Pedopornografia in rete, Bruxelles vuole creare un centro europeo per contrastare gli abusi

La commissaria europea Ylva Johansson. [EPA-EFE/FRANCISCO SECO / POOL]

La lotta agli abusi sessuali su minori è tra i pilasti della strategia Ue per la sicurezza. Al vaglio l’istituzione di un Centro di coordinamento dedicato

L’Europa è diventata l’epicentro della pedopornografia online. Secondo la Internet Watch Foundation – organizzazione benefica con sede a Londra che monitora il web – nel 2019 due terzi del materiale incriminato disponibile in rete passava per il vecchio continente. E con la pandemia da Coronavirus, che ha costretto in casa milioni di persone, la situazione è peggiorata. Per questo da Bruxelles è stato avviato uno studio, nell’ambito della nuova strategia per la sicurezza nell’Unione, per capire come organizzare un Centro di coordinamento europeo contro la diffusione via etere di video e foto che ritraggono abusi sessuali su minori. Con tre obiettivi fondamentali: raccogliere più informazioni possibili, promuovere la prevenzione e offrire supporto alle vittime. 

La strategia Ue: coordinamento, prevenzione e certezza della pena

Non è ancora chiaro come e quando vedrà la luce il Centro, ma il modello di riferimento sembra il National center for missing and exploited children (Ncmec), l’organizzazione no-profit fondata negli anni Ottanta dal Congresso degli Stati Uniti d’America per i bambini scomparsi e sfruttati. Quel che è certo è che il piano promosso dalle istituzioni europee da oggi al 2025 vuole più coordinamento tra gli enti che cooperano alla sicurezza, anche attraverso l’Alleanza mondiale WeProtect e il Forum dell’Ue su Internet. E una legislazione più solida in materia: l’implementazione della direttiva Ue contro gli abusi su minori deve diventare la priorità per ogni Stato membro. 

Per garantire una risposta certa da parte delle autorità, poi, accanto al (per ora possibile) Centro di coordinamento europeo, è stata annunciata l’istituzione di un polo dell’innovazione e di un laboratorio dedicato da parte di Europol. Ma la parola d’ordine che guida le iniziative europee è una: prevenzione. Perché sempre più spesso le vittime sono adescate direttamente online, e renderle consapevoli dei rischi che corrono è l’arma più potente per arginare il fenomeno. 

La violenza su minori: i dati

Il Consiglio d’Europa stima che nell’Unione almeno un bambino su cinque sia stato vittima di violenza sessuale. Una violenza che avviene fisicamente, ma che si amplifica quando vengono registrati video che la testimoniano o sono scattate fotografie: la consapevolezza che questo materiale possa diffondersi e esser visionato da chiunque – anche da parenti e amici – rende l’esperienza ancora più dolorosa per la vittima. E con le visualizzazioni aumentano vergogna e senso di colpa per chi in realtà è innocente.

Il lockdown imposto per contenere il contagio da Covid-19, purtroppo, ha favorito il perpetrarsi di violenze su minori. Alcuni bambini sono rimasti in isolamento con i loro aguzzini. Altri, costretti a non uscire di casa e a svolgere sempre più attività quotidiane armati di computer, smartphone o tablet – dalla scuola ai giochi con gli amici – sono stati più esposti alla possibilità di adescamento via web. 

Le segnalazioni di abusi sessuali su minori in Europa, secondo il Ncmec, sono in continuo aumento: 725mila lo scorso anno. Dieci anni fa, si assestavano a quota 23mila. Se si guarda a quelle inoltrate a Europol – l’Ufficio di polizia europeo – nella primavera di quest’anno, quando il Coronavirus cominciava a paralizzare l’Unione, il quadro mostra tinte ancora più fosche: oltre 20mila segnalazioni per l’Italia ad aprile, un numero quattro volte superiore rispetto a quanto registrato nello stesso mese l’anno precedente. La Spagna, il secondo paese europeo a esser travolto dalla pandemia, ha fatto registrare oltre 35 mila segnalazioni in proposito, quando nel 2019 erano state meno di 5 mila. 

Essere distanti da potenziali aguzzini non significa essere al sicuro: sempre più spesso, il materiale che circola online è autoprodotto dai minori – convinti di interagire con un proprio coetaneo o attirati dalla promessa di una ricompensa – e poi diffuso all’insaputa delle vittime. 

La promessa del commissario Johansson

Come ha spiegato il commissario europeo per gli Affari interni Ylva Johansson in conferenza stampa, “L’80% del materiale segnalato proviene da Facebook, in particolare Messenger”. Per questo, ha assicurato, l’esecutivo presenterà nel 2021 una nuova legislazione “che rende obbligatorio per le aziende che lavorano sul web rilevare, eliminare e denunciare” tutto il materiale pedofilo.