Sassoli: “Non abbiamo un esercito Ue ma sarebbe ora”

epa09336854 European Parliament President David Sassoli speaks during a commemoration ceremony on the 77th anniversary of the Nazi massacre of Cibeno in the former Fossoli concentration camp in Carpi, northern Italy, 11 July 2021. [EPA-EFE/ELISABETTA BARACCHI]

“Perché i regimi autoritari, tutti, si preoccupano di noi? Non facciamo la guerra, non abbiamo neppure un esercito… anche se sarebbe venuto il momento di averlo se non altro per risparmiare in inutili spese militari nazionali”, ha dichiarato il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, nel suo intervento al Campo di Fossoli (Modena), domenica 11 luglio.

“Non imponiamo il nostro modello – ha continuato – le nostre relazioni sono improntate al dialogo, parliamo con tutti, cerchiamo di sviluppare diplomazia là dove c’è conflitto e allora, perché si preoccupano di noi? Vi è un solo motivo. I valori europei mettono paura, perché le libertà consentono uguaglianza, giustizia, trasparenza, opportunità, pace. E se è possibile in Europa, è possibile ovunque”.

La cerimonia

Il presidente del Parlamento europeo è stato in visita al Campo di Fossoli, insieme alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, per la commemorazione del 77/o anniversario dell’eccidio nazista di 67 internati politici. I due presidenti hanno deposto una corona di fiori per i martiri della Resistenza. Alla cerimonia hanno partecipato anche l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi e la moglie Flavia, oltre che il presidente della Regione Stefano Bonaccini e le autorità religiose.

Nel suo intervento Sassoli ha sottolineato la necessità di essere vigili contro l’intolleranza crescente: “Giuseppe Dossetti scrisse che la coscienza storica da sola non basta. La nostra coscienza deve essere “vigile”, capace cioè di “opporsi a ogni inizio di sistema di male, finché ci sia tempo. Ecco perché non possiamo permetterci di sottovalutare le manifestazioni di odio, violenza, discriminazioni che si manifestano nello spazio europeo”. A questo proposito il presidente dell’Eurocamera ha ribadito che è importante che il “dibattito sulla ripresa, sulla ricostruzione delle nostre economie, corra di pari passo con quello che riguarda la difesa dello Stato di diritto, dei nostri valori fondamentali, delle libertà che devono essere garantite ai nostri cittadini”.

Von der Leyen: l’eccidio è colpa del mio Paese

“Oggi è particolarmente toccante per me essere qui come europea di nazionalità tedesca. È stato un soldato tedesco a ordinare di uccidere i vostri genitori e i vostri nonni. È una colpa profonda nella storia del mio Paese”, ha dichiarato  Von der Leyen, durante il suo intervento davanti ai parenti dei 67 internati politici trucidati dalle SS 77 anni fa. “La loro resistenza, ha contribuito a salvare l’Italia e tutta l’Europa. Incluso il mio paese, la Germania”, ha aggiunto la presidente della Commissione. I presenti hanno accolto queste parole con un grande applauso e si sono alzati in piedi in omaggio al discorso.