Romania: il premier Cîțu sfiduciato dal Parlamento, si apre la crisi di governo

Il primo ministro rumeno Florin Cîțu martedì 5 ottobre è stato sfiduciato dal parlamento di Bucarest. [EPA-EFE/ROBERT GHEMENT]

Martedì 5 ottobre il governo di centrodestra rumeno del primo ministro liberale Florin Cîțu, in carica da meno di un anno, è stato sfiduciato dal parlamento di Bucarest. Ora il paese rischia di cadere in una nuova lunga fase di instabilità politica.

Cîțu – alla testa del governo dallo scorso dicembre e da poco diventato presidente del  Partidul National Liberal (PNL), membro del PPE – ha perso in modo schiacciante il voto di sfiducia, con il margine più significativo nella storia delle mozioni di censura al parlamento rumeno: 281 voti favorevoli – ben oltre i 234 richiesti – e zero contrari. Non ci sono stati voti contrari perché il PNL e i suoi alleati hanno boicottato il voto, definendolo “irresponsabile”.

Il voto è arrivato dopo due ore di dibattito, iniziato con Cîțu che, ha chiesto alle opposizioni: “Cosa avete da guadagnare gettando il Paese nel caos?”, prima di lasciare l’aula assieme ai suoi compagni di partito dicendosi convinto che il prossimo governo si formerà “attorno ai valori liberali”.

L’origine della crisi si deve alla decisione di Cîțu di licenziare, all’inizio di settembre, il ministro della Giustizia, Stealian Ion, del partito alleato Unione per salvare la Romania (USR). Una scelta che ha spinto l’USR a ritirare i suoi ministri dal governo deplorando l'”atteggiamento dittatoriale” del premier, e poi ad appoggiare la mozione di sfiducia presentata dall’opposizione del partito socialdemocratico (PSD) di centro-sinistra: mozione che ha ricevuto il sostegno anche del partito di estrema destra Alleanza per l’unità dei rumeni (AUR).

Ora, mentre il governo continuerà ad occuparsi degli affari correnti fino alla formazione di un nuovo esecutivo, il pallino passa nelle mani del presidente della repubblica, Klaus Iohannis (anche lui esponente del PNL), che ha l’incarico di nominare un nuovo primo ministro. Nel caso in cui il parlamento bocciasse per due volte i candidati indicati da Iohannis, in base alla costituzione rumena il paese dovrebbe tornare alle urne. Le ultime elezioni politiche si sono svolte meno di un anno fa, il 6 dicembre 2020.

Dopo il voto, l’USR ha dichiarato che vorrebbe formare un nuovo governo di coalizione con il PNL, a patto che il primo ministro non sia più Cîțu: un esito che appare difficile, visto che il primo ministro sfiduciato è diventato solo una decina di giorni fa presidente del partito. “Florin Cîțu è la nostra scelta, per il breve, medio e lungo termine”, ha detto domenica l’eurodeputato del PNL Rareș Bogdan, considerato vicino a Iohannis.

Il PSD, da parte sua, spinge per andare ad elezioni anticipate che secondo i sondaggi lo vedrebbero vincitore, e accusa il governo di Cîțu di “impoverire i rumeni e aumentare i debiti del Paese”.

Mercoledì 6 ottobre, prima di partecipare al vertice UE-Balcani occidentali in Slovenia, Iohannis ha detto che “se i partiti non dialogano, il governo provvisorio rimarrà in carica fino a quando non si troverà una soluzione” e ha giudicato “immotivato” l'”entusiasmo” mostrato dalle opposizioni dopo l’esito del voto di sfiducia.

Alcuni  leader, ha aggiunto, hanno detto “che probabilmente non si presenteranno alle consultazioni” che inizieranno lunedì 11 ottobre, ma “solo con la maturità, e non con la fretta, questa crisi potrà essere risolta”. 

Il governo è caduto mentre la Romania, uno dei paesi più poveri dell’Unione europea, sta affrontando una quarta ondata dell’epidemia di COVID-19, con i numeri del contagio  che nelle ultime settimane stanno di nuovo aumentando – martedì 5 ottobre i contagi sono stati oltre 15 mila e i morti 252 – e una campagna vaccinale tra le più lente in Europa (solo il 28% dei cittadini ha ottenuto infatti una doppia dose di vaccino).

Secondo il sociologo Iulian Stănescu, poi, “accanto alla quarta ondata della pandemia, l’aumento delle bollette, che colpirà davvero i cittadini a dicembre, è la principale fonte di preoccupazione per i rumeni”.

Il governo ha detto che estenderà i programmi di sostegno alle famiglie più povere per far fronte all’aumento dei costi, ma il potere d’acquisto di molti rumeni è già stato eroso da uno dei tassi di inflazione più alti dal 2011, che ad agosto è stato del 5,3%.