Sanzioni a Lukashenko e alla Russia per il caso Navalny: il via libera dei ministri degli Esteri Ue

Alexei Navalny. EPA-EFE/YURI KOCHETKOV

I ministri degli Esteri dei 27 Paesi dell’UE hanno deciso di imporre sanzioni al presidente bielorusso Alexander Lukashenko e di procedere con sanzioni anche contro i colpevoli dell’avvelenamento del leader dell’opposizione russa Alexei Navalny.

Lukashenko

Via libera ad un nuovo pacchetto di misure a causa della continua e ripetuta repressione dei manifestanti in Bielorussia: Lukashenko sarà oggetto di un divieto di viaggio e i suoi beni saranno congelati.
Inoltre, l’Ue ridimensionerà il sostegno finanziario al suo governo e aumenterà invece il suo sostegno al popolo bielorusso e alla società civile.
Fino ad oggi, anche se si parlava di sanzioni a Lukashenko, in realtà l’Ue aveva imposto  delle sanzioni a 40 funzionari ed enti coinvolti nei brogli elettorali e nella repressione violenta delle proteste all’inizio di ottobre, e non direttamente contro lo stesso Lukashenko. La ragione stava nell’ipotesi di persuaderlo ad avviare un dialogo con le forze dell’opposizione.
“Non c’è stato alcun segnale da parte bielorussa di impegnarsi in un dialogo con l’opposizione”, ha però detto ai giornalisti il diplomatico capo dell’Ue Josep Borrell dopo l’incontro, aggiungendo che alla luce della brutalità della polizia contro i manifestanti occorreva un cambio di passo.

Sanzioni per il caso Navalny

I ministri degli Esteri dell’UE hanno anche approvato la proposta congiunta di Francia e Germania per sanzioni mirate sull’avvelenamento del leader russo dell’opposizione Alexei Navalny: saranno sanzionate le persone e le entità potenzialmente responsabili.
“Abbiamo avviato sanzioni contro gli individui che riteniamo essere in parte responsabili di questa violazione del diritto internazionale. È importante che l’Ue dia prova di unità rispetto ad un crimine così grave e oggi lo abbiamo fatto”, ha detto ai giornalisti il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, che presiedeva l’incontro.

Sanzioni confermate per la situazione in Nicaragua

Confermato anche il quadro esistente per l’imposizione di misure restrittive mirate in considerazione della situazione in Nicaragua. Il regime di sanzioni è stato introdotto nell’ottobre 2019 dopo che il Consiglio aveva ripetutamente espresso la sua preoccupazione per il deterioramento della situazione politica e sociale in Nicaragua e condannato fermamente la repressione degli oppositori politici, dei manifestanti, dei media indipendenti e della società civile in atto dall’aprile 2018. Nello specifico le sanzioni si rivolgono a 6 persone.

L’UE è estremamente preoccupata per il continuo deterioramento della democrazia e dei diritti umani in Nicaragua, soprattutto per quanto riguarda la repressione da parte delle forze di sicurezza e dei gruppi armati filogovernativi.
L’UE si aspetta che il governo del Nicaragua rispetti gli impegni, nella loro interezza, assunti negli accordi del marzo 2019 con l’opposizione: ripristino dei diritti e delle garanzie civili e politiche, liberazione dei restanti prigionieri politici e caduta di tutte le accuse a loro carico,  ritorno in Nicaragua degli organismi internazionali per i diritti umani e un accordo per garantire elezioni credibili nel 2021.

Sanzioni contro l’uso di armi chimiche

Il Consiglio dell’Ue ha deciso oggi di estendere di un anno, fino al 16 ottobre 2021, il regime che consente all’Unione europea di imporre misure restrittive a persone ed entità coinvolte nello sviluppo e nell’uso di armi chimiche.

Attualmente si applicano misure restrittive a nove persone – cinque legate al regime siriano e quattro coinvolte nell’attacco di Salisbury utilizzando l’agente nervino tossico Novichok – e ad un’organizzazione, il Centro di studi scientifici e di ricerca (Ssrc), la principale entità per lo sviluppo del regime siriano di armi chimiche. Le misure restrittive consistono in un divieto di viaggio verso l’Ue e un congelamento dei beni per le persone e un congelamento dei beni per le entità.