difesa con gli Stati Uniti, come concordato nel vertice congiunto all’inizio di quest’anno.

La bozza di proposta afferma anche che l’Unione Europea rimane “aperta a impegnarsi con il Regno Unito sulla sicurezza e la difesa” e si impegna a rafforzare i dialoghi con i Balcani occidentali, i vicini orientali e meridionali, l’Indo-Pacifico e l’America Latina.

In particolare, la strategia vedrebbe l’UE estendere la sua presenza marittima in aree di interesse, a partire dall’Indo-Pacifico. Essa includerebbe scali e pattugliamenti più frequenti  ed esercitazioni marittime con i partner regionali Giappone, Corea del Sud, India, Indonesia e Vietnam.

Più strumenti e investimenti

Il documento include infine una serie di nuove indicazioni per migliorare la resilienza e affrontare le minacce ibride, compreso l’impegno a creare squadre di risposta ibrida rapida dell’UE, e garantire la deterrenza informatica.

Difesa, serve una politica estera comune per rendere l'Europa rilevante sul piano internazionale

Gli europei sembrano accorgersi delle vicende internazionali solo quando c’è una grande crisi che occupa le prime pagine dei giornali. Così di fronte alla fuga dell’Afghanistan si è tanto parlato della necessità di una difesa europea e di una politica …

“Dobbiamo essere in grado di rispondere rapidamente ai cyberattacchi”, afferma il documento in riferimento all’uso del Cyber Diplomacy Toolbox europeo, che includerebbe l’imposizione di sanzioni su attori esterni per attività informatiche dannose. Entro la fine del 2023, Bruxelles adotterà una strategia per affrontare i rischi e gli incidenti nel settore spaziale e le minacce al programma spaziale dell’Unione.

Il progetto si riferisce anche a un recente report che ha esortato i governi dell’UE a concentrarsi su “sei capacità di prossima generazione” come un nuovo carro armato (MBT), navi pattuglia, difesa nello spazio, sistemi aerei e una maggiore mobilità militare. Afferma anche che i bilanci nazionali della difesa dovrebbero crescere nei prossimi anni, ma non chiede impegni concreti.

Tuttavia, afferma che i paesi membri dovrebbero mirare ad aumentare i loro impegni finanziari per le iniziative di difesa collaborativa dell’UE, come il Fondo europeo di difesa, nel prossimo bilancio (che partirà dopo il 2027).

La proposta si impegna anche a creare un Defence Innovation Hub all’interno dell’Agenzia europea per la difesa entro il 2022. Tuttavia, un diplomatico dell’UE, parlando della tempistica della maggior parte delle proposte incluse nel progetto, ha detto a Euractiv.com di essere sorpreso che molte di esse siano piuttosto a breve termine.

“Quello che mi sorprende è che finora avevamo sempre capito che la strategia dovrebbe guardare un orizzonte di dieci anni, ma la maggior parte delle proposte che vedo hanno una deadline al 2025”, ha detto. “Ciò che non abbiamo raggiunto in decenni, ora si suppone che avvenga nell’arco di pochi anni – e questo mi sembra un po’ curioso”, ha aggiunto.