Russia, approvato un nuovo programma di difesa nucleare

Il presidente russo Vladimir Putin durante una conferenza. [EPA-EFE/YURI KOCHETKOV]

Tra le tensioni con la NATO e la situazione in Libia, in Russia è stato approvato dal Presidente Vladimir Putin un documento che definisce la creazione e il dispiegamento di armi anti-missili e di attacco nello spazio come una delle principali minacce militari per la Russia.

Il documento, che delinea la politica di deterrenza nucleare della Russia, è stato pubblicato online proprio in un periodo di tensione sul controllo degli armamenti tra Mosca e Washington, con il futuro del Nuovo Trattato di Riduzione delle Armi Strategiche (New START) in bilico.

Secondo la nuova strategia, la politica russa in materia di armi nucleari è descritta come “di natura difensiva” e finalizzata a salvaguardare la sovranità del Paese contro i potenziali nemici. Tuttavia, in linea con la dottrina militare russa, essa delinea quattro scenari in cui Mosca ordinerebbe l’uso di armi nucleari, due dei quali nuovi e che coinvolgono potenziali scenari di primo uso nucleare.

I due protocolli stabiliti permettono l’uso del nucleare quando un nemico utilizza armi nucleari o altre armi di distruzione di massa sulla Russia o sui suoi alleati, e in situazioni in cui le armi convenzionali “minacciano l’esistenza stessa del Paese”.

Inoltre, le due nuove disposizioni includono i casi in cui il governo riceve “informazioni attendibili” su un attacco missilistico balistico imminente o nel caso di “impatto nemico su strutture governative o militari di importanza critica della Federazione Russa, la cui incapacità potrebbe portare al fallimento dell’azione di ritorsione delle forze nucleari”.

Le principali minacce per la Russia sono così descritte: l’aumento del potenziale della NATO nei territori e nelle acque vicine al paese, l’avvicinamento di nuovi armamenti alla Russia, compresi nuovi sistemi anti-missili, il dispiegamento di armi d’assalto nello spazio e il posizionamento di armi nucleari in paesi non nuclearizzati.

La pubblicazione arriva dopo solo una settimana dalla decisione degli Stati Uniti di uscire dal Trattato Cieli Aperti, che permette ai suoi firmatari di effettuare voli di sorveglianza disarmati a breve preavviso per raccogliere informazioni sulle rispettive forze militari e installazioni, contribuendo così alle ispezioni del controllo degli armamenti convenzionali e delle armi strategiche offensive e riducendo il rischio di conflitti.

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Washington ha annunciato giovedì (21 maggio) che si ritirerà dal trattato sui Cieli Aperti, che coinvolge 35 nazioni e consente voli di sorveglianza non armati sugli Stati firmatari. Si tratta dell’ultima mossa dell’amministrazione Trump per far uscire il Paese dall’ennesimo …

Open Skies è il terzo grande accordo di sicurezza, dopo il Trattato sulle Forze Nucleari a Raggio Intermedio (INF), un patto storico del 1987 con la Russia che vieta un’intera classe di missili nucleari a medio raggio con capacità di lancio a terra da 500 a 5.500 chilometri, e l’accordo nucleare con l’Iran, che Washington ha deciso di smantellare negli ultimi anni.

Entrambi, l’uscita degli Stati Uniti e la nuova strategia della Russia, arrivano in un momento cruciale: l’ultimo grande trattato sul controllo degli armamenti nucleari rimasto tra Stati Uniti e Russia, New START, scadrà nel febbraio 2021 e Mosca ha già avvertito che non c’è abbastanza tempo per negoziare una vera e propria sostituzione.

L’amministrazione Trump ha spinto per un nuovo patto di controllo degli armamenti che includesse anche la Cina: Mosca ha ritenuto una tale soluzione irrealizzabile, gli esperti di controllo degli armamenti ritengono che sarebbe troppo difficile da raggiungere.

Tensioni da esercitazione

Allo stesso tempo, lunedì (1° giugno) l’esercito russo aveva accusato gli Stati Uniti e i suoi alleati della NATO di condurre esercitazioni militari “provocatorie” vicino ai confini della nazione, secondo una dichiarazione che rifletteva le tensioni tra Russia e NATO.

La Russia non condurrà quest’anno importanti esercitazioni militari vicino ai confini con i paesi membri della NATO, ha detto Sergei Rudskoy, capo del principale dipartimento operativo dello Stato Maggiore russo, secondo Interfax.

Rudskoy ha anche detto che la NATO ha bloccato la proposta scritta della Russia di ridimensionare le reciproche attività militari.

Ha detto che la Russia ha spostato le esercitazioni su larga scala previste per settembre, Kavkaz-2020, più in profondità all’interno del paese ed è “pronta a regolare le posizioni delle esercitazioni su base di parità” con il blocco militare occidentale.

Ha indicato le recenti esercitazioni della NATO nel Mare di Barents, che ha definito le prime dalla Guerra Fredda, così come l’aumento dei voli di bombardieri strategici con capacità nucleare vicino ai confini russi e dei voli dei servizi segreti statunitensi vicino alle basi russe in Siria.

La NATO aveva annullato le esercitazioni programmate nel corso della pandemia COVID-19.

Prima della crisi sanitaria, l’Europa si stava preparando a quello che i funzionari della sicurezza hanno definito “il più esteso trasferimento di soldati statunitensi in Europa negli ultimi 25 anni”, con circa 37.000 soldati che hanno partecipato all’esercitazione militare guidata dagli Stati Uniti “Defender Europe 2020” per il trasferimento di truppe in Germania, Polonia e negli Stati Baltici.

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Libia, un punto focale delle relazioni UE-Russia

L’Europa ha cercato di rassicurare la Russia durante una videochiamata della Conferenza di sicurezza dell’ONU martedì (2 giugno) dopo che una nave da guerra francese ha intercettato una petroliera al largo della Libia nell’ambito di un’operazione per fermare il flusso di armi verso il Paese nordafricano.

I rappresentanti dell’Unione Europea hanno trascorso la riunione a porte chiuse – come richiesto dalla Russia – spiegando la missione navale dell’Ue per far rispettare un embargo sulle armi alla Libia, iniziata il 1° aprile, come riportato da diplomatici che hanno parlato in condizioni di anonimato.

Il blocco ha ribadito “l’impegno degli Stati europei a rispettare gli embarghi (armi e petrolio) nel rispetto delle severe regole delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza”, ha detto un diplomatico.

L’intercettazione di una petroliera da parte della nave francese al largo di Tobruk 10 giorni fa è stato un argomento di conversazione importante durante la sessione di martedì.

La Jal Laxmi, battente bandiera gabonese, stava raccogliendo una spedizione petrolifera multimilionaria, ma non aveva ricevuto l’autorizzazione dalla Libyan National Oil Corporation di Tripoli, ha detto uno specialista, rimasto anonimo, ad AFP.

Alla fine la nave non ha attraccato a Tobruk dopo che il proprietario e l’assicuratore della nave hanno temuto potenziali sanzioni, ha detto lo specialista.

“L’ONU accoglie con favore le azioni della Francia e tutti gli sforzi per sostenere l’embargo petrolifero”, hanno dichiarato le Nazioni Unite la scorsa settimana.

Secondo un diplomatico, l’intercettazione delle spedizioni illegali di petrolio è una priorità inferiore per la missione Irini rispetto al controllo delle armi illegali, per il quale le navi europee hanno effettuato circa 50 controlli su altre navi al largo della Libia dall’inizio di aprile.

“Ci sono stati sforzi molteplici e concertati da parte degli Stati membri e del gruppo di esperti dell’Onu per contattare tutte le compagnie e i Paesi coinvolti in questo affare in corso riguardo alla Jal Laxmi per mettere in guardia tutte le parti coinvolte dal procedere”, ha detto il portavoce delegato dell’Onu Farhan Haq, ribadendo che solo la Libyan National Oil Corporation potrebbe comprare o vendere petrolio nel Paese.

Il ministero degli Esteri francese ha detto che la nave da guerra ha soltanto “interagito” con la petroliera.