Slovenia, il caso del non paper sulla “dissoluzione pacifica” della Bosnia-Erzegovina

Immagine notturna del ripetitore televisivo nella capitale della Bosnia ed Erzegovina Sarajevo. [EPA-EFEFEHIM DEMIR]

Secondo il sito Politicki.ba, che cita fonti di Lubiana e Bruxelles, Janša avrebbe consegnato al presidente del Consiglio europeo Michel un ‘non-paper’ in cui si sottolineerebbe la necessità di porre fine alla dissoluzione della Jugoslavia. Ma il premier sloveno smentisce.

La fragile stabilità dei Balcani occidentali potrebbe subire un durissimo colpo ed essere messa definitivamente in discussione. In un articolo di Zeljko Trkanjec su Euractiv.com si apprende che l’ambasciatore Zorica Bukinac “è stato convocato a causa di un non-paper”, un documento non ufficiale, “che il primo ministro sloveno Janez Janša avrebbe inviato all’Ue sul cambiamento dei confini nei Balcani occidentali, cosa che Janša ha già negato”.

Dopo le guerre della ex-Jugoslavia del 1991-95, la Bosnia-Erzegovina (BiH) è diventata una federazione formata da due entità quasi indipendenti: la federazione Bosniaco-Croata, composta prevalentemente da bosgnacchi e croati e la Republika Srpska (RS), a maggioranza serba.

Ognuna di queste ha un suo ordinamento: governo, istituzioni e forze di polizia, ma le due entità sono comunque riuniste in un governo centrale, con una presidenza a rotazione di tre persone ricoperta in parti equivalenti da un bosniaco, un croato e un serbo (rispettivamente: Šefik Džaferović, Željko Komšić e Milorad Dodik).

Sempre da Euractiv.com si apprende che il membro croato della presidenza, Željko Komšić, ha confermato lunedì ai media locali che il presidente sloveno Borut Pahor aveva chiesto in una conversazione informale durante una visita ufficiale il 5 marzo se “una separazione pacifica in BiH è possibile”, riferendosi alla secessione della Republika Srpska, aggiungendo che “recentemente, ci sono sempre più voci in Europa che dicono che la disintegrazione della Jugoslavia dovrebbe essere completata” e poi ponendo la domanda: “Si può sciogliere pacificamente in BiH?”.

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In una lettera indirizzata all’Alto rappresentante Pesc, in vista dell’incontro dei ministri degli Esteri di aprile e in una fase di progressiva disattenzione internazionale verso la regione rispetto agli anni passati, si chiede di ripristinare una discussione strategica sull’area.

Secondo quanto …

L’interrogativo, Pahor, lo avrebbe posto ai membri della presidenza della Bosnia-Erzegovina Dodik, Džaferović e Komšić e, da quanto si apprende, quest’ultimo avrebbe detto che lui e il bosniaco Džaferović avevano risposto che ciò non era possibile, mentre il membro serbo Dodik ha dato la risposta opposta.

“Il presidente Pahor mette regolarmente in guardia contro l’idea di disintegrazione della BiH e di ridisegno dei confini nei Balcani occidentali. In questo contesto, per la preoccupazione di queste idee, ha posto questa domanda ai suoi interlocutori, tutti e tre i membri della presidenza della BiH, quando ha visitato Sarajevo all’inizio di marzo”, ha spiegato l’ufficio di Pahor.

Quasi nello stesso momento i media locali hanno riportato che Janša avrebbe consegnato al presidente del Consiglio europeo Charles Michel il non-paper contenente le priorità della prossima presidenza slovena, che entrerà in carica il primo luglio al posto del Portogallo, che contiene le linee guida sulla “disintegrazione finale della Jugoslavia”, che implicherebbe cambiamenti nei confini e, tra le altre cose, prevederebbe anche la possibilità di secessione della Republika Srpska della Bosnia, così come il ridisegno dei confini in Montenegro, Macedonia del Nord e Albania.

Janša ha negato tutte le accuse mentre dall’ufficio stampa di Michel non è stata ancora confermata l’esistenza del non-paper sloveno sui Balcani occidentali, che, secondo informazioni non ufficiali, sarebbe stato consegnato lo scorso autunno. Euractiv.com riporta che Barend Leyts, portavoce di Michel, ha detto lunedì che non era in grado di dare una conferma sulla ricezione da parte del Consiglio e che avrebbe controllato ulteriormente.

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Ma la slovena 24ur.com ha riferito che “fonti ci hanno confermato per diversi giorni che c’è una forte possibilità che questo documento segreto esista, ma che è stato inviato completamente al di fuori dei canali diplomatici stabiliti”.

Il media online sloveno è tornato all’attacco anche della Commissione europea, ma il portavoce per la politica estera dell’Ue Peter Stano ha detto di non essere a conoscenza del documento e quindi di non poterlo commentare.

Stano avrebbe anche aggiunto che, sui confini nei Balcani occidentali, la posizione dell’Ue è molto chiara: non c’è bisogno di cambiare nulla, la cooperazione regionale e la riconciliazione devono essere perseguite. L’idea e la logica del processo di adesione sono di non entrare in aree pericolose e di aderire alla legislazione e ai principi dell’Ue, avrebbe chiarito il Portavoce.

Inoltre il sito sloveno scrive che il documento “non è stato visto nemmeno dagli alti rappresentanti sloveni a Bruxelles” e che “le fonti sostengono che il documento riguarda anche il ritorno in patria dell’ex primo ministro della Macedonia del Nord Nikola Gruevski”.

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Gruevski è stato condannato per abuso di potere nel suo paese nel 2018 ed è fuggito riparando nell’Ungheria del primo ministro Viktor Orbán, del quale lo sloveno Janša è un ammiratore, costituendo così un ‘trio’ che fa riferimento a forze politiche affiliate al Partito popolare europeo (Ppe).

Euractiv.com, riportando l’agenzia di stampa croata Hina, ha ricordato che Milorad Dodik avrebbe affermato, in una sessione del parlamento della Republika Srpska il 10 marzo, che i politici europei stanno parlando apertamente della possibilità di una rottura pacifica della BiH e ha annunciato che chiederà personalmente un referendum sullo status della RS “in un anno o due”.

A Sarajevo c’è molta agitazione a riguardo e l’aria che tira non è affatto buona. Dal Partito di azione democratica (Sda), il più grande schieramento bosniaco, hanno reagito dicendo che “i politici dell’Ue che vogliono eventualmente sostenere il tema della ‘separazione pacifica della BiH’ e del cambiamento dei confini nei Balcani occidentali devono essere consapevoli che questo non accadrà mai, e l’unica conseguenza potrebbe essere la guerra nella regione e una reazione a catena in tutta Europa”.