Programma spaziale, il Covid ritarda il lancio dei nuovi razzi europei

Un modello in scala del razzo Ariane 6 in esposizione davanti al centro di ArianeGroup a Brema, in Germania. [EPA-EFE/FOCKE STRANGMANN]

L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) non lancerà la sua nuova generazione di razzi spaziali, gli Ariane 6, nel 2020 a causa dell’impatto dell’epidemia di coronavirus. Le restrizioni di viaggio e le misure di blocco hanno messo a dura prova il programma originale dell’agenzia.

Ariane 6 doveva decollare per la prima volta alla fine di quest’anno, ma il suo debutto dovrà aspettare fino al 2021, ha detto un alto funzionario dell’ESA giovedì (28 maggio).

“Possiamo dire con certezza che il lancio non avverrà nel 2020”, ha detto all’AFP il direttore del trasporto spaziale dell’agenzia, Daniel Neuenschwander.

Il ciclo di sviluppo del razzo è stato particolarmente esposto agli effetti negativi dell’epidemia di virus, dato che il progetto si estende su 13 paesi diversi e si avvale di una rete di oltre 600 aziende.

L’ESA non è stata in grado di fornire una data di lancio riprogrammata.

L’agenzia gestisce i suoi razzi Ariane 5 e Vega da una base nella Guyana francese, dove sono in corso lavori per adattare il sito alle esigenze specifiche del più grande Ariane 6. Tuttavia, il 16 marzo sono state imposte misure di blocco e i dipendenti hanno cominciato a tornare operativi da poco.

Ariane 6 è un aggiornamento in termini di capacità di carico e costi, grazie a processi di produzione più efficienti che consentono all’ESA una maggiore flessibilità nello svolgimento delle missioni. Ma a differenza dei razzi Falcon di SpaceX, non sarà riutilizzabile.

Il programma di razzi Ariane ha messo in orbita circa il 50% dei satelliti commerciali di tutto il mondo sin dalla sua nascita, alla fine degli anni ’70, rompendo il monopolio statunitense nel settore.

All’inizio dell’anno, la Commissione europea e la Banca europea per gli investimenti hanno deciso di finanziare il progetto Ariane con 100 milioni di euro di finanziamento, che dipenderanno dalla redditività del programma una volta in piena attività.

Il lancio inaugurale non è il primo dei piani dell’agenzia spaziale a essere ritardato a causa del virus. Una missione su Marte che prevedeva di mettere un rover sulla superficie del pianeta rosso è stata rimandata da quest’anno al 2022.

Questa notizia segna una settimana deludente per l’industria spaziale, dopo che la NASA ha dovuto cancellare il primo lancio dal suolo americano con equipaggio in quasi un decennio a causa del maltempo. Un altro tentativo è previsto per sabato 30 maggio.

Anche in Europa la Commissione si è vista costretta a tagliare quasi 3 miliardi di euro dai finanziamenti proposti dalla politica spaziale come parte di una nuova offerta di bilancio a lungo termine.

L’esecutivo dell’UE aveva originariamente stanziato 16 miliardi di euro per la politica spaziale e sembrava intenzionato a mantenere la fiducia nel settore dopo aver creato per la prima volta un dipartimento dedicato. Tuttavia, l’ultima proposta evidenzia che ci sono altre priorità più urgenti.

Questo nonostante gli alti funzionari di tutto il settore abbiano scritto alla Commissione la scorsa settimana per ribadire il potenziale economico delle industrie spaziali, sottolineando che tecnologie come i sistemi satellitari Galileo e Copernicus hanno contribuito a creare un mercato del valore di oltre 60 miliardi di euro.

L’anno scorso, gli Stati membri dell’ESA hanno scelto di assegnare all’agenzia un budget più elevato di quello richiesto.