Serbia, Vucic rivendica la vittoria in un’elezione “senza suspense”

"Sono lieto che un numero enorme di persone abbia votato e abbia mostrato la natura democratica della società serba", ha detto Vučić. [EPA-EFE/ANDREJ CUKIC]

L’uomo forte della Serbia, Aleksandar Vučić, ha rivendicato una vittoria schiacciante sua e del suo partito SNS (Partito progressista serbo) alle elezioni presidenziali e legislative di domenica 3 aprile. Un risultato che lo conferma per altri cinque anni alla presidenza della Repubblica, e che prolunga il suo governo decennale della nazione balcanica.

I risultati ufficiali saranno annunciati lunedì, ma già domenica sera, poche ore dopo la chiusura delle urne, Vučić ha affermato che non sarebbe stato necessario un ballottaggio per scegliere il nuovo presidente, annunciando lui stesso i risultati dalla sede del suo comitato elettorale.

“Sono lieto che un numero enorme di persone abbia votato e abbia mostrato la natura democratica della società serba”, ha detto Vučić nel suo discorso trasmesso in tv: “Non c’è stata suspense in nessun momento”, ha aggiunto.

Il paese di circa sette milioni di persone si è recato alle urne per eleggere il presidente, i 250 membri del parlamento e i sindaci di numerose città tra cui la capitale Belgrado. Al voto ha partecipato il 55,1% dei serbi, una percentuale in crescita rispetto al 48,9% delle ultime elezioni, le legislative del 2020, che erano state boicottate da diversi partiti dell’opposizione.

Secondo i primi risultati, con metà dei voti conteggiati Vučić ha ottenuto il 63% dei consensi, contro il 14,8% dell’ex generale e diplomatico Zdravko Ponoš, del partito popolare (Narodna) di centro-destra, frontman di un cartello di alcuni dei maggiori partiti di opposizione.

 

 

Per quanto riguarda il parlamento, l’ SNS si conferma il primo partito con il 46,1% dei voti, seguito dal partito socialista serbo (la formazione dell’ex presidente Slobodan Miloševic, alleata di Vučić) al 12% e dall’alleanza dei partiti di opposizione ‘Uniti per la vittoria della Serbia’ (US) all’11%. La coalizione di destra Nada (Speranza) e Moramo (Si può), un’alleanza di movimenti e partiti verdi, hanno ottenuto rispettivamente circa il 4,8% e il 3,5% dei voti.

È probabile che l’SNS – che governa la Serbia dal 2012 – non riuscirà ad avere da solo una maggioranza in parlamento, e dovrà quindi formare una coalizione, probabilmente con tutti o alcuni dei partiti che sostengono il governo in carica guidato dalla premier Ana Brnabić.

Vučić si è presentato per un secondo mandato da presidente (dopo essere stato in precedenza vice primo ministro dal 2012 al 2014, e primo ministro dal 2014 al 2017) promettendo pace e stabilità proprio mentre la Russia ha invaso l’Ucraina, evento che ha messo la Serbia sotto pressione da parte dell’Occidente affinché scegliesse tra i suoi tradizionali legami con Mosca e l’aspirazione ad entrare nell’Unione Europea.

Vučić ha riconosciuto che il conflitto in Ucraina ha avuto un impatto sulla campagna e ha affermato che la Serbia non ha intenzione di rinunciare al suo equilibrismo tra l’offerta di adesione all’UE e gli stretti legami con la Russia e la Cina, uno dei principali investitori nel paese.

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BELGRADO – Nello spazio pubblico serbo, da sempre molto filo-russo, l’allineamento all’Unione Europea come paese candidato non è un messaggio politico popolare in vista delle elezioni parlamentari, presidenziali e per il sindaco di Belgrado previste per il 3 aprile.

L’invasione russa …

Nel suo tipico stile descritto dai commentatori come ‘dottor Jekyll e il mister Hyde’, Vučić ha lanciato i messaggi che i suoi interlocutori volevano sentire. Rivolgendosi ai media in lingua inglese, ha affermato che la Serbia continuerà sulla via dell’Europa, della pace, della stabilità e della prosperità economica. Mentre alla domanda dei media russi se la Serbia si unirà alle sanzioni imposte dall’UE a Mosca a causa dell’aggressione contro l’Ucraina, ha detto che la Serbia ha già preso posizione sulla questione, facendo riferimento alle conclusioni del Consiglio di sicurezza nazionale del Paese, e ha aggiunto che continuerà a mantenere la stessa linea.

Nonostante abbia sostenuto le  due risoluzioni delle Nazioni Unite che condannano l’invasione russa, Belgrado si è rifiutata di imporre sanzioni contro Mosca. “La Serbia cercherà di preservare relazioni amichevoli e di partenariato in molte aree con la Federazione Russa”, ha affermato Vučić.

La Serbia dipende quasi interamente dal gas russo, e il suo esercito mantiene stretti legami con quello di Mosca. “Manterremo una politica importante per europei, russi e americani, e cioè… quella della neutralità militare”, ha detto ancora Vučić.

Il Cremlino sostiene anche l’opposizione di Belgrado all’indipendenza del Kosovo, bloccando l’adesione di Pristina alle Nazioni Unite.

I sondaggisti di CeSID e CRTA hanno segnalato diverse irregolarità, incluse fotografie delle schede elettorali.

Secondo numerosi osservatori, in questi anni Vučić si è assicurato un dominio quasi totale dei media del paese e ha “comprato” gli elettori con promesse di vari sussidi sociali dopo la sua rielezione.

Politico di lunga data e già ministro dell’Informazione nel 1998 sotto la presidenza di Milošević, Vučić si è trasformato da acceso nazionalista a sostenitore dell’adesione all’UE, della neutralità militare e dei legami con Russia e Cina.

Durante la campagna elettorale, Ponoš ha accusato Vučić di usare la guerra in Ucraina per capitalizzare nelle urne le paure della gente.

Da anni, le opposizioni e molte organizzazioni indipendenti accusano il presidente serbo e i suoi alleati di avere uno stile di governo autocratico, oltre che di corruzione, nepotismo, controllo dei media, attacchi agli oppositori politici e legami con la criminalità organizzata, tutte accuse ripetutamente rigettate da Vučić.