Piattaforma Crimea: i leader internazionali rinnovano il loro sostegno all’Ucraina

Un momento del vertice sulla Piattaforma Crimea a Kiev del 23 agosto 2021. [EPA-EFE/PRESIDENTIAL PRESS SERVICE HANDOUT]

Al vertice della ‘Piattaforma Crimea’ sono stati riaffermati gli impegni per il ritorno della regione sotto il controllo ucraino a circa sette anni e mezzo dall’occupazione della Russia.

Parlando al primo vertice della Piattaforma Crimea, il presidente Volodymyr Zelensky ha giurato di “fare tutto il possibile per restituire” la regione occupata dalla Russia, “in modo che la Crimea, insieme all’Ucraina, diventi parte dell’Europa”.

Durante la riunione a Kiev, Zelensky ha detto che è in corso un “conto alla rovescia per la de-occupazione”, sollecitando gli alleati internazionali a sostenere lo sforzo. “Per fare questo, useremo tutti i mezzi politici, legali e prima di tutto diplomatici”, ha detto il presidente ucraino, aggiungendo che Kiev ha bisogno di “un sostegno efficace a livello internazionale”.

La Piattaforma è un nuovo formato consultivo lanciato dall’Ucraina, che mira a unire gli sforzi per riportare la Crimea sotto il proprio controllo aumentando la pressione internazionale sulla Russia. Al vertice hanno preso parte alti funzionari di 46 paesi, tra cui tutta l’Unione europea e ciascuno dei 30 membri della Nato, Stati Uniti compresi.

La Russia ha annesso unilateralmente la Crimea nel 2014 dopo un’invasione militare, che seguì la crisi istituzionale e le proteste ‘Euromaidan’ contro il presidente ucraino filo-russo Viktor Janukovic, culminate con le sue dimissioni. La penisola a livello internazionale continua ad essere riconosciuta come parte dell’Ucraina.

La questione “non dovrebbe scomparire dall’agenda internazionale per altri sette anni”, ha detto Zelensky, aggiungendo che l’Ucraina ha proposto di concentrarsi su “lavoro pratico e coordinamento degli sforzi su questioni molto specifiche”.

Secondo Kiev, queste includerebbero il rafforzamento delle sanzioni e la protezione dei diritti umani, così come il superamento delle conseguenze ambientali ed economiche dell’occupazione, garantendo la libera navigazione nel Mar Nero e Mar d’Azov.

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“L’occupazione della penisola di Crimea è iniziata a Mosca, inizieremo sicuramente la de-occupazione della Crimea a Kiev”, ha detto Zelensky, invitando i Paesi che hanno aderito al vertice a nominare dei rappresentanti che faranno da collegamento con l’ufficio creato della Piattaforma Crimea. Una dichiarazione congiunta, firmata da tutti i 46 partecipanti al vertice, compresi i leader di 14 paesi, ha sottolineato la necessità per l’Ucraina di riprendere il pieno controllo della penisola.

Nelle sue osservazioni conclusive, Zelenskiy ha detto che la dichiarazione “stabilisce il non riconoscimento dell’annessione illegale della Crimea da parte della Russia e contiene impegni a considerare l’imposizione di ulteriori sanzioni politiche e diplomatiche alla Russia in caso di ulteriori aggressioni”.

Le pressioni di Mosca

La settimana scorsa, la Russia ha imposto sanzioni al ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba, al suo vice Emine Dzhaparova e al segretario del Consiglio di sicurezza nazionale e difesa dell’Ucraina, Oleksiy Danylov, una mossa che Kiev ha definito una vendetta per l’organizzazione del forum.

La Russia, sebbene inizialmente invitata, aveva sottolineato che non si sarebbe impegnata in colloqui per la restituzione della Crimea all’Ucraina, in quanto vedeva l’incontro come un evento provocatorio e un presunto attacco all’integrità territoriale della Russia. Mosca aveva invitato i Paesi partecipanti a ritirare il loro sostegno o a disdire la loro partecipazione al vertice, che il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha descritto come il “sabba delle streghe”.

Ma gli alti funzionari occidentali hanno ribadito messaggi di sostegno all’Ucraina. “Non riconosciamo e non riconosceremo l’annessione illegale della Crimea e di Sebastopoli da parte della Russia, continueremo ad applicare con fermezza la nostra politica di non riconoscimento, e ci opporremo a qualsiasi violazione del diritto internazionale”, ha detto il presidente del Consiglio Ue Charles Michel a Kiev, aggiungendo che la posizione dell’Unione sulla questione rimane “incrollabile”.

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Tuttavia, Michel ha sottolineato che “purtroppo, la Russia continua ad agire in modi che moltiplicano l’impatto negativo dell’annessione”. “La continua militarizzazione della penisola influenza pesantemente la situazione della sicurezza nella regione del Mar Nero. Questo dovrebbe cambiare”, ha sottolineato Michel.

Il presidente sloveno Borut Pahor, invece, ha manifestato alcune perplessità, sottolineando le buone relazioni del suo paese sia con la Russia che con l’Ucraina, e ha detto che è venuto a Kiev per chiedere “un dialogo sincero”.

Grandi assenti al tavolo

Anche se i Paesi partecipanti hanno inviato a Kiev rappresentanti di livello relativamente alto, alcuni hanno ridimensionato la loro presenza all’evento. La cancelliera tedesca Angela Merkel non ha partecipato, anche se è venuta per un incontro bilaterale con Zelensky.

Alla domanda se la sua decisione sia stata presa per compiacere la Russia, Merkel ha detto che lo scopo della sua visita alla vigilia dell’incontro era “discutere sia gli accordi di Minsk che il formato Normandia”, che include Germania, Francia, Ucraina e Russia.

Il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas avrebbe dovuto partecipare alla riunione, ma è stato sostituito dal ministro dell’Economia, Peter Altmaier “a causa dell’attuale situazione in Afghanistan”. Stesso discorso per il presidente francese Emmanuel Macron, con la Francia rappresentata dal suo ministro dell’Economia Bruno Le Maire.

Tatari di Crimea

Michel ha criticato le “terribili” violazioni dei diritti umani dei cittadini in Crimea e la persecuzione della popolazione di etnia tatara della Crimea “a causa degli sforzi della Russia per integrare forzatamente la penisola nella sua terraferma”.

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“I tatari di Crimea continuano ad essere perseguitati, sottoposti a pressioni e i loro diritti gravemente violati – tutto questo e le azioni distruttive in corso contro il patrimonio culturale della penisola devono finire”, ha aggiunto. I tatari rappresentano quasi il 15% dei 2,3 milioni di abitanti della Crimea e si sono opposti alla presa di potere di Mosca. Si stima che 30.000 cittadini appartenenti a questa etnia  siano fuggiti dalla Crimea dal 2014.

Ci sono già più di un centinaio di prigionieri politici nella penisola, alcuni dei quali condannati a pene detentive che vanno dai 12 ai 18 anni dalle autorità russe.

Mosca, che ha messo al bando il principale organo di rappresentanza dei tatari di Crimea e alcuni gruppi religiosi considerati organizzazioni terroristiche islamiche, ha respinto con forza le accuse di discriminazione contro i tatari di Crimea.

Il vertice è stato aperto da una cantante ucraina di origine tatara di Crimea, Susana Dzhamaladinova, conosciuta come Jamala, che ha vinto l’Eurovision Song Contest nel 2016 con una canzone sulla deportazione di massa dei tatari di Crimea nel 1944 ordinata da Stalin.

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Sono emerse poi alcune critiche sul fatto che le comunicazioni del vertice siano state fatte in ucraino, inglese e tartaro di Crimea, ma non in russo, la lingua madre della maggioranza dei residenti della penisola.

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