Presidenza ceca dell’Ue, il viceministro Havranek: priorità alla lotta contro le minacce ibride

Il viceministro della Difesa ceco Havranek [EPA-EFE/TOMASZ WASZCZUK POLAND OUT]

Secondo l’esponente di Governo, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, devono essere implementati i sistemi difensivi europei (ad oggi non ottimali) contro attacchi cyber e disinformazione.

La presidenza ceca del Consiglio dell’Unione europea focalizzerà la sua attenzione contro le minacce ibride, accelerando le discussioni sulla disinformazione e l’interferenza previste dalla Bussola strategica dell’Ue (lo Stategic compass, la nuova strategia militare dell’UE). Lo ha spiegato a EURACTIV il viceministro della Difesa Jan Havranek. La Repubblica Ceca intende affrontare questi temi durante la sua presidenza di turno, che inizierà a luglio.

L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha riportato in primo piano la componente cibernetica e di disinformazione della guerra, della quale “la cyber è parte integrante”, ha detto Havranek. “Non è necessariamente una guerra che si svolge solo nel cyberspazio, ma si svolge anche nel dominio dell’informazione”, ha affermato l’esponente governativo.

Tuttavia a Parigi, mercoledì 11 maggio, il vice-primo ministro e ministro per la Trasformazione digitale dell’Ucraina, Mykhailo Fedorov, ha dichiarato ai giornalisti che l’offensiva cybernetica russa non ha ottenuto grandi risultati, sottolineando che “dall’inizio della guerra non si può parlare di una vera e propria vittoria russa negli attacchi informatici contro entità critiche”.

“La condotta della guerra è stata sorprendente a molti livelli”, ha affermato Havranek.

È sul fronte della disinformazione che invece la Russia sta ottenendo migliori risultati. Secondo un recente rapporto consultato da EURACTIV, nonostante la Commissione europea abbia messo al bando alcune testate russe (la tv RT e l’agenzia Sputnik), i contenuti dei media statali russi continuano a essere diffusi sui social.

Questo è il risultato principale del rapporto prodotto dal Disinformation situation center (Dsc), una rete di organizzazioni della società civile di recente formazione, tra cui HateAid e Institute for strategic dialogue, incentrata sulla lotta alla disinformazione russa legata alla guerra in Ucraina.

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L’alto rappresentante Ue accusa la Russia di essere responsabile di un attacco del 24 febbraio scorso che ha causato interruzioni alle comunicazioni e danni ai modem. All’accusa si sono associati Stati Uniti e Regno Unito.

Punta il dito contro le autorità …

“La campagna di disinformazione della Russia è mirata e personalizzata” ed è “molto sofisticata in termini di capacità di intercettare determinati aspetti delle società”, ha riconosciuto il viceministro ceco, osservando che “non esiste un’unica soluzione che l’Ue possa applicare in tutti i Paesi” e che deve adattarsi costantemente.

Praga vuole in particolare accelerare le discussioni su due progetti già introdotti nello Strategic Compass: l’Hybrid toolbox and response teams e il Foreign information manipulation and interference toolbox.

“Si tratta di due serie di misure interconnesse che l’Unione europea potrebbe adottare e che si basano su strumenti esistenti, tra cui la capacità analitica della East StratCom Task Force”, ha dichiarato Havranked.

Questa task force è stata istituita nel 2015 per affrontare le campagne di disinformazione della Russia: “Si è dimostrata molto preziosa e direi che deve continuare ad espandersi”, ha detto il viceministro auspicando l’istituzione di task force simili.

“Penso per esempio al Mali – ha aggiunto – dove non riusciamo a conquistare i cuori e le menti delle popolazioni grazie alla nostra capacità di comunicare e dove ci troviamo di fronte alla disinformazione, potenzialmente sponsorizzata dalla Russia”.

Da quanto ha dichiarato Havranek, il governo ceco intende inoltre utilizzare il semestre di presidenza Ue per contribuire alla stabilità e alla ricostruzione postbellica dell’Ucraina, per migliorare la sicurezza energetica, per aumentare la resilienza dell’economia europea e per rafforzare le capacità di difesa dell’Europa: “Esamineremo anche la cooperazione Ue-Nato, anche nelle aree ibride e cibernetiche”.

Difficoltà e miglioramenti sul coordinamento

La cooperazione europea in materia di cybersicurezza si è rivelata talvolta difficile. Il capo dell’Enisa, l’Agenzia per la sicurezza informatica dell’Ue, ha recentemente avvertito che l’attuale sistema di segnalazione degli incidenti è troppo burocratizzato e “non funziona”.

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“Sono stati compiuti molti progressi nel coordinamento ma, naturalmente, si può sempre fare di più” e “sulla carta, abbiamo una base solida, ma poi si passa all’attuazione pratica da parte dei singoli Stati membri”, ha aggiunto l’esponente politico di Praga, osservando che potrebbero esserci diversi modi per rafforzare la resilienza delle infrastrutture critiche, spesso di proprietà privata. “Questo rende un po’ più difficile per il governo assicurarsi che sia sicura”, ha detto Havranek.

L’imminente direttiva dell’Ue sulla sicurezza informatica (Nis2) intende affrontare i punti deboli dei Paesi dell’Ue per migliorare la loro resilienza. Ma le aziende private ceche temono che questa nuova legislazione imponga ulteriori oneri finanziari e amministrativi alle loro imprese.

“Dobbiamo ricordare che non tutte le aziende hanno le risorse finanziarie o la capacità di personale per creare reparti speciali dedicati a questo tema”, ha dichiarato a EURACTIV.cz Kateřina Kalužová, responsabile dell’economia digitale presso la Confederazione ceca dell’industria e dei trasporti (Spcr).