Sanzioni a Israele sul tavolo Ue? Francia in pressing sugli altri Paesi

L'Alto Rappresentante per la Politica Estera Josep Borrell - EFE/EPA [Olivier Hoslet]

La proposta potrebbe essere presentata nella riunione dei ministri dell’Unione europea di venerdì prossimo in reazione all’espansionismo di Israele in Cisgiordania.

Nei territori palestinesi la tensione è alta. Un soldato israeliano della Brigata Golani è rimasto ucciso ieri (12 maggio) durante un’operazione condotta nel nord della regione nei pressi del villaggio di Yabad, a non molti chilometri da Jenin. Lo ha reso noto il portavoce militare secondo cui l’uomo è stato colpito alla testa da una grossa pietra, scagliata dall’alto.

Il piano israeliano di annettere parti della Cisgiordania occupata sta scatenando diverse tensioni. Il territorio cisgiordano (la cosiddetta West Bank) è parte dell’Autorità nazionale palestinese, ma un gran numero di insediamenti israeliani sono stati costruiti nella regione a partire dal 1967, quando le forze dello Tsahal uscirono vittoriose dalla Guerra dei sei giorni.

Anche in Europa non mancano frizioni con Israele. “Come abbiamo detto più volte, l’annessione non è in linea con il diritto internazionale” e se Israele insisterà con il suo piano di annettere parti della Cisgiordania occupata, “l’Ue agirà di conseguenza”, ha detto Peter Stano, portavoce dell’alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza Josep Borrell.

Sono parole che Borrell ha ripetuto più volte negli ultimi mesi. L’Alto rappresentante Ue ha anche ribadito la sua contrarietà al nuovo piano di pace per il Medio Oriente del presidente degli Usa Donald Trump, che sarebbe eccessivamente sbilanciato nei confronti delle richieste di Israele. Proprio nei giorni a ridosso della discussione dei ministri degli Esteri dei Paesi Ue il segretario di Stato Usa Mike Pompeo sarà in visita proprio in Israele (e il 14 maggio giurerà il governo Netanyahu-Gantz).

La riunione dei titolari degli Esteri Ue, che tratterà lo scottante argomento, si terrà infatti venerdì 15 maggio. Ogni risoluzione europea in materia di politica estera e di sicurezza deve essere approvata da tutti e 27 i Paesi membri e dunque è facile prevedere che alcuni Paesi mettano il veto sull’ipotesi di imporre sanzioni ad Israele. La diplomazia dunque è già partita. Soprattutto la Francia, uno degli Stati con le posizioni più dure nei confronti di Israele, ha iniziato a muoversi esortando gli altri Paesi dell’Unione europea a considerare l’ipotesi delle sanzioni. Collocate sulla linea di Parigi anche Belgio, Irlanda e Lussemburgo.

Dal punto di vista procedurale, i governi dell’Ue dovrebbero chiedere alla Commissione e alla divisione di politica estera dell’Ue, il Seae, di preparare un elenco di opzioni da discutere e valutare. Israele, tra l’altro, è da tempo uno dei Paesi non europei che partecipano al programma Horizon 2020, che vale quasi 80 miliardi di euro per il periodo 2014 – 2020.

Sul tavolo dei ministri degli Esteri potrebbero essere messe delle ipotesi di sanzioni economiche e commerciali. Un segnale forte visto che l’Ue è il primo partner commerciale di Israele.