Rapporti Ue-Turchia: in un giorno tutto e il contrario di tutto

Il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu (a sinistra) insieme all'Alto rappresentante UE per gli Affari Esteri Josep Borrell. [EPA-EFE/OLIVIER HOSLET]

Prosegue l’impegno dell’Alto rappresentante Borrell nel costruire la delicata tela di relazioni con l’irrequieto vicino turco. Ma la diplomazia europea, caratterizzata da più voci nazionali, non trova una quadra, mentre nel Mediterraneo continua l’inesorabile corsa verso una totale instabilità. Il punto sulla turbolenta giornata di giovedì.

Un incontro improntato sullo scambio informativo quello tra l’alto rappresentante per la politica estera della Ue Josep Borrell e il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu. Giovedì 7 agosto, nella capitale maltese La Valletta, si sono tenuti i colloqui in vista della riunione informale dei ministri degli Affari esteri Ue che si terranno a Berlino il 27-28 agosto, dove verranno affrontate le relazioni con la Turchia.

Il punto di partenza sarà quello del dibattito svoltosi nel consiglio degli Affari esteri a Bruxelles del 13 luglio scorso. Anche in quell’appuntamento il tema delle relazioni e delle tensioni con la Turchia vide la posizione europea meno netta rispetto agli altri temi trattati nella riunione. Sul tavolo furono protagonisti la guerra in Libia, la posizione di Maduro in Venezuela, il dilagare della pandemia in America Latina, la ripresa dei negoziati tra Serbia e Kosovo, ma soprattutto le tensioni tra Cina e Hong Kong.

Tra Bruxelles ed Ankara i rapporti sono tesi, inutile nasconderlo, ma il capo della diplomazia europea ha voluto ricordare che ”la Turchia è un partner importante per l’Unione europea” e che c’è il desiderio degli Stati membri di vedere “rafforzate le relazioni reciproche, invertendo le attuali tendenze negative”.

Le frasi, riportate in una nota ufficiale, sono il tentativo diplomatico (in tutti i sensi) di creare un clima sereno in vista del tavolo di fine agosto.

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Per capire a quando …

Nelle righe diffuse si è parlato infatti di ”uno scambio aperto e franco sulle relazioni Ue-Turchia e sulla situazione nel Mediterraneo orientale, nonché su questioni regionali chiave, in particolare sui conflitti in Libia e Siria” e Borrell stesso, sul suo profilo Twitter, ha detto che le “buone relazioni Ue-Turchia sono nell’interesse di tutti; dobbiamo affrontare congiuntamente le differenze attraverso il dialogo ed evitare azioni unilaterali” e “invertire le attuali tendenze negative e trovare modi per rafforzare le nostre relazioni”.

Mentre sulla situazione del Mediterraneo orientale l’Alto rappresentante ha richiamato ad “una riduzione costante dell’escalation, un’azione concreta e un lavoro in buona fede, in conformità con il diritto internazionale”.

Le questioni aperte e l’attacco a Berlino via Irini

Le questioni aperte con il vicino turco non sono poche e, pur con diverse intensità, rappresentano serie occasioni di tensione, a partire da una certa disinvoltura di Ankara relativa al rispetto della linea di confine greca della Tracia, la questione di Cipro e l’uso dei migranti come strumento di minaccia e destabilizzazione, le trivellazioni energetiche a ridosso delle isole greche nel sud-est dell’Egeo, la riconversione in moschea del museo di Santa Sofia e i già citati scenari di Siria e Libia.

E mentre nella giornata di ieri Borrell si impegnava a tenere torni aperti e costruttivi, Cavusoglu non risparmiava bordate all’Unione europea e in particolare alla Germania, presidente di turno dell’Ue per mezzo della cancelliera Angela Merkel.

Oggetto della discordia la missione Irini, fastidioso strumento di controllo per Ankara, che il titolare degli Esteri turco ha definito “un’operazione di parte”.

Ue-Turchia: nuove pesanti accuse sulla situazione libica

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Il contingente navale Ue, incaricato di far rispettare l’embargo sulle armi alla Libia, ha visto nei giorni scorsi l’inserimento di una fregata tedesca con 250 soldati a bordo, definito un “passo sbagliato” da Cavusoglu, secondo il quale il coinvolgimento della Germania rende la situazione in Libia “più complicata”.

La Germania “prende parte a un’operazione faziosa” e quindi “perde la sua imparzialità”, ha detto il diplomatico turco. La sua accusa è che in questa maniera “la conferenza di Berlino non avrà più legittimità”.

Nelle dichiarazioni rilasciate all’agenzia ufficiale turca Anadolu, poi rilanciate dall’omologa tedesca Dpa, il diplomatico di Ankara ha accusato che l’operazione Irini favorisce il generale libico Khalifa Haftar, oppositore del governo di Fayez al-Serraj, riconosciuto dalla comunità internazionale e sostenuto apertamente dalla Turchia, mentre l’ufficiale delle Cirenaica vede il supporto di Russia, Emirati arabi uniti ed Egitto.

Cavusoglu era a Tripoli per incontrare Serraj insieme al primo ministro maltese Evarist Bartolo e, anche nel gioco di puntare a dividere i vari Stati membri Ue, ha sottolineato il coraggio di Malta “a tirarsi fuori da Irini”.

L’accordo che fa infuriare Ankara

Ma le ‘tensioni parallele’ nella giornata di giovedì non si sono fermate a Tripoli. Un accordo marittimo tra Grecia ed Egitto ha mandato su tutte le furie la Turchia. Come annunciato dai media ufficiali egiziani, e riportato dall’Ansa, i termini dell’accordo prevedono il tracciamento delle frontiere marittime e la creazione di “una zona economica esclusiva fra i due Paesi”.

Nella conferenza stampa congiunta tra il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukry e l’omologo greco Nikos Dendias, è stato sottolineato come l’intesa “riflette le relazioni privilegiate fra i due Paesi e consente di trarre profitto dalle risorse che si trovano nell’area”, in particolare gli idrocarburi.

Un messaggio diretto al nemico turco che lo scorso anno aveva firmato un accordo analogo con il governo di Tripoli.

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“Heightened readiness”, vale a …

Il ministro greco non ha mancato di lanciare frecciate, anche per le recenti trivellazioni della Turchia a ridosso delle isole greche, dicendo che la stipula con l’Egitto va in senso “opposto” a quella turco-libica che “andrebbe gettata nel cestino”.

Anche Shoukry è ricorso ad un implicito ma chiaro riferimento alla Turchia, con la quale ci sono tensioni sulla guerra in Libia, dicendo che “le relazioni fra l’Egitto e la Grecia sono un fattore importante per il mantenimento della sicurezza e stabilità nell’est del Mediterraneo”.

Inoltre il ministro greco ha esortato “tutti gli Stati a seguire il modello dell’accordo Egitto-Grecia”, “tracciando le frontiere marittime nel rispetto del diritto internazionale”.

In una nota del ministero degli Esteri la Turchia fa notare che non riconosce il “cosiddetto accordo sulle frontiere marittime” siglato tra Egitto e Grecia e ne dimostrerà l’inefficacia “sul terreno e nei tavoli” internazionali.

I turchi evidenziano come l’intesa riguardi un’area “riconosciuta anche dall’Onu come piattaforma continentale turca”. “Non c’è alcun confine marittimo tra la Grecia e l’Egitto” dicono da Ankara e i contenuti dell’accordo violano “i diritti della Libia”.

Il messaggio è chiaro: la Turchia “non permetterà alcuna attività in queste zone” e “continuerà a difendere con determinazione nel Mediterraneo orientale i diritti” propri e dei turco-ciprioti, conclude la nota.

A venti giorni dal vertice informale euro-turco la tensione nel sud e sud-est del Mediterraneo sta salendo a dismisura, mentre l’Europa intergovernativa arranca nell’affermarsi come soggetto stabilizzante dell’area.

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