Scontri a fuoco, dighe e rifugiati: preoccupazione per le rinnovate tensioni tra Etiopia e Sudan. L’inviato Ue a Khartoum

Lavori di costruzione della diga etiope lungo il Nilo Azzurro in una foto del 2017. [ EPA-EFE/STR]

Nello scorso fine settimana sanguinosi combattimenti al confine tra i due paesi: sullo sfondo la questione del bacino idrico etiope sul Nilo azzurro, sul quale i sudanesi ammoniscono Addis Abeba. Borrell invia il ministro degli Esteri finlandese Haavisto.

Le autorità sudanesi parlano di almeno 50 soldati etiopi uccisi negli scontri di confine con le forze di Khartoum, avvenuti giovedì 4 febbraio. Il terreno di scontro è la regione contesa Al-Fashqa a ridosso della linea che divide i due Paesi.

Quello che si apprende da fonti del Sudan, è che gli scontri sarebbero iniziati nell’area di Umm Karura, quando l’esercito di Addis Abeba ha sferrato diversi attacchi contro i militari della vicina nazione situata a nord. A comunicarlo sono stati alti ufficiali sudanesi alla Deutsche Presse-Agentur (Dpa), mentre dall’Etiopia non sono arrivati commenti ufficiali.

Gli attriti per la regione contesa si trascina da decenni crescendo negli ultimi anni. Nel dicembre 2020 si sono tenuti Khartoum nuovi colloqui, per regolare le zone rivendicate, conclusi con un nulla di fatto. A metà di questo gennaio, il ministero degli Esteri sudanese Omar Gamar-Eldin Ismail aveva accusato Addis Abeba per lo sconfinamento di alcuni caccia nello spazio aereo del Sudan, definito una “grave” violazione ed aggravante delle tensioni in essere.

A peggiorare i problemi tra le due nazioni anche la mobilitazione, da mesi, di decine di migliaia di profughi, costretti a lasciare la regione etiope del Tigray in guerra contro il Governo centrale. Ma la questione che preoccupa di più sullo sfondo, alla base degli attriti, è quella della ‘Grande diga della Rinascita’ (o del ‘rinascimento’).

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Il Nilo, il fiume più lungo del mondo, rappresenta un lungo tratto di fertilità intorno alle sue sponde, fornendo acqua ed elettricità ai 10 paesi che attraversa. I suoi principali tributari, il Nilo Bianco e il Nilo Azzurro, convergono nella capitale sudanese per poi scorrere a nord attraverso l’Egitto ed infine entrare nel Mar Mediterraneo. Il problemi della diga, difatti, preoccupano anche Il Cairo.

La costruzione della grande infrastruttura, a cura dell’Etiopia, crea non pochi grattacapi al Sudan che (sabato 6 febbraio) ha ammonito Addis Abeba a non procedere con la seconda fase di riempimento.

“Se l’Etiopia va avanti con il riempimento della diga di Rinascita il prossimo luglio, questo sarà una minaccia diretta alla nostra sicurezza nazionale”, ha detto il ministro sudanese delle risorse idriche Yasser Abbas, intervistato dall’Afp nella capitale del Paese, aggiungendo che essa “minaccerà anche la vita di metà della popolazione del Sudan centrale, così come l’acqua d’irrigazione per i progetti agricoli e la produzione di energia dalla diga Roseires (sempre del Sudan, ndr)”.

Da circa un decennio colloqui inconcludenti hanno caratterizzato il tavolo del confronto tra Sudan, Egitto ed Etiopia, con quest’ultima che dice di aver già raggiunto il suo obiettivo del primo anno per il riempimento del serbatoio della diga, avvertendo recentemente cdi voler procedere con la saturazione indipendentemente dal raggiungimento di un accordo.

Khartoum, anche se spera in una funzione regolatrice delle inondazioni annuali da parte del bacino idrico etiope, teme che le sue dighe (incluse le Roseires e Merowe) potrebbero subire un danneggio in mancanza di una convergenza tra le parti.

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“Sarà impossibile far funzionare la diga Roseires senza un accordo vincolante e uno scambio quotidiano di informazioni sulla quantità di acqua che scorre dalla diga di rinascita”, ha detto Abbas, che ha ricordato come senza un accordo “la diga Merowe perderà anche il 30% dell’energia elettrica che genera”, con la conseguenza che “le stazioni di acqua potabile saranno colpite”.

Il Sudan ha suggerito la mediazione dell’Onu, dell’Unione africana, dell’Unione europea e degli Stati Uniti per aiutare a rompere l’impasse. La precedente amministrazione statunitense si era occupata della questione, ma le elezioni e i tumultuosi periodi che le hanno accompagnate non hanno permesso un pieno impegno, anche se il nuovo corso internazionale di Biden sta rimettendo in ordine il filo diplomatico di Washington. Dopo i colloqui fallimentari di dicembre, i tre stati si sono ritrovati a gennaio in presenza di osservatori dell’Ua e dell’Ue, senza però fare progressi.

C’è un’altra questione alla base delle rinnovate tensioni di confine tra Sudan ed Etiopia: nella regione contesa Al-Fashqa, agli agricoltori etiopi coltivano terre fertili in aree rivendicate dal Sudan. Un altro aspetto alla fonte delle questioni tra i due Paesi, nella più vasta area sospesa tra Africa sahariana e Corno d’Africa, territorio che rappresenta una delle principali zone di investimento nel continente e al contempo fucina di attriti, non immune da un passato di guerre, pesanti carestie e rinnovate tensioni.

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Intanto, nella giornata di domenica, il ministro degli Esteri finlandese Pekka Haavisto è giunto in Sudan in qualità di inviato dell’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Ue Josep Borrell, che nei giorni scorsi lo aveva identificato come incaricato per il Tigray.

Il ministro, spiega una nota della Missione Ue in Sudan, terrà colloqui con le autorità locali per “alleviare le tensioni tra Sudan ed Etiopia e a determinare come la comunità internazionale può fornire supporto nella ricerca di soluzioni pacifiche alle attuali crisi che la regione deve affrontare”.

La visita dovrebbe durare fino a martedì 9 febbraio, nella quale sono previsti incontri con i vertici sudanesi, tra cui Abdelfattah al-Burhan, presidente del Consiglio sovrano (l’organo esecutivo creato dopo il golpe che ha deposto il presidente al-Bashir del 2019), il primo ministro Abdullah Hamdok e il ministro degli Esteri.