Quasi amici: le relazioni transatlantiche dopo la vittoria di Biden

Joe Biden e Kamala Harris insieme sul palco per il discorso della vittoria a Wilmington nel Delaware. [EPA-EFE/ANDREW HARNIK / POOL]

Sul fronte dei valori democratici e della lotta ai cambiamenti climatici la distanza tra le due sponde dell’Atlantico si accorcia. Altre questioni invece come la web tax continueranno a essere terreno di scontro.

La vittoria di Joe Biden negli Stati Uniti è stata accolta con grande sollievo da gran parte dei leader europei, fatto salvo per lo scivolone del premier sloveno Janez Janša che si è congratulato con il presidente uscente Donald Trump per la “vittoria” quando lo spoglio era appena iniziato. Dopo quattro anni di attacchi, minacce e aperte ostilità tra i due fronti dell’Atlantico torneranno toni cordiali e all’insegna del rispetto reciproco. Questo però non significa necessariamente che gli interessi dei due blocchi coincideranno o almeno non sempre.

Lotta ai cambiamenti climatici

Se è vero che su questioni come la difesa dei valori democratici e dello Stato di diritto e la lotta ai cambiamenti climatici Bruxelles può sperare di trovare un alleato nel presidente neoeletto, per quel che riguarda le relazioni economiche ricucire i rapporti non sarà facile.

Biden ha più volte espresso la volontà di riportare gli Stati Uniti nell’alveo del multilateralismo, ha già annunciato che il suo primo passo sarebbe quello di rientrare nell’Accordo di Parigi sul clima. Ha dichiarato che cercherà di convincere altre nazioni ad adottare standard più elevati e che intende ripristinare alcune norme in materia introdotte durante la presidenza Obama e cancellate da Trump.

Politica estera

Biden ha anche sottolineato più volte che gli Stati Uniti non possono affrontare le nuove sfide che si trovano ad affrontare senza relazioni strette con i loro alleati, ma l’Europa da tempo non è più al centro della politica estera americana. Come ha ricordato il direttore di Euractiv Italia Roberto Castaldi è stato proprio Barack Obama con Biden vicepresidente a spostare il focus strategico americano verso il Pacifico e continuerà ad essere così. Anzi, è probabile che il nuovo presidente si aspetti dall’Ue una posizione più netta nei confronti della Cina, principale rivale degli Stati Uniti. Anche se non è ancora chiaro come Biden affronterà il tema della sicurezza della rete 5G, è probabile che almeno nella forma e nei toni voglia prendere le distanze dalla campagna anti-Huawei di Pompeo.

Biden potrebbe chiedere una posizione più chiara anche nei confronti di Mosca, sollevando anche il problema della dipendenza europea dalla Russia sul fronte energetico e della costruzione del gasdotto NordStream2.

Commercio

Sul fronte dei rapporti commerciali la speranza è che si possa raggiungere una tregua nella guerra dei dazi. Non sarà facile anche perché proprio nel giorno del voto negli Stati Uniti, a Bruxelles si discuteva su quali prodotti tassare dopo che il Wto ha autorizzato l’Ue a imporre fino a 4 miliardi di dazi nell’ambito della guerra Boeing-Airbus.

Nel gennaio 2017, gli Stati Uniti e l’Unione europea avevano concordato un accordo nell’ambito del Transatlantic Trade and Investment Partnership Agreement, che comprendeva la rimozione del 97% delle tariffe. L’amministrazione Biden potrebbe quindi decidere di tornare a lavorare per un trattato di libero scambio o almeno questo è quello che si augurano i produttori europei.

Il vero punto di scontro tra Usa e Ue però rischia di essere la web tax che Bruxelles intende imporre alle big tech americane. L’Europa e gli Stati Uniti hanno opinioni opposte su dove aziende come Google o Facebook dovrebbero pagare le tasse. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico è stata incaricata di elaborare un piano per tassare i giganti della tecnologia, ma è improbabile che si raggiunga un accordo entro la fine di quest’anno.

Alcuni Paesi Ue come la Francia hanno annunciato che inizieranno a riscuotere la tassa sui servizi digitali già da quest’anno, a prescindere da come vanno i negoziati. In campagna elettorale i rappresentanti dello staff di Joe Biden non hanno chiarito come intenda procedere l’amministrazione a guida democratica su questo punto. Però tenendo conto anche del fatto che gran parte delle aziende in questione ha sostenuto apertamente la corsa di Biden, è improbabile che il neopresidente voglia fare loro un torto per venire incontro agli interessi di Bruxelles.